Perché non ci sarà una ripresa

giovani e futuroGli ennesimi messaggi confortanti che arrivano da gran parte delle istituzioni (Confindustria, BCE, Governo) ricordano le messianiche previsioni che Monti faceva un anno fa e che immancabilmente sono state smentite.

Non comprendiamo come sia possibile continuare a lanciare segnali di “speranza” basati sul semplice rallentamento del crollo del PIL (-1,7% quest’anno, -9% dal 2008) quando la disoccupazione giovanile ha raggiunto tassi drammatici, la produzione industriale è praticamente in continua caduta verticale e i consumi degli italiani sono fermi a causa di tasse ed inflazione.  Continua a leggere

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Sempre più poveri con sempre meno Stato

I dati macro-economici ancora una volta, inesorabilmente, fotografano la condizione sempre più precaria e di crisi del nostro Paese: a maggio le persone in cerca di lavoro erano 3 milioni 140mila, il 12,2% della forza lavoro; in un anno si sono persi quasi 400.000 posti di lavoro e si stima una perdita di un milione di occupati dal 2008 (anno di inizio della crisi capitalistica attuale).

LAVORO DisoccupazioneA questi dati il Governo delle larghe intese risponde con un’ulteriore stretta padronale contro i lavoratori “varando” quelle norme che consentirebbero una più facile assunzione di personale per l’EXPO 2015. Continua a leggere

Rivoluzionare non riformare

I dati che provengono da Confcommercio, ISTAT e da altri istituti di ricerca non sono certo confortanti: l’Italia è una nazione che sempre di più si sta impoverendo (oltre 4 milioni di concittadini sotto la soglia di povertà) e questo sta portando al blocco dei consumi, alla chiusura dei negozi e alla perdita di produzione industriale.

Riforma lavoroAttore principale della crisi nazionale è la perdita sistematica di posti di lavoro ed il blocco degli stipendi di chi un lavoro ancora ce l’ha. Continua a leggere

Mille firme per le primarie dei lavoratori

Domenica 25 le primarie dei lavoratori hanno fruttato la raccolta di oltre 1000 firme per la campagna referendaria su articolo 18, art. 8 e cancellazione della riforma Fornero sulle pensioni.

I banchetti per i referendum sono stati presenti nelle piazze di Ariccia, Albano, Nettuno, Anzio Labico e di tanti altri paesi dei Castelli Romani e della Litoranea.

C’è stata dunque una partecipazione popolare che difficilmente potrà essere conosciuta attraverso la lettura del giornale, una partecipazione che nessuna televisione ha sentito la necessità di far conoscere e raccontare. Daltra parte in un Paese governato direttamente da emanazioni dei poteri forti con il beneplacido del PdL, dell’Udc e del Partito Democratico i diritti dei lavoratori non fanno più notizia se non, troppo tardi, quando nelle aziende si profila l’ecatombe dei licenziamenti.

Ci hanno detto che per far uscire dalla crisi il nostro Paese era necessario eliminare i lacci del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro.

Ci hanno detto che per salvare l’Italia era necessario ridimensionare le tutele dei lavoratori e prolungare la loro vita attiva. Monti ci dice che la medicina è stata amara ma oggi stiamo meglio.
Tuttavia dopo questa cura miracolosa scopriamo che la disoccupazione che un’anno fa era all’8,5% oggi è al 10,8%. L’inflazione era al 2,5% ora è al 3,6% . I consumi che erano +0.1% ora sono – 3,2%.

E’ giunto il momento di fermare questi “successi”. Noi comunisti crediamo che per salvare l’Italia sia necessario ripartire dal lavoro e dai diritti. Per questo motivo abbiamo messo in campo i referendum sui temi che i lavoratori ritengono primari.

La sfida per raggiungere il quorum necessario a rendere validi i referendum, nel silenzio assordante di gran parte dell’informazione, non è facile, ma la mobilitazione dei circoli del Partito della Rifondazione Comunista continuerà anche nei prossimi giorni.

Sul sito http://referendumlavoro.blogspot.it/ è possibile vedere dove e quando poter firmare nei comuni del territorio dei Castelli Romani, dei monti Prenestini e della Litoranea.

I referendum sono una parte importante di una politica che si oppone al neoliberismo di Monti. L’alternativa politica a Monti non potrà venire dal PD che lo ha sostenuto, ma solo dalle lavoratrici e dai lavoratori che si riappropriano del diritto di partecipare direttamente alle scelte politiche che li riguardano.

La lotteria del lavoro

precari e disoccupati in lotteriaIn Italia dati macro-economici e statistici confermano due categorie di persone sono in continuo trend di crescita da anni: i precari ed i giocatori d’azzardo.

Non stupisce dunque che qualcuno abbia pensato bene di unire i due in un’unica tipologia sociologica: il precario giocatore. Continua a leggere

C’è chi dice no!

Riproduciamo un’intervista a Luciano Gallino sul quotidiano “Pubblico” in cui si mostra quello che moltissimi giornali asserviti a questo regime liberale ed anti-sociale cercano con tutti i mezzi di nascondere: per uscire dalla crisi esistono altre soluzioni che non passano necessariamente dall’azzeramento dei diritti della classe lavoratrice o dalla fine dello stato sociale.
Soluzioni che convergono invece in una maggiore spinta sul sociale e che Rifondazione Comunista da anni cerca di diffondere per opporre alle mire liberiste e capitaliste un vero programma alternativo, alternativo al predatorio attacco che Grecia, Spagna, Portogallo e anche l’Italia stanno subendo.
Luciano Gallino è la roccia millenaria che resta attaccata alla montagna dopo la frana. Franano i socialisti europei convertiti ai dogmi del (sempre più) libero mercato finanziario; si sgretola l’anima socialdemocratica del Pd perché – dice Gallino – «Il centrosinistra è ormai una variante del partito neoliberale, il partito del “Ce lo chiede l’Europa e non abbiamo alternative». Continua a leggere

La protesta della classe lavoratrice

In un’Italia che le indagini ISTAT fotografano sempre più povera, in cui gli stipendi non crescono da un decennio mentre i prezzi al consumo lievitano senza pietà di mese in mese conducendo sempre più persone nella povertà si registrano due importantissimi aspetti.

L’industria italiana è in profonda crisi per una incapacità congenita dei capitalisti di saper “fare impresa” (termine caro ai tecnocrati liberali), ovvero di saper rivedere il modello di produzione e di gestione dell’azienda nei confronti di un mercato in rapida evoluzione: le uniche contromisure alla perdita di competitività delle aziende italiane sono stati in questi vent’anni la depressione degli stipendi e il taglio dei costi ma anche di ogni investimento che potesse modernizzare la struttura produttiva.
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