Un governo di inetti

Chi non ha attitudine per determinati lavori, compiti, attività, inabile, incapace (per natura o per scarsa preparazione ed esperienza) nel proprio mestiere o nella professione, nell’arte che si esercita.

berlusconi-alfanoQuesta per la Treccani la definizione di inetto in cui riconosciamo specchiarsi pienamente la classe politica che in questi mesi ha avuto la pretesa di governare l’Italia.
Inettitudine da parte dei parlamentari e ministri del PDL che si dimostrano una volta di più dei “dipendenti” di un padrone che ne decide le sorti al suo minimo capriccio: la scusante del mancato stop all’aumento dell’IVA (legge che fra l’altro hanno votato loro stessi durante il Governo Monti) è flebile e ridicola di fronte alla necessità di salvaguardare il “capo” da una decadenza determinata dai reati da lui commessi e per cui è stato condannato.

Assemblea Nazionale del PDSi dimostrano altresì inetti i politici del PD che hanno stretto un’alleanza mortale con chi hanno per anni disprezzato e del cui futuro di condannato sapevano benissimo tutti e che oggi si stupiscono della crisi invocando per l’ennesima volta una responsabilità che ha avuto l’unico fine quello di incenerire e ridurre ai minimi storici il dibattito politico in Italia.

Inetti entrambi gli schieramenti perché in questi 5 mesi hanno provato solamente a smontare tasse che essi stessi avevano votato un anno prima e che non possono togliere per i legacci (pareggio di bilancio, riduzione del debito ed accordi con la Troika) che, ancora una volta con il loro voto favorevole, hanno creato.

Da questa crisi di Governo gli unici ad uscirne sconfitti sono i cittadini italiani che vedranno abbattersi su di loro gli effetti della crisi economica che si dimostrerà ben lontana dall’essere passata.
Questi mesi di Governo delle larghe intese hanno reso chiare alcune questioni che sia noi comunisti, nella nostra proposta politica, che i cittadini, nel momento in cui andranno a votare, dovranno ricordare:

  • non è possibile uscire dalla crisi strutturale continuando con la politica di compromesso (interna e con il resto dell’Europa): è necessario, come abbiamo sempre detto, rigettare i trattati firmati, cancellare il pareggio di bilancio in Costituzione e costruire, in Italia e in Europa, un nuovo assetto politico e sociale che non sia più schiavo dei potentati economici o di “capi azienda”.
  • questo percorso di estrema riforma non può vedere coinvolte forze che invece proseguono nel sentiero già tracciato per noi dalla Troika e che ci farà giungere inevitabilmente ai livelli di dramma sociale di Grecia e Portogallo: appelli ad una “unità del centro-sinistra” in grado di risanare l’Italia suonano oggi non come fiabesche illusioni ma come un’opportunistica deriva della sinistra; il PD ha scelto la sua strada e questa non prevede come primo obiettivo un nuovo modello di società non basato sul capitalismo e la speculazione finanziaria ma un eterno inchinarsi (sul modello di altre socialdemocrazie europee) agli ordini di organismi (Troika e BCE in primis) non votati dal popolo e di proprietà di chi la crisi l’ha creata.

Costituzione 12 ottobreLavoriamo affinché la manifestazione del 12 ottobre non sia solo un momento di protesta ma anche uno dei passaggi fondamentali per la creazione di un fronte politico che si prefigga realmente di far uscire i lavoratori e le lavoratrici italiane dalla crisi.

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