Profumo di sinistra

Domenica 16 dicembre a partire dalle 10 all’enoteca comunale di Genzano ci sarà il primo incontro per tutte le realtà politiche e di lotta che vogliono dar vita ad una vera opportunità politica diversa dall’ideologia liberista e mercantilista che ha contraddistinto in questi anni i Governi Berlusconi e Monti ed i partiti che li hanno sostenuti.

Cambiare si puòE’ un punto di partenza importante che rimette al centro non il colloquio con i mercati finanziari ma il popolo, un progetto che vuole riportare i temi della politica nel loro naturale contesto, quello dei cittadini e dei loro problemi.

Sin dal decalogo iniziale si può sentire non solo il profumo ma anche l’essenza stessa di cosa vuol dire “sinistra” in Italia, in Europa e nel mondo: una forza politica che lotta per gli interessi di chi è maggiormente colpito dalla crisi, che cerca di superare i modelli capitalistici dominanti non con la concertazione ma con la certezza che fra padrone e lavoratore è il secondo che deve essere tutelato.

1. Sì a un’Europa dei cittadini, alla rinegoziazione del debito pubblico e delle normative europee al riguardo attraverso una alleanza dei Paesi mediterranei oggi devastati dalla crisi e a un progetto di riconversione di ampi settori dell’economia in grado di rilanciare l’occupazione con migliaia di piccole opere di evidente e immediata utilità collettiva. No all’Europa delle banche e dei banchieri e delle politiche recessive in atto.

2. Sì a un grande progetto di riconversione ecologica dell’economia e di riassetto del territorio nazionale e dei suoi usi per garantire la sicurezza dei cittadini e la riduzione del consumo di suoli agricoli. No alle grandi opere (dal Tav Torino-Lione al Ponte sullo stretto e al proliferare di autostrade e raccordi) inutili, dannose all’ambiente e alla salute ed economicamente insostenibili.

3. No a contrazione del lavoro e al precariato e alla riduzione di fatto dei salari e delle pensioni. Sì al ripristino delle tutele del lavoro e dei lavoratori cancellate dai Governi Berlusconi e Monti (anche con sostegno ai referendum) e alla sperimentazione di modalità di creazione diretta di occupazione, anche in ambito locale, all’introduzione di un reddito di cittadinanza, al potenziamento degli interventi a sostegno delle fasce più deboli e dei presidi dello stato sociale (nella prospettiva di un welfare dei diritti e non di forme di assistenzialismo caritatevole).

4. No agli attuali costi fuori controllo della politica e alla rappresentanza come mestiere. Sì alla autonomizzazione della politica dal denaro, all’abbattimento dei relativi costi, alla previsione di un tetto massimo per i compensi pubblici e privati, all’azzeramento delle indennità aggiuntive della retribuzione per ogni titolare di funzioni pubbliche.

5. Si a un’imposizione fiscale più incisiva sui redditi elevati, sui patrimoni e sulle rendite finanziarie (con estensione alle proprietà ecclesiastiche). No ad aumenti delle imposte indirette e a inasprimenti della fiscalità nei confronti dei redditi medio-bassi.

6. Sì a un’azione di ripristino della legalità, di contrasto della criminalità organizzata, dell’evasione fiscale e della corruzione con recupero di risorse da destinare a un welfare potenziato e risanato dal clientelismo. No alle politiche dei condoni e alle leggi ad personam.

7. No a tutte le operazioni di guerra e drastica riduzione delle spese militari. Sì alla destinazione dei corrispondenti risparmi e di risorse adeguate a sanità, scuola pubblica, ricerca e innovazione (nella convinzione che sapere e istruzione sono prerequisito della democrazia e intervento strategico).

8. Sì a politiche di valorizzazione dei beni comuni e a forme di sostegno e promozione delle esperienze di economie di cooperazione e solidarietà. No allo svuotamento di fatto dei referendum del 2011 e alla vendita ai privati dei servizi pubblici locali.

9. No ad ogni forma di discriminazione e di razzismo (e alle leggi che ne sono espressione, a cominciare dalla Bossi-Fini). Sì al pieno riconoscimento dei diritti civili degli individui e delle coppie a prescindere dal genere, a una cultura delle differenze, a politiche migratorie accoglienti e all’accesso alla cittadinanza per tutti i nati in Italia.

10. Sì a una riforma democratica dell’informazione e del sistema radiotelevisivo che ne spezzi l’attuale subordinazione al potere economico-finanziario. No al conflitto di interessi e alla concentrazione dell’informazione.

Cambiare-si-puòNoi partiamo da questi punti, per dare una svolta ad un Paese che ogni giorno vede ridursi le proprie speranze, per evitare che il popolo, i lavoratori, gli studenti e i pensionati non siano più una statistica negativa ma la vera risorsa  di crescita!

Ci auguriamo che anche altre forze si aggreghino rendendosi conto che chi considera finito l’articolo 18 (e pertanto i diritti dei lavoratori) ed apre a politiche liberiste ed in continuità con Monti non emana profumo di sinistra ma solo lezzo di cancrena capitalista.

