Privatamente insostenibile

Assemblea Nazionale del PDLa coperta corta dei vincoli europei e la duplice necessità contraddittoria di rispettare il contenimento del debito pubblico da un altro e dall’altro di “onorare” il rapporto con le destre eliminando l’IMU hanno condotto il Governo Letta alla scelta di dismettere dei veri e propri tesori pubblici tanto per fare cassa.

Assisteremo pertanto all’ennesima svendita di importanti pezzi di Stato, aziende che si chiamano ENI (energia e gas), SNAM (rete del gas), Grandi Stazioni ed ENAV (trasporti), Fincantieri (cantieristica navale) e come per le altre privatizzazioni avvenute negli scorsi anni in Italia (una su tutte la Telecom rientrata in onore di cronaca gli scorsi mesi) l’ingresso del privato porterà a speculare su queste aziende, traendone i profitti in ogni modo sino a svuotarle e renderle fallimentari, pronte di nuovo per essere riacquistate dallo Stato. Continua a leggere

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L’Italia si svende

In questi giorni assistiamo ad un palese fallimento delle privatizzazioni in Italia, avviate sotto il Governo Prodi a fine anni Novanta e proseguite nei successivi anni.

telecom agli spagnoliIl caso Telecom rappresenta la resa di uno Stato agli interessi privatistici ed affaristici di pochi rispetto ai benefici della collettività: nell’arco di neanche vent’anni (dal 1997) l’azienda di telecomunicazioni ha in continuazione perso valore ed ha visto ammontare la sua mole di debiti a scapito del servizio e degli investimenti che negli anni precedenti il pubblico (e quindi la collettività) aveva impiegato.
Personaggi come Colaninno o Tronchetti Provera e l’influenza puramente speculativa delle grandi banche hanno dimostrato come in Italia vengono valorizzate dai privati imprese strategiche che dovrebbero rimanere sotto il controllo pubblico. Continua a leggere

Perché non ci sarà una ripresa

giovani e futuroGli ennesimi messaggi confortanti che arrivano da gran parte delle istituzioni (Confindustria, BCE, Governo) ricordano le messianiche previsioni che Monti faceva un anno fa e che immancabilmente sono state smentite.

Non comprendiamo come sia possibile continuare a lanciare segnali di “speranza” basati sul semplice rallentamento del crollo del PIL (-1,7% quest’anno, -9% dal 2008) quando la disoccupazione giovanile ha raggiunto tassi drammatici, la produzione industriale è praticamente in continua caduta verticale e i consumi degli italiani sono fermi a causa di tasse ed inflazione.  Continua a leggere

Sempre più poveri con sempre meno Stato

I dati macro-economici ancora una volta, inesorabilmente, fotografano la condizione sempre più precaria e di crisi del nostro Paese: a maggio le persone in cerca di lavoro erano 3 milioni 140mila, il 12,2% della forza lavoro; in un anno si sono persi quasi 400.000 posti di lavoro e si stima una perdita di un milione di occupati dal 2008 (anno di inizio della crisi capitalistica attuale).

LAVORO DisoccupazioneA questi dati il Governo delle larghe intese risponde con un’ulteriore stretta padronale contro i lavoratori “varando” quelle norme che consentirebbero una più facile assunzione di personale per l’EXPO 2015. Continua a leggere

Ilva pubblica

ilva_tarantoLe dimissioni del CdA dell’ILVA e la frenetica attività del Governo Letta di trovare una soluzione che salvi sia un indotto di 40.000 posti di lavoro sia la salute di una città di 200.000 abitanti sono soltanto l’ultimo tassello di un annaspare politico iniziato con Monti e che ritorna puntualmente a presentarsi. Continua a leggere

In piazza per tenere aperto l’Ospedale di Marino

Sabato ore 10.00 manifestazione per la sanità marinese e laziale a piazza San Barnaba. Vi aspettiamo numerosi.
Sarà una delle ultime occasioni per poter fare qualcosa.

20 manovre da 45 miliardi

Oltre alla riforma del lavoro in questa settimana il Parlamento italiano voterà anche l’adesione del nostro paese al Fiscal Compact.

Ancora una volta la partitocrazia centrista (PdL, PD e UdC) che sta soffocando la classe lavoratrice si impegna compatta ad un voto di fiducia per imbrigliare l’economia italiana in alcune regole che andiamo a riepilogare:

  • l’impegno ad avere un deficit strutturale che non deve superare lo 0,5% del PIL e, per i paesi il cui debito è inferiore al 60% del PIL, l’1%;
  • l’obbligo per i Paesi con un debito pubblico superiore al 60% del PIL, di rientrare entro tale soglia nel giro di 20 anni, ad un ritmo pari ad un ventesimo dell’eccedenza in ciascuna annualità;
  • ogni stato deve garantire le correzioni automatiche quando non raggiunga gli obiettivi di bilancio concordati ed è obbligato ad agire con scadenze determinate;
  • le nuove regole devono essere inserite preferibilmente in norme di tipo costituzionale o comunque nella legislazione nazionale;
  • la Corte europea di giustizia verificherà che i paesi che hanno adottato il trattato l’abbiano trasposto nella legislazione nazionale;
  • il deficit pubblico, come previsto dal Patto di stabilità e crescita, dovrà essere mantenuto sempre al di sotto del 3% del PIL; in caso contrario scatteranno sanzioni semi-automatiche;
  • ci saranno almeno due vertici all’anno dei 17 leader dei paesi che adottano l’euro;
  • il trattato intergovernativo entrerà in vigore quando sarà stato ratificato da almeno 12 dei paesi interessati.

Queste norme costringerebbero l’Italia a venti anni di manovre da 45 miliardi di euro l’una (la manovra di Monti di fine anno era di circa 30 miliardi) fatto salvo un non incremento del tasso di interesse dei nostri titoli di Stato.

Venti anni di manovre da 45 miliardi rappresenteranno dei tagli sostanziali, se non definitivi, a qualsiasi forma di welfare e ad una tassazione mortale per l’economia italiana oltre alla svendita di qualsiasi patrimonio pubblico a favore delle altre nazioni, prima fra tutte la Germania dove si è perpetrato l’ennesimo tradimento della socialdemocrazia (dopo i casi di Italia e Grecia).

Inoltre nel caso i prossimi governi non dovessero riuscire a spremerci abbastanza, per far rispettare i vincoli che ci stiamo imponendo da soli, verranno sicuramente ridotti stipendi e pensioni.

Ci stiamo intessendo da soli la corda per impiccarci! Dobbiamo fermare il Governo Monti e le sue politiche repressive! Dobbiamo dare all’Italia e all’Europa una svolta che vada contro i regali alle banche e il baratro della povertà per il resto della popolazione!