Mitologia del capitalismo: la competitività

Il governatore della BCE Mario Draghi evoca, in una conferenza ad Amsterdam, l’ennesima ancora di salvataggio del sistema economico europeo, ormai alla canna del gas, ovvero la competitività.

mario_draghi_bceIndossando ancora il costume del “super partes” Draghi striglia le banche, colpevoli per lui di erogare pochi prestiti alle imprese e, pertanto, di bloccare la loro corsa competitiva nei confronti del mercato globale dimenticandosi del tutto però delle responsabilità che anche l’ immobilismo della BCE, sostenuto da lui dal suo predecessore Trichet, e del continuo richiamarsi al rigore dei conti pubblici che ha condotto, con la crisi già in atto, alle soluzioni draconiane e di austerità che ben conosciamo e che hanno depresso ancora di più le economie europee.Ma è sulle “parole magiche” che ogni tanto i capitalisti, o i loro portavoce istituzionali come Draghi, tirano fuori che vorremmo concentrarci.
La competitività è una di queste ed andrebbe quantomeno chiarito cosa vuol dire per un lavoratore italiano oggi essere competitivo.
Da anni ci viene ripetuto di essere competitivi e produttivi ma finora questo si è espresso, in ambito politico e sociale, in azioni di repressione dei diritti e dei redditi dei lavoratori: in rapida sequenza la classe capitalista, in nome di una maggiore competitività e produttività, ha facilitato i licenziamenti, ridotto gli stipendi, allungato l’età lavorativa, precarizzata l’entrata al lavoro ai giovani.

lotta di classeSe il senso della competitività borghese è quello di rendere l’Italia un paese in cui il livello del lavoratore è comparabile alle nazioni dell’estremo oriente o dell’Europa dell’est allora a questa deriva competitiva dobbiamo opporci con tutte le forze smascherando le menzogne che in continuazione ci vengono fornite per rilanciare lo sviluppo.

L’unico sviluppo che il capitale vuole rilanciare è quello del suo profitto smodato, facendo pagare alla classe lavoratrice il costo sociale: reddito garantito contro la disoccupazione, incremento dei redditi, investimenti ed interventi statali per pubblicizzare le imprese, rilancio dell’innovazione, processi organizzativi e produttivi in cui i lavoratori abbiano voce in capitolo: queste devono essere le priorità.

Le reazioni borghesi, come il disegno di legge Fornero, servono solo a creare maggiore disoccupazione in una nazione in cui il lavoratore non ha più diritti; negli ultimi anni (dati Istat) siamo passati dall’essere il terzo paese OCSE per salvaguardia del lavoro al tredicesimo e questo lo abbiamo pagato con disoccupazione, precarizzazione e perdita proprio della competitività tanto decantata.

I lavoratori Sogesa Edipower lottano per il loro posto di lavoro

I lavoratori Sogesa Edipower lottano per il loro posto di lavoro

Dobbiamo tornare non solo salvaguardare a ma anche a far rialzare la testa a chi, con la precarizzazione della sua stessa vita, è costretto a sottostare a impieghi a chiamata, a contratti di due o tre mesi con salari da miseria, a reagire con la disperazione quando anche questi vengono meno come la stoica protesta degli operai della Sogesa – Edipower e le lotte di tanti altri lavoratori ormai ogni giorno ci ricordano.

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2 thoughts on “Mitologia del capitalismo: la competitività

  1. Una difesa della CGIL, che viene vista solo come sotto attacco attraverso un tentativo di isolarla da parte di Confindustria, giustificazionista senza ritegno («Ad ogni modo l’ accordo ha permesso di far uscire la Cgil dall’isolamento»), stravolgendo completamente il senso della lotta interna («talvolta anche la stessa Cgil non ha aiutato fino in fondo la Fiom a fronteggiare questi attacchi»). Silenzio assordante sui diritti sindacali, conculcati dalla legge D’Alema nota come AntiCOBAS e antiUSB. QUESTIONI DI GENERE E QUESTIONI DI CLASSE Dopo una lunga tirata che fotografa la situazione italiana, arriva: «Noi pensiamo che dalla crisi del capitalismo di oggi non si uscirà se la mentalità padronale non smetterà di cullarsi nell’illusione fantastica di ritorno al tempo delle ferriere e non comincerà a curarsi degli uomini e delle donne il cui lavoro, sia materiale che immateriale, è ancora indispensabile alla sua riproduzione». Che dire? Anche certe organizzazioni cattoliche hanno una visione più di classe e meno fumettistica dei rapporti di lavoro. COSTITUZIONE E DEMOCRAZIA Ci si limita come al solito a una serie di ricettine neanche riformiste, ma solo nostalgiche del welfare che fu. Del fascismo si vedono solo gli aspetti più esteriori dei rigurgiti in camicia nera e non si parla della mancata alternativa culturale ed identitaria da contrapporre specie nel proletariato giovanile. L’UNIVERSITÀ E LA RICERCA Qui è più grave, perché non si colgono i veri processi di classe che corrono dentro l’università e le ricette sono tutte interne a una logica premiale del tutto reazionaria.

    • Non abbiamo capito se il tuo è una critica verso di noi o uno sfogo in generale sulla situazione italiana.
      Condividiamo, e lo abbiamo scritto più volte, molte delle tue opinioni e cerchiamo, anche all’interno del nostro partito, di riaffermare la lotta di classe come strumento di cambiamento del sistema capitalistico.
      Continua a seguirci e continuiamo a confrontarci per comprendere quale sia la strada per la riaffermazione della classe lavoratrice

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