I passi per ridurre la democrazia

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Il neo-segretario del Partito Democratico Matteo Renzi con l’ennesima alleanza di “unità nazionale” stretta con un condannato per evasione fiscale, l’ex presidente del consiglio e padrone di Forza Italia Berlusconi, stringe ancora di più la morsa di una burocrazia partitica ormai marcia sui pochi resti della democrazia italiana. Continua a leggere

Privatamente insostenibile

Assemblea Nazionale del PDLa coperta corta dei vincoli europei e la duplice necessità contraddittoria di rispettare il contenimento del debito pubblico da un altro e dall’altro di “onorare” il rapporto con le destre eliminando l’IMU hanno condotto il Governo Letta alla scelta di dismettere dei veri e propri tesori pubblici tanto per fare cassa.

Assisteremo pertanto all’ennesima svendita di importanti pezzi di Stato, aziende che si chiamano ENI (energia e gas), SNAM (rete del gas), Grandi Stazioni ed ENAV (trasporti), Fincantieri (cantieristica navale) e come per le altre privatizzazioni avvenute negli scorsi anni in Italia (una su tutte la Telecom rientrata in onore di cronaca gli scorsi mesi) l’ingresso del privato porterà a speculare su queste aziende, traendone i profitti in ogni modo sino a svuotarle e renderle fallimentari, pronte di nuovo per essere riacquistate dallo Stato. Continua a leggere

Le solite doppiezze

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Sulla vicenda di Berlusconi e sulla sua condanna definitiva l’unica ancora di salvezza del cavaliere e dei suoi vassalli del PDL sembra legata al perdurare del Governo delle larghe intese.

I parlamentari e membri del Governo di destra infatti esprimono ogni giorno una doppiezza fatta di velate minacce sulla stabilità di Letta da un lato e da un rinserrare le fila per mantenere in piedi l’esecutivo per strappare l’ennesima via di fuga al loro capo. Continua a leggere

La Repubblica del neo-liberismo radical-chic

In questi giorni si è svolta a Firenze la manifestazione promossa dal quotidiano Repubblica chiamata “La Repubblica delle idee”.

la-repubblica-delle-idee-firenzeGuardando i protagonisti chiamati ad intervenire ci si rende conto come il giornale fondato da Scalfari sia divenuto espressione dell’area liberal del Partito Democratico e del centro-sinistra in generale.
Sta diventando un classico del genere “convegno liberal-chic” infatti presentare al pubblico due correnti di pensiero per limarne nel tempo le differenze nelle coscienze delle persone e per sdoganare una alleanza fra due correnti: se da una parte abbiamo infatti il solito parterre culturale di estrazione “sinistroide” composto da Saviano, Eco, Dandini, Jovanotti o Altan da un altro lato da un punto di vista politico ed economico a queste figure di richiamo per una certa area elettorale vengono affiancati personaggi fortemente liberali (Letta e Renzi) e capitalisti  direttori d’azienda (Autostrade, ENEL e Telecom su tutte oltre all’immancabile padron De Benedetti).

Lo scopo di Repubblica con queste sue iniziative è chiaro, annacquare in un pensiero unico di moderato liberalismo l’elettorato di sinistra: propagandare ancora una volta la prospettiva del “capitalismo dal volto umano” come una soluzione alla crisi dello stesso capitalismo che nella sua ricerca perpetua del profitto fallisce immancabilmente, nella sua interezza, come sistema economico.

Questa operazione, degna del migliore think tank statunitense, è la rappresentazione più palese della crisi in cui vessa oggi l’ideologia di sinistra italiana: se Marx nel 1847 scriveva “La miseria della filosofia” questi meeting oggi ci fanno comprendere come “La miseria della sinistra” in Italia (o almeno di una certa sinistra) sia ormai una realtà ineluttabile.

Ilva pubblica

ilva_tarantoLe dimissioni del CdA dell’ILVA e la frenetica attività del Governo Letta di trovare una soluzione che salvi sia un indotto di 40.000 posti di lavoro sia la salute di una città di 200.000 abitanti sono soltanto l’ultimo tassello di un annaspare politico iniziato con Monti e che ritorna puntualmente a presentarsi. Continua a leggere

Tenuta a sinistra

Consolidati i risultati elettorali possiamo avanzare alcune riflessioni sulla tornata amministrativa:

