Privatamente insostenibile

Assemblea Nazionale del PDLa coperta corta dei vincoli europei e la duplice necessità contraddittoria di rispettare il contenimento del debito pubblico da un altro e dall’altro di “onorare” il rapporto con le destre eliminando l’IMU hanno condotto il Governo Letta alla scelta di dismettere dei veri e propri tesori pubblici tanto per fare cassa.

Assisteremo pertanto all’ennesima svendita di importanti pezzi di Stato, aziende che si chiamano ENI (energia e gas), SNAM (rete del gas), Grandi Stazioni ed ENAV (trasporti), Fincantieri (cantieristica navale) e come per le altre privatizzazioni avvenute negli scorsi anni in Italia (una su tutte la Telecom rientrata in onore di cronaca gli scorsi mesi) l’ingresso del privato porterà a speculare su queste aziende, traendone i profitti in ogni modo sino a svuotarle e renderle fallimentari, pronte di nuovo per essere riacquistate dallo Stato.Uno Stato, soprattutto in una fase di crisi come quella che stiamo attraversando, non dovrebbe cedere i suoi asset strategici, dandoli in pasto ad un capitalismo vorace di recuperare le perdite, anzi dovrebbe agire proprio in maniera opposta andando a riassorbire le imprese che il capitalismo ha fatto fallire riattivando la produzione e recuperando i posti di lavoro bruciati sull’altare del profitto.

Questa ennesima svolta liberista sarà destinata a fallire: in prospettiva futura i miliardi raccimolati oggi sono nulla rispetto alle possibilità di queste aziende, inoltre l’entrata del capitale privato comporterà come al solito un incremento delle tariffe (in cerca del profitto) ed un attacco verso la classe lavoratrice (per diminuire i costi) che si tradurrà in ulteriore disoccupazione.
L’unica prospettiva che vediamo percorribile da comunisti è che lo Stato si riappropri delle capacità produttive del Paese e che le gestisca per il bene pubblico: purtroppo tutto questo non è praticabile, e non sarà mai praticato, da una classe politica (sia a destra che a sinistra) che non osa mettere in discussione il sistema capitalista che ci ha condotto alla crisi.

E’ compito della classe lavoratrice impedire questo furto ai suoi danni: vanno smascherate in maniera definitiva le panzane liberiste che vedono nel privato un gestore migliore del pubblico, non è non potrà mai essere così visto che l’interesse del pubblico è rivolto al benessere collettivo mentre il privato capitalista penserà sempre e solo al suo profitto e percorrerrà ogni strada per assicurarselo.

Ogni proposta di questo stampo è inaccettabile sia a livello nazionale che locale, continuare sulla strada capitalista tentando di privatizzare anche beni e servizi locali (ospedali, gestione dei rifiuti o dell’acqua, demanio pubblico, trasporti) magari ventilando anche opzioni riformiste (consorzi, fondazioni o cooperative vari) è una mistificazione, si vuole nascondere semplicemente un esproprio nei confronti dei cittadini.
Genova ScioperiA Genova i lavoratori del trasporto pubblico se ne sono resi conto e contrastano la privatizzazione del settore portata avanti dal sindaco di SEL Doria che, come ogni amministratore inquadrato nei vincoli europei e nazionali, non può trovare una soluzione di compromesso: non mettendo in discussione il sistema capitalista ne diviene vittima ma anche esecutore diretto.

La protesta di Genova è importante, ad essa si lega anche quella di Pisa e dei lavoratori del trasporto pubblico di Roma che si uniranno presto alla lotta (vi invitiamo a leggere il link per l’intervista a Luca Bruzzo, uno degli autisti in protesta): è arrivato il momento di fare una scelta decisiva per quelle forze che si dicono di sinistra, o contro il capitalismo e tutte le riforme liberiste o suoi vassalli e complici.

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One thought on “Privatamente insostenibile

  1. 2. LIMITI ED ERRORI DEL SINDACALISMO DI BASE Bisogna dire che le organizzazioni del sindacalismo di base non sono state sino ad oggi a livello nazionale all’altezza di questa situazione. Anzi hanno continuato a perpetuare, in particolar modo rispetto al pubblico impiego unica realtà dove il sindacalismo di base ha un minino di effettiva influenza, meccanismi ereditati dai sindacati confederali come quello della settorializzazione dell’iniziativa con conseguente assunzione di logiche di salvaguardia di interessi particolaristici, e come le modalità organizzative di tipo burocratico tese a riprodurre i classici meccanismi di delega che i lavoratori hanno introiettato in decenni di pratica e di egemonia dello stesso sindacalismo confederale. Per non parlare delle logiche diffuse di subalternità alla cosiddetta sinistra istituzionale al fine di poter usufruire opportunisticamente di una qualche sponda politica e di poter sperare in una cooptazione nei vari organismi e livelli della gestione dei servizi e delle politiche sociali. Cosa quest’ultima ben diversa dalla capacità di costruire momenti di alleanza e di fronte comune finalizzati da un lato allo sviluppo dell’iniziativa dei lavoratori e dall’altro alla destrutturazione e disgregazione delle forze politiche e sindacali di falsa sinistra. La stessa logica con cui vengono spesso gestite le RSU è generalmente testimonianza di queste linee controproducenti, invece di usare le RSU mirando ad organizzare i settori di classe e di massa al fine di poter progressivamente alzare il livello della resistenza e del conflitto, si utilizzano le RSU per cercare di contare di più nelle decisioni prese comunque dai padroni insieme a di sindacati confederali ed alle istituzioni.

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