Il diritto di essere accolti

Il 24 gennaio scorso Beppe Grillo, noto comico e leader del “Movimento cinque stelle”, ha fatto parlare di sé con un discorso pubblico che, tra populismo e semplificazioni, affrontava un tema quanto mai delicato per la vita quotidiana e il futuro di 5 milioni di uomini, donne e bambini residenti in Italia. Ribadiamo il dato statistico: gli stranieri residenti in Italia sono 5 milioni, ovvero l’8% della popolazione totale (stima Caritas e Fondazione Migrantes aggiornata al 01/01/2010).
Umanizziamo il dato, proviamo a riflettere e a restituire rispetto e dignità ad ogni singolo individuo di quei 5 milioni.
La Costituzione Italiana, democratica e repubblicana, dichiara: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.” (art. 3 – Principi fondamentali) Bella frase, ognuno di noi dovrebbe provare un moto di commozione, ma non lo facciamo, tal volta perché non conosciamo la Costituzione, tal altra perché non ci riflettiamo qualche istante in più, e poi perché, in fondo, chi sono i cittadini italiani? Ecco, questo è il punto centrale.
Attualmente il testo in vigore che disciplina il diritto di cittadinanza è la legge 5 febbraio 1992 n.91 e successive modifiche derivanti da due regolamenti, i decreti del Presidente della Repubblica 12/10/1993 n. 572 e 18/04/1994 n.362 . In base a questo quadro normativo, si acquisisce diritto di cittadinanza con tre modalità: per nascita, per naturalizzazione e per matrimonio.

  1. Per nascita: il figlio di genitori italiani, è cittadino italiano; il figlio minore convivente di genitori stranieri che hanno ottenuto la cittadinanza italiana, è cittadino italiano. Il principio si basa sullo “ius sanguinis”, per lo stesso principio il figlio di genitori stranieri, anche se nato in territorio italiano, non è un cittadino italiano e viene iscritto all’anagrafe come straniero. Può diventare cittadino italiano solo al compimento del 18° anno di età, solo su richiesta presentata entro un anno e deve essere stato ininterrottamente residente sul suolo italiano.
  2. Per naturalizzazione: lo straniero, indifferentemente se adulto o minore non nativo, risiede sul suolo italiano con permesso di soggiorno; possono acquisire la cittadinanza con domanda al Prefetto, proposta dal Ministero dell’Interno e con decreto del Presidente della Repubblica gli stranieri che possano dimostrare almeno 10 anni di residenza legale ininterrotta nel suolo italiano.
  3. Per matrimonio: acquisiscono la cittadinanza italiana gli stranieri che sposano un cittadino italiano, dopo due anni di residenza legale in Italia o dopo tre anni di matrimonio se residenti all’estero (termini ridotti della metà in presenza di figli nati o adottati dai coniugi), a condizione di assenza di precedenti penali.

