Il decreto del “Fare”

Governo dei padroni

Il Governo Letta nel suo proseguo di legislatura mostra sempre di più la sua faccia padronale: da bravo soldatino del capitalismo Letta in Irlanda del Nord è andato con la convinzione di proseguire, nel solco di Monti e Berlusconi, ad assecondare i diktat dell’Unione Europea e di continuare con il regime di austerità che ci avrà anche fatto uscire dalla procedura di deficit ma che ci ha anche lasciato in una situazione economica in cui ogni settore e comparto produttivo è bloccato, in cui la disoccupazione aumenta vertiginosamente ogni mese e in cui ogni prospettiva di ripresa viene posticipata sempre più avanti, verso un futuro sempre più improbabile.E’ nella lotta contro le politiche restrittive europee che si deve focalizzare la priorità di un Governo che faccia veramente gli interessi della maggioranza degli italiani: scardinare il sistema repressivo che il capitalismo ha messo in atto per azzerare il potere della classe lavoratrice.

Senza tale premessa ogni possibile manovra di rilancio si rivelerà inefficace e sarà pagata a prezzo di diritti persi dai lavoratori: le concertazioni dei sindacati confederati con la Confindustria, le riforme “costituzionali” di questo Parlamento sono evidenti manovre per stringere ancora di più il cappio intorno ai nostri colli.

Lo stregone Letta

Anal nathrakh, urth vas bethud, dokhjel djenve

Un esempio concreto della nostra analisi è rappresentato dal “Decreto del Fare” che, come la magia del fare di Merlino nel film “Excalibur”, si dimostra un effetto speciale, un trucco che non porta alcuna reale prospettiva di cambiamento in Italia perché basato su investimenti minimali ed insufficienti, parole vuote come quelle recitate dal mago britannico.
100 milioni per la ristrutturazione della scuola sono bruscolini, la riduzione delle bollette energetiche un paliativo che non sposta di una virgola i problemi reali dell’economia italiana.

E’ necessario un intervento dello Stato nel riprendere in mano l’economia ritornando a pubblicizzare le industrie ed i servizi strategici, creando veri posti di lavoro, stabili, sicuri e ben retribuito sottraendo al controllo capitalista e della legge del profitto i nostri destini.

Il Governo Letta purtroppo questo non riuscirà a farlo perché non lo vuole fare, il centro-sinistra in questo dimostra tutto il suo fallimento.

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7 thoughts on “Il decreto del “Fare”

  1. Secondo Filippo Andreatta il fatto che la sua generazione “sia arrivata al governo” costituisce “una grande chance per imporre un regime di pacificazione culturale”, in quanto “il quarantenne di oggi è davvero il simbolo della prima vera generazione post-ideologica”. Naturalmente in queste parole vi è tutta la sottovalutazione, fino all’incomprensione, dell’influenza del “pensiero unico”, propalato nella fase montante della globalizzazione capitalistica, sulla formazione di quelle generazioni oggi quarantenni, ma indubbiamente la figura di Letta risponde bene a una sorta di impasto tra la vecchia tradizione democristiana, intesa solo come tecnica di governo e di relazioni e deprivata di ogni tensione sociale e ansia del futuro – che fu presente nella corrente morotea cui apparteneva Nino Andreatta – ed un certo cinismo ideologico e pragmatismo politico, che lo rende funzionale alla gestione dell’esistente.

    • Compito di chi crede, come noi crediamo, in una società non omologata e ad una politica fatta per la gente e dalla gente invertire questa tendenza devastante.
      La connivenza fra politica, cultura e capitalismo deve essere spezzata una volta per tutte per uscire dal pensiero unico imperante.

  2. Pingback: Il Governo del rimandare | Rifondazione Comunista di Marino

  3. Questo e’ il blog giusto per tutti coloro che vogliono capire qualcosa su questo argomento. Trovo quasi difficile discutere con te (cosa che per in realta’ vorrei… haha). Avete sicuramente dato nuova vita a un tema di cui si e’ parlato per anni. Grandi cose, semplicemente fantastico!

  4. Quanto al premio di maggioranza al Senato, a parte anche qui la mancata previsione di una soglia minima di voti per farlo scattare, la Cassazione nota che il meccanismo dei premi regionali è irrazionale, in quanto contraddice l’esigenza di assicurare la governabilità. Con un premio diverso per ogni regione, il risultato è una sommatoria del tutto casuale di premi regionali che finiscono per elidersi tra loro, essendo possibile addirittura che venga rovesciato il risultato ottenuto dalle liste o coalizioni su base nazionale. Per questa via si compromette il funzionamento della forma di governo parlamentare, nella quale il Governo deve avere la fiducia di entrambe le Camere (art. 94 della Costituzione) e in cui l’esercizio della funzione legislativa spetta a ciascuna delle due Camere (art. 70 della Costituzione).

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