Dare una risposta a 6 milioni di italiani

Disoccupazione giovanile 37%

Disoccupazione giovanile 37%

I dati sulla disoccupazione diffusi da Istat e BCE sono inappellabili: 1 milione di licenziamenti nel 2012, un milione di lavoratori che hanno rinunciato a cercare lavoro, un totale di 5,8 milioni di italiani disoccupati fanno comprendere quanto la componente umana e la questione dei lavoratori siano le più colpite dalla gravissima crisi dell’economia capitalista tanto che si allarmano le stesse istituzioni del capitalismo.

In questo scenario manca totalmente da parte della politica e del sindacalismo confederato una valida risposta alle istanze che ogni giorno emergono dalla base e che, troppo spesso, trovano sfogo nella disperazione come per il caso di Civita Castellana.La classe lavoratrice necessita di una forte presa di posizione da parte di chi si prefigge il ruolo di tutelarla e di condurla verso un archetipo sociale migliore rispetto a quello attuale; questo ruolo non può oggi essere svolto da nessun partito presente in Parlamento perché questa istituzione è rappresentativa solo di poteri capitalistici (PdL e Scelta Civica di Monti oltre ad una porzione non indifferente del PD) o di forze riformiste (PD, SEL e in parte anche il M5S) che pur partendo da una posizione di critica nei confronti del sistema economico che ha condotto alla crisi non concepisce altra soluzione se non in una sua moderata riforma che se da un lato vuole contrastare il più bieco liberismo da un altro lascia in piedi tutta la struttura capitalista causa prima della crisi.

responsabiliAnche gli stessi sindacati non riescono più ad essere rappresentativi della classe dei lavoratori: dopo anni in cui la concertazione, e non lo scontro di classe, ha portato ad un arretramento dei contratti e dei diritti per i lavoratori adesso la nuova strategia messa in campo da CISL e UIL e CGIL è quella della coesione con Confindustria, con la classe imprenditoriale e capitalista per un “fronte comune” che di comune, nelle istanze, non ha proprio nulla.
La riproposizione di un corporativismo che nella sua applicazione depositerà i costi sociali ancora una volta sulle spalle dei lavoratori e lascerà i, pochi, benefici nelle tasche degli industriali: con questo passaggio si corona uno spostamento “a destra” dei sindacati che prosegue dagli anni Ottanta, una fine del loro ruolo di collante per la lotta di classe;possiamo concretamente decretare la morte del sindalismo così come lo abbiamo conosciuto e la nascita di corporazioni conniventi con il padrone.

Noi comunisti riteniamo che la risposta alla classe lavoratrice vada data in un ambito di lotta di classe, vanno ristabilite delle parole chiave come “diritto al lavoro“, “salari giusti“, “lotta alla disoccupazione“, “socializzazione dei profitti che sappiano cambiare radicalmente l’assetto economico, politico e sociale del nostro Paese e dell’Europa.
E’ solo con il ristabilirsi di una forte opposizione alla “soluzione unica” capitalista che si può arginare il piano ventennale di disgregazione dei lavoratori, per scardinare la logica liberista che la perdita di profitti va necessariamente arginata con il calo dell’occupazione per creare quell’esercito industriale (e ad oggi anche di servizi) di riserva di cui parlava Marx e che porta alla lotta fratricida fra lavoratori per accaparrarsi il pane accettando il maggior ribasso!

E’ solo in questa dicotomia che si può instaurare la società migliore che tanti cittadini sognano, non mettendo “pezze” ad una nave (quella del capitalismo) che ormai fa acqua da tutte le parti.

Loro [i capitalisti] fanno la lotta di classe, perché chi lavora non deve farla proprio in una fase in cui la merce dell’uomo è la più deprezzata e svenduta in assoluto? Recuperare la coscienza di una classe del proletariato di oggi, è essenziale.

E’ importante riaffermare l’esistenza del proletariato. Oggi i proletari sono pure gli ingegneri, i laureati, i lavoratori precari, i pensionati. Poi c’è il sottoproletariato, che ha problemi di sopravvivenza e al quale la destra propone con successo un libro dei sogni”.

E.Sanguineti

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