Il decreto del “Fare”

Governo dei padroni

Il Governo Letta nel suo proseguo di legislatura mostra sempre di più la sua faccia padronale: da bravo soldatino del capitalismo Letta in Irlanda del Nord è andato con la convinzione di proseguire, nel solco di Monti e Berlusconi, ad assecondare i diktat dell’Unione Europea e di continuare con il regime di austerità che ci avrà anche fatto uscire dalla procedura di deficit ma che ci ha anche lasciato in una situazione economica in cui ogni settore e comparto produttivo è bloccato, in cui la disoccupazione aumenta vertiginosamente ogni mese e in cui ogni prospettiva di ripresa viene posticipata sempre più avanti, verso un futuro sempre più improbabile. Continua a leggere

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L’accordo fra padroni e sindacato….e i lavoratori?

Intesa sulla rappresentanza: non è un accordo “storico”

wpid-225px-Susanna_Camusso_foto.jpgL’accordo sulla rappresentanza sottoscritto da Cgil, Cisl, Uil e Confindustria è stato definito un accordo storico, una svolta epocale. Ne vanno analizzati invece senza infingimenti gli elementi critici e negativi che per noi rappresentano una buona percentuale.

L’intesa viene definita un gran passo avanti perché, ci spiegano, finalmente i lavoratori potranno esprimersi con una consultazione sugli accordi che verranno firmati. Perché le organizzazioni firmatarie potranno certificare la loro reale rappresentanza e perché i delegati nelle Rsu (rappresentanze sindacali unitarie) saranno eletti esclusivamente con un criterio proporzionale. Continua a leggere

Dare una risposta a 6 milioni di italiani

Disoccupazione giovanile 37%

Disoccupazione giovanile 37%

I dati sulla disoccupazione diffusi da Istat e BCE sono inappellabili: 1 milione di licenziamenti nel 2012, un milione di lavoratori che hanno rinunciato a cercare lavoro, un totale di 5,8 milioni di italiani disoccupati fanno comprendere quanto la componente umana e la questione dei lavoratori siano le più colpite dalla gravissima crisi dell’economia capitalista tanto che si allarmano le stesse istituzioni del capitalismo.

In questo scenario manca totalmente da parte della politica e del sindacalismo confederato una valida risposta alle istanze che ogni giorno emergono dalla base e che, troppo spesso, trovano sfogo nella disperazione come per il caso di Civita Castellana. Continua a leggere

Rivoluzionare non riformare

I dati che provengono da Confcommercio, ISTAT e da altri istituti di ricerca non sono certo confortanti: l’Italia è una nazione che sempre di più si sta impoverendo (oltre 4 milioni di concittadini sotto la soglia di povertà) e questo sta portando al blocco dei consumi, alla chiusura dei negozi e alla perdita di produzione industriale.

Riforma lavoroAttore principale della crisi nazionale è la perdita sistematica di posti di lavoro ed il blocco degli stipendi di chi un lavoro ancora ce l’ha. Continua a leggere

Una proposta fondata sul lavoro

NAPOLI: PROTESTA DEI LAVORATORI FIAT E INDOTTO CONTRO CORSI DI FORMAZIONEPer il lavoro. Non vogliamo più donne e uomini precari.

Siamo per il contratto collettivo nazionale, per il ripristino dell’art. 18 e per una legge sulla rappresentanza e la democrazia nei luoghi di lavoro. Vogliamo creare occupazione attraverso investimenti in ricerca e sviluppo, politiche industriali che innovino l’apparato produttivo e la riconversione ecologica dell’economia. Vogliamo introdurre un reddito minimo per le disoccupate e i disoccupati. Vogliamo che le retribuzioni italiane aumentino a partire dal recupero del fiscal drag e dalla detassazione delle tredicesime. Vogliamo difendere la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro. Continua a leggere

Boicottaggio da sinistra

Che le reti Rai e Mediaset rispondano a dei precisi padroni (l’attuale governo e Berlusconi) lo abbiamo sempre saputo.
La vera sorpresa é stata scoprire l’inizio di una campagna di oscuramento nei confronti di Rivoluzione Civile ed il suo capolista Ingroia anche da parte di organi di stampa ed associazioni a cui, noi personalmente come comunisti,abbiamo dato sempre largo sostegno.

