Perché non ci sarà una ripresa

giovani e futuroGli ennesimi messaggi confortanti che arrivano da gran parte delle istituzioni (Confindustria, BCE, Governo) ricordano le messianiche previsioni che Monti faceva un anno fa e che immancabilmente sono state smentite.

Non comprendiamo come sia possibile continuare a lanciare segnali di “speranza” basati sul semplice rallentamento del crollo del PIL (-1,7% quest’anno, -9% dal 2008) quando la disoccupazione giovanile ha raggiunto tassi drammatici, la produzione industriale è praticamente in continua caduta verticale e i consumi degli italiani sono fermi a causa di tasse ed inflazione. Lo scenario del nostro Paese non può essere descritto a “tinte rosa” e neanche è possibile credere di vedere luci o lumini in fondo al tunnel se ci si attiene ai dati reali pertanto riteniamo le ultime esternazioni di Letta e di Confindustria la rappresentazione di una falsità ideologica straordinaria.

Negli ultimi 3 anni un milione di posti di lavoro per gli under 35 è andato in fumo a causa sia delle condizioni sfavorevoli dell’economia sia per le riforme che in questi anni hanno facilitato il precariato e l’instabilità lavorativa: nel secondo trimestre 2013 nella fascia tra i 25 e i 34 anni lavoravano appena 4.329.000 persone contro i 5.089.000 di solo tre anni fa che ripercussioni maggiori nelle fasce più deboli (Meridione e donne).

Anche l’indice destagionalizzato della produzione industriale è diminuito e non fotografa una situazione di ripresa: corretto per gli effetti di calendario, a luglio 2013 l’indice è diminuito in termini tendenziali del 4,3% (i giorni lavorativi sono stati 23 contro i 22 di luglio 2012). Nella media dei primi sette mesi dell’anno la produzione è scesa del 4,0% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Un’Italia immobile in cui il flebile recupero sarà nullo per quanto concerne la ripresa occupazionale o della produzione industriale visto che le strategie di rigore votate sia dal centro-destra che dal centro-sinistra hanno distrutto lo strato produttivo della nazione.

enrico-lettaMa allora a cosa serve il trionfalismo sbandierato in questi giorni? A mantenere in piedi biecamente una coalizione incapace di rispondere ai reali interessi dei lavoratori, impegnata com’è a garantirsi la sua sopravvivenza e a non scontentare i poteri capitalistici che dietro manovrano per la totale liberalizzazione dell’Italia.

Sono questi i casi in cui la politica abdica dal suo ruolo, quando non interviene per il benessere del popolo, quando vota leggi di austerità che non solo stanno devastando ma che continueranno a devastare nei prossimi anni la nostra società.

austerity-placardGià un piano privatizzazioni è pronto per ripetere i “successi” dell’ILVA e per svendere ancora una volta un patrimonio pubblico che verrà solo sfruttato sino al midollo dal capitalismo per poi ripartire socialmente le perdite economiche ed ambientali.
Riprendiamo il quesito di Marco Bersani che condividiamo “si può lasciar decidere la strategia industriale di un Paese a una società privata, libera di perseguire i propri interessi di profitto, qualunque essi siano, nei settori che appaiono più interessanti e senza vincoli di alcun tipo? E se questo è il ruolo attuale della Cassa Depositi e Prestiti, è accettabile che le priorità di intervento nel sistema industriale ed economico del Paese non vengano stabilite nelle sedi deputate e che i mezzi per perseguirle escano dal controllo pubblico?

Secondo noi no e la risposta per una vera ripresa è nell’intervento dello Stato per riprendersi il controllo dell’economia.

 

 

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One thought on “Perché non ci sarà una ripresa

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