L’accordo fra padroni e sindacato….e i lavoratori?

Intesa sulla rappresentanza: non è un accordo “storico”

wpid-225px-Susanna_Camusso_foto.jpgL’accordo sulla rappresentanza sottoscritto da Cgil, Cisl, Uil e Confindustria è stato definito un accordo storico, una svolta epocale. Ne vanno analizzati invece senza infingimenti gli elementi critici e negativi che per noi rappresentano una buona percentuale.

L’intesa viene definita un gran passo avanti perché, ci spiegano, finalmente i lavoratori potranno esprimersi con una consultazione sugli accordi che verranno firmati. Perché le organizzazioni firmatarie potranno certificare la loro reale rappresentanza e perché i delegati nelle Rsu (rappresentanze sindacali unitarie) saranno eletti esclusivamente con un criterio proporzionale.Purtroppo le cose non stanno esattamente così. Non ci sarà un metodo di consultazione uguale per tutti, ovvero il referendum, ma le categorie potranno scegliere il metodo che riterranno più appropriato, quindi anche il famigerato voto palese che si presta ad ogni tipo di manomissione. 

Se è vero che la dove c’erano le RSU, oggi vengono riconfermate col proporzionale puro è anche vero che la dove ci sono le RSA (delegati scelti direttamente dai vertici sindacali) nessuno li obbligherà a cambiare prassi senza considerare che il delegato RSU eletto dai lavoratori decade nel momento in cui passa ad un altro sindacato sancendo un vincolo pericoloso fra il rappresentante dei lavoratori e la struttura sindacale. Ma la cosa peggiore di questo accordo è che chiunque non condividerà un accordo e sarà minoranza nelle consultazioni, lo dovrà accettare comunque.

Il fatto che invece di utilizzare la parola “sanzioni” si utilizzino parole come “clausole di raffreddamento” non cambia la sostanza, ovvero chi non condividerà quegli accordi non potrà mobilitarsi contro, pena una serie di sanzioni che verranno decise nei contratti. Poco importa se nell’accordo non si parla specificamente di divieto di sciopero, per altro diritto che per ora è ancora garantito dalla costituzione, la questione è che chi non sarà d’accordo sarà impossibilitato a opporsi. Il protocollo d’intesa è inoltre parte integrante l’accordo del 28 giugno 2011, che legittima le deroghe ai contratti: tutto quello che viene deciso in un contratto nazionale può essere peggiorato nella contrattazione di secondo livello.
Si tratta di regole che escludono nella maggior parte dei casi la possibilità del voto delle lavoratrici e dei lavoratori, limitato ai soli casi di accordi approvato da un RSA, se vi è richiesta di almeno una delle organizzazioni firmatarie del 28 giugno o del 30% delle lavoratrici e dei lavoratori.

L’accordo è dunque uno strumento in più per i padroni per continuare a far pagare la crisi alla classe lavoratrice.

Purtroppo l’accordo è rappresentazione evidente di come il logoramento e l’isolamento a cui è stata sottoposta la CGIL in questi anni ha dato in parte i suoi frutti portando il sindacato della Camusso su posizioni più concilianti con le necessità padronali.

governo capitalismo
L’accordo evidenzia come le sigle sindacali confederate abbiano preferito una strada di autoconservazione piuttosto che prodigarsi agli interessi dei lavoratori: ne è dimostrazione il fatto che i più penalizzati da questo accordo saranno i sindacati autonomi e di base tagliati fuori dalle contrattazioni riaffermando una sorta di monopolio e privatizzazione della rappresentanza in capo a Cgil, Cisl, Uil.
Si tratta, con tutta evidenza, di un problema democratico di prima grandezza, giacchè la rappresentanza dovrebbe non solo garantire il pluralismo, ma essere prima di tutto il diritto alla democrazia nei luoghi di lavoro delle lavoratrici e dei lavoratori e non il diritto delle organizzazioni sindacali.

diritti_lavoratoriL’accordo sulla rappresentanza dunque se da un lato pone fine alla discriminazione eclatante rappresentata dall’esclusione di sindacati maggioritari, è tutt’altro che risolutivo del problema della rappresentanza sindacale. E domanda la ripresa dell’iniziativa per una legge in cui il diritto alla rappresentanza sia il diritto delle lavoratrici e dei lavoratori alla democrazia nei luoghi di lavoro piuttosto che essere un mero accordo pattizio: il diritto di votare per qualsiasi organizzazione sindacale nelle elezioni delle proprie rappresentanze, il diritto di votare su piattaforme e contratti a tutti i livelli, senza limitazione alcuna di agibilità del conflitto.
E domanda la ripresa dell’iniziativa per un contratto nazionale senza deroghe, per cancellare l’articolo 8 e ripristinare l’articolo 18, giacchè non è parlar d’altro che di democrazia, mettere le lavoratrici e i lavoratori nella condizione di poter esercitare i propri diritti senza essere nella condizione di ricatto che oggi si vive nei luoghi di lavoro.

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4 thoughts on “L’accordo fra padroni e sindacato….e i lavoratori?

  1. Blog fatto davvero bene. Se posso permettermi di dare un piccolo consiglio, cercherei di implementare meglio la funzionalit dei feed RSS, dato che per quanto mi riguarda sono una consistente fonte di traffico. Ancora complimenti per il sito.

  2. Si azzera il sistema esistente e si riparte da capo. Ai tavoli dei contratti nazionali partecipano solo le organizzazioni che rappresentano più del 5% degli iscritti. A quelli dei contratti aziendali le rsu e i loro sindacati. L’accordo è valido quando la maggioranza dei sindacati o delle rsu lo sottoscrive. La consultazione dei lavoratori, non obbligatoria ma auspicata, può esprimere il suo giudizio finale. Ma cosa c’è allora che non va? L’esigibilità. Per accedere a questo sistema si deve infatti sottoscrivere prima la rinuncia a contestare gli accordi che non si condividono. Se in un contratto nazionale o aziendale si aumenta l’orario di lavoro, si abbassano le qualifiche, si toglie ai lavoratori il diritto ad ammalarsi, e se la maggioranza dei rappresentanti sindacali e dei lavoratori accetta, la minoranza non può più opporsi. Non può fare sciopero, non può andare in tribunale, non può neanche tutelare quei lavoratori che non ci stanno. Altrimenti è fuori.

    • E’ la stessa critiche che muoviamo noi comunisti, l’accordo sindacale così come è stato sottoscritto è solo una tutela dei maggiori sindacati per preservarsi in questa crisi. Piuttosto che fare gli interessi dei lavoratori si tutelano gli interessi di organizzazioni che, forse, così come sono strutturate non riescono più a leggere la società in cui vivono.

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