La proposta di legge di cui parla Beppe Grillo, con una leggerezza irresponsabile, è presentata dalla campagna L’ITALIA SONO ANCH’IO, una campagna nazionale promossa da 19 organizzazioni della società civile: Acli, Arci, Asgi-Associazione studi giuridici sull’immigrazione, Caritas Italiana, Centro Astalli, Cgil, Cnca-Coordinamento nazionale delle comunità d’accoglienza, Comitato 1° Marzo, Emmaus Italia, Fcei – Federazione Chiese
Evangeliche In Italia, Fondazione Migrantes, Libera, Lunaria, Il Razzismo Brutta Storia, Rete G2 – Seconde Generazioni, Tavola della Pace e Coordinamento nazionale degli enti per la pace e i diritti umani, Terra del Fuoco, Ugl Sei e dall’editore Carlo Feltrinelli.
L’ITALIA SONO ANCH’IO parte da tre principi fondamentali: lo “ius soli”, cioè il diritto di cittadinanza in base al luogo di nascita e non alla discendenza di sangue, la cittadinanza come diritto soggettivo, ovvero come diritto intrinseco all’individuo e alla legittima aspirazione a partecipare a pieno titolo alla vita della comunità. In base a questi principi vengono proposte:
•   Il diritto di cittadinanza per chi nasce in Italia da almeno un genitore legalmente presente in Italia da almeno un anno che ne faccia richiesta.
•    Il diritto di cittadinanza per chi nasce in Italia da genitori stranieri nati in Italia: questo andrebbe a risolvere una ingiustificabile condizione familiare che, di fatto, non è riconosciuta a tutti gli effetti “italiana” nonostante il radicamento pluri-generazionale nel territorio
•    Il diritto di cittadinanza per i minori nati in Italia da genitori privi di permesso di soggiorno, o entrati legalmente entro il 10° anno di età e vi abbiano soggiornato legalmente al compimento della maggiore età su richiesta presentata entro due anni.
•    Il diritto di cittadinanza su richiesta dei genitori per i minori non nativi che frequentano o abbiano frequentato il percorso di istruzione e formazione in Italia. Questo garantirebbe il diritto di essere cittadini alle bambine e ai bambini che, di fatto, vivono, studiano e crescono come italiani.
•    Il diritto di cittadinanza per gli adulti che soggiornano in Italia da 5 anni (e non 10) su domanda rivolta al Presidente della Repubblica oppure su proposta del Sindaco del Comune di residenza. Questa proposta intende responsabilizzare i Sindaci nel loro ruolo di istituzione più vicina alla popolazione e maggiormente presente nella realtà territoriale.
•    Il diritto di voto in Comuni, Province e Regioni per gli stranieri in possesso di titolo di soggiorno da 5 anni a suffragio universale. Questa proposta tende a coinvolgere i cittadini stranieri nella vita politica e nelle attività della Pubblica Amministrazione degli enti più vicini a loro e che maggiormente influenzano la vita dei singoli. Ad oggi i lavoratori e le lavoratrici stranieri, nonostante contribuiscano alla fiscalità generale e allo sviluppo della comunità nella quale hanno scelto di vivere, non hanno alcun ruolo (né di elettorato attivo, né passivo) nella scelta dei governanti di quella comunità.

Beppe Grillo ha liquidato con un commento spicciolo e inconcludente tutta questa lunga riflessione dimostrando la totale insensibilità nei confronti dei diritti soggettivi dei migranti; l’immaturità di un uomo che vorrebbe fare politica ma non è a conoscenza del fatto che la politica non può e non deve rispondere ad un problema alla volta, ma deve lavorare parallelamente su tutte le problematiche sociali, economiche e legislative attuali; l’irresponsabilità di prestare il fianco a tutti i gruppi e i partiti xenofobi e nazionalisti.
Il diritto ad essere accolti, riconosciuti come presenza importante nella vita della comunità, il diritto di prevedere per i propri figli un futuro di tutela e di integrazione, il diritto di essere uguale agli altri pur esprimendo pienamente l’unicità della cultura di origine, creano il sentimento di appartenenza ad un progetto di vita comune, la responsabilità di essere cittadini e di agire per il progresso economico e sociale della comunità e del territorio scelti per vivere, l’abbandono di atteggiamenti di sopraffazione e delinquenza, poiché gli altri da “soggetti diversi da me” diventano “miei compagni”, l’emersione dal degrado socio-culturale che passa anche attraverso l’istruzione e il diritto di voto.
Per questi motivi, una proposta che sembrerebbe ad esclusivo vantaggio di 5 milioni di persone (per qualcuno troppo poche!), è in realtà un progresso per tutti coloro che hanno cara la solidarietà, l’uguaglianza, il dialogo fra le culture e la pace fra i popoli.

Bertold Brecht ci insegna: “Prima di tutti vennero a prendere gli zingari e fui contento perché rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto perché mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere gli omosessuali e fui sollevato perché mi erano fastidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti e io non dissi niente perché non ero comunista. Un giorno vennero a prendere me e non c’era rimasto nessuno a protestare.”

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2 thoughts on “Il diritto di essere accolti

  1. Antonia Dejeu dice addio al Movimento 5 stelle e alla sua carica di consigliere circoscrizionale a Bologna dopo le dichiarazioni di Grillo sulla riforma della cittadinanza. “È incoerente, nella nostra campagna elettorale abbiamo messo come obiettivo l’integrazione”

    Ci auguriamo che come la Dejeu anche altri “grillini” ed elettori di sinistra che hanno dato fiducia al comico genovese si rendano conto delle contraddizioni insite nel movimento e del personalismo che ne fa il suo padrone

  2. Pingback: Bossi, Berlusconi, Grillo e la politica del populismo | Rifondazione Comunista di Marino

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