Colpevoli di crisi profonda

Disoccupazione giovanile 37%

Disoccupazione giovanile 37%

Il contesto socio-economico fotografato in queste prime settimane del 2013 non è di certo confortante: produzione industriale in caduta libera, bollettino dei fallimenti in crescita esponenziale, investimenti al palo, blocco del credito alle famiglie e alle imprese, disoccupazione all’11 per cento (ma quella dei giovani sfonda quota 37), più di un miliardo di ore di cassaintegrazione, consumi ai minimi storici (dall’esordio della Repubblica), impennata inflazionistica, carico fiscale esorbitante (Imu, Iva e imposte indirette di ogni genere e tipo), congelamento delle già infime retribuzioni (per legge nel pubblico impiego, in via di fatto nel settore privato) e stop alla rivalutazione delle pensioni, monumentale manomissione del sistema previdenziale, degli ammortizzatori sociali, dei diritti del lavoro. E poi otto milioni di persone costrette a sopravvivere con redditi inferiori alla soglia della povertà. La stessa commissione europea evidenzia come l’Italia sia una nazione in cui è facile diventare poveri ma molto difficile smettere di esserlo.
Riteniamo come partito politico che la responsabilità di questo dramma sia da imputare a chi ha condotto l’Italia, ed il popolo italiano, a questo tracollo: Monti ed i partiti che hanno appoggiato il Governo sino all’ultimo, PD, centro (UDC, FLI,…) e PDL.

Cambiare si puòNon è un caso che negli ultimi giorni questi partiti, che in queste elezioni si presentano in tre schieramenti diversi, facciano a gara per rimballarsi le responsabilità di questo sfacelo.
La verità è che nessuno dei tre schieramenti: Centro-destra, Centro-montisti e Centro-sinistra oggi ha i programmi politici per farci uscire dalla crisi e rilanciare l’economia del Paese.

PdL e Lega sono relegate alla politiche personalistiche di Berlusconi, i quattro anni di Governo dal 2008 al 2012 hanno dimostrato la loro incapacità di poter dare un assetto solido all’Italia, troppo preoccupati a servire bene il loro padrone.

Vendola Bersani opportunismo politicoMario Monti, le liste che lo sostengono, e il Partito Democratico (purtroppo con la connivenza opportunistica di SEL) rappresentano solamente due facce della stessa medaglia: sono espressioni di una politica economica fortemente liberista, legata alla supremazia del mercato rispetto alla lotta di classe, in cui il capitalista e il lavoratore vengano considerati sullo stesso livello.

In questa chiave di condivisione socio-economica, seppur con sfumature ancora social-democratiche del PD, va letto l’appoggio di Bersani al Governo Monti per 13 mesi, la lunga luna di miele concertativa (che oggi fanno finta che sia finita) che ha condotto alla contro-riforma del lavoro, al taglio di sanità ed istruzione pubblica (10 miliardi), all’approvazione dell’acquisto dei caccia F35 (inutili quanto offensivi rispetto ai sacrifici richiesti a tutta la popolazione).

Oggi il professore continua con la sua agenda a voler condurre l’Italia sul sentiero del liberismo e del capitalismo che mai come in questi anni ha dimostrato tutte le sue lacune e le sue incongruenze.
vendola col cappelloBersani cerca ancora una via di mediazione fra i diritti della popolazione ed i privilegi del capitale (candidando i sindalisti asserviti della CISL e leader di Confindustria), la sua illusione trascinerà i lavoratori, i pensionati, i giovani e i compagni di SEL nel baratro della crisi che ancora non è superata.

Allora, per parafrasare una volta in più Lenin, “che fare?” : il partito della Rifondazione Comunista ritiene che non sia più il tempo della convivenza fra capitalismo e social-democrazia: riteniamo che la nostra scelta, congiuntamente a quella di altri partiti e movimenti contrari al modello imperante, di una coalizione elettorale a fianco di Ingroia e rivoluzione-civile-ingroiaRivoluzione Civile sia l’unica strada percorribile per uscire dalla visione unica del mondo: le politiche di austerità (abiurate anche dal FMI), i tagli al welfare e la soppressione dei diritti saranno la tomba del popolo; tutto deve ripartire da un maggiore intervento dello Stato nell’economia, da una Europa che non sia il mercato delle merci ma la casa delle persone, da uno Stato in grado veramente di mettere la parola fine all’illegalità organizzata e all’evasione fiscale, da una ritrattazione delle restituzioni del debito pubblico, ad oggi trappola speculativa in mano alla finanza mondiale.

Per questo crediamo che il nostro progetto sia l’unico efficace per l’Italia e soprattutto per gli italiani: per riportare speranza, lavoro e giustizia sociale sopra le macerie del capitalismo

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3 thoughts on “Colpevoli di crisi profonda

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