I Responsabili

Mentre non si riesce a trovare ancora una soluzione alla questione del Governo il presidente della Repubblica Napolitano continua a tirare fuori “invenzioni costituzionali” come le commissioni di saggi atti a congelare la crisi di un governo ancora non creato.
Dopo aver imposto già nel Novembre del 2011 un Governo, quello di Monti, non sostenuto da alcun volere popolare ma piena espressione del capitalismo internazionale il presidente Napolitano oggi torna a “commissariare” la democrazia con i 10 saggi che, non casualmente, sono anch’essi i portavoce della borghesia italiana.

Intanto i partiti in Parlamento proseguono a lanciarsi una serie di accuse reciproche che rappresentano le inconciliabili posizioni fra di loro ed evidenziano uno scenario di “stallo alla messicana” disarmante: il PdL accusa il PD, Monti se la prende con centro-sinistra e centro-destra mentre il PD sta adottando una strategia, sostenuta dai giornali a esso vicini, di attacco sia verso l’impresentabilità del PdL che verso la scelta del M5S di non aver voluto appoggiare Bersani, il M5S continua con la tiritera della “casta” e sventola lo spauracchio dell’inciucio parlamentare.

responsabiliI quattro principali “leader” stanno dimostrando un’elevata responsabilità: saranno infatti colpevoli dell’aggravarsi della crisi in Italia per la loro incapacità di saper governare una nazione.
Non crediamo, dissimilmente dal mainstream propagandistico, che tutta la colpa debba essere data al M5S e a Grillo: benché poco o nulla condividiamo con il movimento populista la loro decisione di non appoggiare alcun Governo di altre forze rientra nelle regole della democrazia parlamentare e, se sostenuto da una tattica politica di cui però dubitiamo l’esistenza, potrebbe portare nel breve-medio periodo ad una maggiore affermazione del movimento.

Riteniamo che i maggiori responsabili di questo stallo siano i partiti che da 20 anni monopolizzano la scena elettorale ossia il PdL e il PD.
Il primo non riesce a scrollarsi di dosso il populismo di Berlusconi, e i suoi interessi personali, e continua a rappresentare in Parlamento una borghesia provinciale, piccola, reazionaria e conservatrice che è assolutamente incapace di dare una prospettiva al Paese visto che il suo unico scopo è preservare i propri privilegi, moderni esponenti di un feudalesimo capitalista.

Il PD d’altronde è un partito che andando oltre la liquidità prospettata da Veltroni è diventato gassoso sublimando verso un’incapacità di scelta politica su ogni tema: composto da un’anima liberista e da una socialdemocratica il Partito Democratico è un essere bicefalo che cerca in ogni modo di sviare le reali responsabilità di governo per non evidenziare i suoi conflitti interni.
A dimostrazione di quanto affermiamo basti ricordare due fatti recentissimi:

PD BersaniCome comunisti non dobbiamo più commettere l’errore di sostenere una linea politica schiacciata sul Partito Democratico: visto l’orientamento sempre più liberista è necessario costruire un’alternativa “a sinistra” che sappia coinvolgere le forze che hanno la volontà di cambiare realmente il sistema economico e produttivo.

Non si può continuare a tendere una mano a chi ha un’idea totalmente antitetica della società, dell’economia e della politica.

D’altronde i due governi di centro-sinistra,a cui Rifondazione Comunista ha preso parte, possono essere ricordati solo per l’inizio della precarizzazione del lavoro, per il finanziamento delle azioni militari nella ex Jugoslavia, Afghanistan e Iraq, per le liberalizzazioni e per la svendita del patrimonio pubblico ai privati: poche o nulle le riforme sociali che vennero intraprese a causa della fronda centrista e borghese.

Se Bersani chiede la “corresponsabilità” nella guida dell’Italia vedremo chi si assumerà l’onere di continuare a perseguire la strada dell’austerità o del finanziamento pubblico al profitto privato: la nostra strada deve portare necessariamente altrove.

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3 thoughts on “I Responsabili

  1. Pingback: E’ stato così utile? | Rifondazione Comunista di Marino

  2. Proprio su questo tema, allontanando l’idea della fusione, si è espresso l’esponente di Sel e candidato alla Camera nel Lazio Massimiliano Smeriglio: “Sul futuro del centro sinistra di governo possiamo decidere di dare una prospettiva a Italia Bene Comune, che rafforzi la coalizione e punti anche più lontano, perchè si tratta di una soggettività politica che a differenza delle altre forze in campo non è solo un cartello elettorale, ma un progetto che andrà aldilà della pur fondamentale tornata elettorale. La prospettiva su cui lavorare -osserva Smeriglio- potrebbe essere quella di un patto federativo tra le anime democratiche, riformiste e di sinistra in grado di contrapporsi nei contenuti, ma anche nella comunicazione, alle diverse forme di populismo regressivo, elitario e antidemocratico che continuano a porsi l’obiettivo o puntano a prendere il sopravvento in Italia. Federare le forze migliori del Paese sarà l’obiettivo dei prossimi mesi, una soggettività politica capace di accompagnare e costruire nei territori l’alternativa di governo”.

    • Eula, ti ringraziamo per il tuo commento perché è dal confronto, aperto e senza riserve mentali, che riparte la costruzione di una politica seria che possa contrastare il populismo imperante e che possa dare una risposta alle classi che, oggi, soffrono gli effetti della crisi.
      Le parole di Smeriglio, come avrai notato, vengono ogni giorno che passa smentite dalle decisioni del Partito Democratico: secondo noi la riflessione a cui sono chiamati oggi i partiti di sinistra non si basa su alleanze, coalizioni o cartelli identificati da un programma minimo.
      Il programma minimo di Italia Bene Comune è stato già accantonato e sarà sostituito dalla riproposizione delle manovre che in quest’anno e mezzo hanno condotto i lavoratori italiani e le piccole e medie imprese sull’orlo della disperazione.
      In questa fase crediamo sia necessario un programma che prenda veramente delle decisioni fondamentali per l’assetto economico e sociale dell’Italia: un programma che sia dalla parte del lavoro, che tuteli la classe lavoratrice dalle speculazioni, che identifichi una volta per tutte nel capitalismo, e nell’Eurpopa costruita su tale modello e sullo scambio libero di merci, il vulnus della crisi e ci metta un freno.
      L’arma del riformismo moderato, portata avanti dal PD in questi anni, è un’arma spuntata, incapace di sortire effetti a medio-lungo termine (come hanno ampiamente dimostrato Zapatero, il PASOK greco ed ora Hollande): è ora di dire basta a tagli al welfare, di salvataggi di aziende e banche a costo solo per la popolazione, è ora di riforme radicali.
      Ci auguriamo che il più alto numero di forze concordino con tale visione e che su questo si apra un dialogo per la costruzione di un’alleanza che abbia veramente la capacità, e la volontà, di cambiare le cose.

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