  1. Il punto più importante che emerge è che l’astensionismo è in rapida crescita, segno sempre più preoccupante di una disaffezione dell’elettorato alla capacità dei partiti e dei movimenti di poter apportare quel cambiamento sociale ed economico che la base popolare continua a chiedere in maniera sempre più forte.
    astensionismoI partiti non sono più visti come un motore dell’evoluzione sociale della cittadinanza ma un pantano di interessi trasversali e di casta: per questo è importantissimo per noi comunisti non subire il dato ma iniziare a lavorare per costruire un’alternativa sociale, politica ed economica all’attuale stato in essere, non barricarsi dietro alla burocrazia partitica ma far riemergere la volontà di partecipazione delle persone in un progetto che riesca veramente a superare lo stallo economico in cui ci troviamo.
  2. Il Movimento 5 Stelle presenta una battuta di arresto che non deve far pensare ad una sua prematura fine: le elezioni nazionali di febbraio hanno segnato un risultato oltre le attese per il M5S perché lì si è diretta in parte la voglia di cambiamento dei cittadini unita anche ad un voto di sfiducia verso la classe politica tradizionale.
    M5SLe tattiche sin qui adottate dal M5S hanno evidentemente scontentato il suo elettorato che, al pari di ogni altro partito, lo ha punito con il non voto. Vedremo nei prossimi mesi se questa battuta di arresto sarà utilizzata dal M5S per costruire un movimento su delle basi ideologiche e politiche concrete o se avvierà una prematura conclusione della sua esperienza.
  3. Le compagini di Governo (PDL e PD) reggono ma solo perché ripropongono la classica contrapposizione centro-destra centro-sinistra, il tempo ci dimostrerà quanto reale o fittizia. Nel caso del Partito Democratico inoltre i buoni risultati sono dovuti soprattutto alla presenza di candidati (il caso di Roma è emblematico) che non sono espressione diretta delle linee programmatiche della direzione nazionale: vedremo se il loro essere “alternativi” riuscirà a contrastare le politiche liberiste e di tagli che il  Governo ha in mente o se si attesteranno ad una silente sudditanza assertiva.
  4. Il punto finale riguarda il nostro partito: emerge che dove siamo riusciti a costruire una proposta politica coerente e programmatica in opposizione al bipolarismo siamo stati premiati: i casi di Imperia, Ancona, Pisa e Siena indicano la presenza di una Rifondazione Comunistapercentuale non indifferente di cittadini che è ricettiva verso una posizione di alternativa che scardini le attuali politiche anti-popolari.

Questo deve essere per noi un punto di partenza per costruire un vero fronte di Sinistra che sappia opporsi ai diktat del capitalismo a qualsiasi livello, da quello nazionale a quello locale.

E’ stato così utile?

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Questo nostro articolo vuole essere una lettera aperta a tutti i cittadini che dal 2008 concedono la loro fiducia e il loro voto al Partito Democratico e all’appello al voto utile per contrastare la destra berlusconiana.

Oggi, dopo i fatti emersi in questi giorni in cui il Partito Democratico si è spaccato fra i socialdemocratici, i liberisti ed i centristi dimostrando, come abbiamo scritto per anni, l’inconsistenza di questa amalgama pattizia e ci si prepara all’accordo con la destra, berlusconiana e montiana, per un Governo di larghe intese, oggi vi chiediamo quanto realmente utile è stato il vostro voto.
Queste formazioni politiche, che si sono riempite la bocca durante la campagna elettorale di svolta, di cambiamento e, soprattutto, di miglioramento per i cittadini oggi abiurano tutti i loro falsi intenti (e non possiamo considerarli che falsi vista la subitaneità con cui si sono piegati alle richieste dei poteri borghesi e dell’Europa monetaria) e si schierano non a favore del popolo che li ha votati ma in appoggio ai loro veri padroni: le banche, la BCE e il Fondo Monetario Internazionale.

bersani e alfano - accordo capitalista e borgheseQuanto ritenete sia stato e sarà ancora utile per le vostre esigenze che oggi si chiamano disoccupazione, precariato, imposizione fiscale e riduzione del credito il voto a queste forze liberal-riformiste che non vogliono prospettare una reale alternativa per l’Italia, che non vogliono un’uscita della crisi se non attraverso un continuo impoverimento della classe lavoratrice?

Non serve ricostruire uno schieramento, l’ennesimo, di sinistra che sia elettorale ma non di programma, non è utile perseguire con la strada delle riforme lievi.
Forse inizia ad essere utile, cittadini e cittadine, pensare ad alternativa che passi per una riforma rivoluzionaria dell’economia italiana, una strada che passa per un programma anti capitalista che mette in discussione il sistema attuale e che solo un partito comunista può, e vuole, portare avanti.

Rifondazione Comunista