Squalificante per la sua storia é infatti la campagna “pro SEL” del Manifesto, in nome del solito meno-peggismo e dello spauracchio della vittoria delle destre.
Ci chiediamo perché il manifesto continui a fregiarsi del titolo “quotidiano comunista” se poi nelle parole e nei fatti dà la sua benedizione ad un governo liberale e socialdemocratico.
Ancora più sconcertante il comportamento della CGIL che alla sua iniziativa di venerdì e sabato per discutere la sua “piattaforma lavoro” ha invitato a parlare Bersani e Vendola ma non Ingroia o qualche altro rappresentante di Rivoluzione Civile accampando motivazioni che vanno dall’immaginifico (Ingroia non é mai stato un interlocutore) al non mascherato burocratismo corporativistico (il Prc ha dato il suo appoggio ai cobas).
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Evidentemente la segretaria Camusso preferisce parlare di lavoro con chi ha cancellato l’articolo 18 e non pensa di reintrodurlo rispetto a chi ha raccolto un milione di firme per reintegrare questo diritto nella sua completezza.
Appare evidente che la segreteria della CGIL non ritiene che il ruolo di un partito di sinistra sia quello di difendere i lavoratori tutti ma solo quello di tutelare quelli di determinate sigle!
D’altronde la CGIL é anche riuscita a non organizzare un’ora di sciopero generale per opporsi alle riforme votate anche dal PD, scelta che oggi viene ripagata con la candidatura di Epifani ma con la perdita di autonomia del piuttosto grande sindacato italiano che si é palesemente scelto un padrone a cui obbedire.
Se la burocrazia centrale della CGIL ha fatto la sua scelta opportunistica noi crediamo che molti compagni lavoratori non si faranno ammaliare dalle promesse di chi ha sempre esaltato Marchionne e candida membri di Confindustria nelle sue liste: la questione del lavoro non può prescindere,oggi come ieri,dalla lotta di classe; image

se il centro sinistra e gli organi centrali della CGIL lo hanno dimenticato i comunisti e Rivoluzione Civile di certo no!

Mille firme per le primarie dei lavoratori

Domenica 25 le primarie dei lavoratori hanno fruttato la raccolta di oltre 1000 firme per la campagna referendaria su articolo 18, art. 8 e cancellazione della riforma Fornero sulle pensioni.

I banchetti per i referendum sono stati presenti nelle piazze di Ariccia, Albano, Nettuno, Anzio Labico e di tanti altri paesi dei Castelli Romani e della Litoranea.

C’è stata dunque una partecipazione popolare che difficilmente potrà essere conosciuta attraverso la lettura del giornale, una partecipazione che nessuna televisione ha sentito la necessità di far conoscere e raccontare. Daltra parte in un Paese governato direttamente da emanazioni dei poteri forti con il beneplacido del PdL, dell’Udc e del Partito Democratico i diritti dei lavoratori non fanno più notizia se non, troppo tardi, quando nelle aziende si profila l’ecatombe dei licenziamenti.

Ci hanno detto che per far uscire dalla crisi il nostro Paese era necessario eliminare i lacci del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro.

Ci hanno detto che per salvare l’Italia era necessario ridimensionare le tutele dei lavoratori e prolungare la loro vita attiva. Monti ci dice che la medicina è stata amara ma oggi stiamo meglio.
Tuttavia dopo questa cura miracolosa scopriamo che la disoccupazione che un’anno fa era all’8,5% oggi è al 10,8%. L’inflazione era al 2,5% ora è al 3,6% . I consumi che erano +0.1% ora sono – 3,2%.

E’ giunto il momento di fermare questi “successi”. Noi comunisti crediamo che per salvare l’Italia sia necessario ripartire dal lavoro e dai diritti. Per questo motivo abbiamo messo in campo i referendum sui temi che i lavoratori ritengono primari.

La sfida per raggiungere il quorum necessario a rendere validi i referendum, nel silenzio assordante di gran parte dell’informazione, non è facile, ma la mobilitazione dei circoli del Partito della Rifondazione Comunista continuerà anche nei prossimi giorni.

Sul sito http://referendumlavoro.blogspot.it/ è possibile vedere dove e quando poter firmare nei comuni del territorio dei Castelli Romani, dei monti Prenestini e della Litoranea.

I referendum sono una parte importante di una politica che si oppone al neoliberismo di Monti. L’alternativa politica a Monti non potrà venire dal PD che lo ha sostenuto, ma solo dalle lavoratrici e dai lavoratori che si riappropriano del diritto di partecipare direttamente alle scelte politiche che li riguardano.