I passi per ridurre la democrazia

primarie

Il neo-segretario del Partito Democratico Matteo Renzi con l’ennesima alleanza di “unità nazionale” stretta con un condannato per evasione fiscale, l’ex presidente del consiglio e padrone di Forza Italia Berlusconi, stringe ancora di più la morsa di una burocrazia partitica ormai marcia sui pochi resti della democrazia italiana.

La priorità della legge elettorale su ogni altra agenda risulta ridicola a qualsiasi cittadino che ogni giorno si vede ridurre le proprie disponibilità economiche, che da lavoratore vede sempre di più ridotti i suoi diritti nei confronti dei padroni, che da studente non vede prospettive in uno stato che va sempre più alla deriva.

Invece di dare una risposta a queste e alle altre infinite istanze popolari però questa classe politica si chiude in se stessa, serra i ranghi e vara una legge elettorale che è solo un’ennesimo passaggio del sempre maggiore controllo che i partiti dell’Europa dei tagli sociali vogliono avere sul Paese.

enrico-lettaOggi ci viene detto da Letta che il bicameralismo perfetto è uno strumento obsoleto  visto che evidentemente una maggiore rappresentanza significa maggiori opinioni, maggiori idee: concetti che non servono più a dei Governi servi delle decisioni della BCE. Invece di tagliare i posti di rappresentanza si potevano ridurre i costi della politica in maniera similare tagliando gli emolumenti dei parlamentari; si propende invece per una scelta anti-democratica.

Il finanziamento pubblico ai partiti, strumento democratico presenti in tutte le nazioni europee verrà abolito in sostituzione di un finanziamento privato che favorirà la creazione di lobby capitaliste che, come negli Stati Uniti, con il loro peso economico acquisteranno l’azione politica dei partiti per i loro scopi: sarebbe bastato controllare e regolare il finanziamento, imporre una soglia massima ma forse è meglio affidare le campagne elettorali agli interessi della FIAT o di altre multi-nazionali piuttosto che all’interesse popolare.

Infine questa legge elettorale che vede ridursi i partiti in Parlamento a tre o quattro al massimo: una sparuta rappresentanza che non rappresenterà neanche la metà degli italiani, una ulteriore burocratizzazione della classe politica che incapace di salvare il Paese e dargli soluzioni di emersione dalla crisi preferisce salvare se stessa.
Questo clima da fine impero però non potrà ritardare in eterno l’esplosione di una forte protesta sociale, protesta che chiama la sinistra italiana a prendere una decisione netta e chiara: è arrivato il tempo di costruire un fronte che si opponga a questa deriva e alla crisi.

La scelta oggi ci appare più chiara, il liberista Renzi ha scoperto le carte del Partito Democratico una volta per tutte: l’alternanza non è più fra destra e sinistra ma fra chi sostiene un sistema, quello capitalistico, liberticida e dell’austerità, e chi si oppone a questo modello.

Noi comunisti siamo per la seconda opzione, vediamo chi altro avrà il coraggio e la forza di costruire insieme a noi l’alternativa che sempre di più i cittadini italiani ci richiedono.

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