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6 thoughts on “Profumo di sinistra

  1. Io non sono comunista, sono cattolico, e vedo in alcuni punti del decalogo intenti buoni, di eguaglianza e di giustizia sociale che anche Gesù predicò durante la Sua vita terrena. Tuttavia, penso che un governo fondato su queste basi non possa resistere. La storia ha dimostrato che il comunismo come governo ha fallito, e per resistere ha dovuto imporsi con la forza. In Corea del Nord e a Cuba è così, e anche la Cina, che in teoria è comunista, ma in pratica non lo è. Il problema è che chi comanda finisce presto per perdere i suoi nobili intenti a favore di un regime dispotico da cui non si vuole staccare: vedi, per esempio, Robespierre. Lo stesso regime di Castro, a Cuba, è diventato malato: se la gente fosse felice a cosa servirebbe il divieto di espatrio? I rivoluzionari quasi sempre diventano tiranni. “Tiranno”, nell’antica Grecia, era un sovrano assoluto, ma non aveva un’accezione negativa, cosa che in seguito ha acquistato quando chi aveva nobili intenti li ha persi appena ha preso il potere. Spero di essere riuscito a spiegarmi.
    Un ultimo appunto, riguardo al punto 7. Dell’articolo 11 della nostra Costituzione molto spesso si conosce solo: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”, e si dimentica la seconda parte, “consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”. Le organizzazioni internazionali sono l’ONU, che non di rado ha chiesto l’aiuto militare dei Paesi liberi contro i dittatori.

    • Antares, non neghiamo gli errori che possono essere stati fatti negli anni dalle persone ma riteniamo ancora applicabile e valida l’ideologia che pone al di sopra di tutto l’emancipazione dell’uomo da strumenti di oppressione come il mercato ed il capitalismo.
      Vorremo poi ricordarti che il comunismo in Italia si è sempre mosso per la democrazia, per cui ha fortemente combattutto contro le dittature nazi-fasciste e contro qualsiasi tentativo successivo da parte di forze reazionarie (anche vicine alla Democrazia Cristiana) per ridurre i poteri del popolo.
      E’ da questi principi sempre validi e mai screditati che come Partito della Rifondazione Comunista continuiamo la nostra lotta politica convinti che uno Stato debba tutelare i propri cittadini, che le risorse strategiche (acqua, energia, acciaio, banche) debbano essere controllate dal pubblico per non cadere vittime delle speculazioni capitaliste (il caso ILVA parla da solo) e che uno Stato debba essere laico.

      • Vedo che su molte cose siamo d’accordo, anche se il modo in cui vorremmo realizzarle è diverso. In particolare, non mi sembra di vedere un ricambio generazionale, tra i vostri. Io non c’ero negli anni ’70, ma per quanto ne so studenti e operai protestavano seriamente. Anche con violenza, certo, ma con criterio. Ma come posso apprezzare gente che oggi va alle manifestazioni con il preciso intento di distruggere? Parlo di manifestazioni di sinistra con un fine pacifico, nelle quali queste persone si infiltrano. La loro violenza li rende invisi all’opinione pubblica, e credo che voi dovreste, nel vostro interesse, condannarli con fermezza. Per esempio, è capitato che una giornalista di sinistra provò a intervistare un gruppo di giovani No-TAV, chiedendo loro di spiegare le loro ragioni. Questi non solo non le risposero, ma le tirarono liquidi addosso e uno le disse addirittura “Vai a lavorare”!
        Vorrei porti, infine, un quesito. Tu parli di Stato laico, e immagino tu intenda in cui la Chiesa non abbia la minima influenza, e in cui l’unica morale non sia quella religiosa. A questo punto ti chiedo: essendo io cristiano, ritengo che i gay non debbano potersi sposare. Io sono cosciente di questo, credo fermamente che Dio esista e vedo nel Papa il Vicario di Cristo. Se io, in completa libertà, voto contro ai matrimoni gay, seguendo la mia coscienza, come fai a dire che “la Chiesa” è intervenuta nella politica italiana?

      • Antares per quanto riguarda la violenza nelle manifestazioni abbiamo sempre condannato, e quando potuto anche impedito, la provocazione di infiltrati che c’entrano poco o niente con i motivi della protesta (e che spesso si sono dimostrati anche esterni a qualsiasi movimento/partito di sinistra).
        Per rispondere alla tua seconda domanda noi siamo per uno Stato laico in cui la Chiesa, come dici giustamente te, non abbia influenza nelle decisioni che lo Stato prende; un Governo per noi deve favorire principalmente la cosa pubblica: scuole, ospedali e non votare leggi che regalino favori economici ad enti religiosi.
        Questo non implica che il ruolo della Chiesa (o altre istituzioni religiose che per noi vivono sullo stesso piano) non possa continuare fra i suoi credenti: se te da cattolico non sei d’accordo con i matrimoni fra gay è un tuo diritto pensarlo, esternarlo (nei modi democratici e non offensivi ovviamente) e votare i partiti che condividono questa tua idea.
        Ma se la maggioranza degli italiani (come oggi è) è a favore all’inclusione dei gay all’interno dei diritti civili uno Stato laico non si può tirare indietro dal concedere tali diritti e non ci deve essere alcuna ingerenza religiosa che si possa permettere di contestare le leggi che uno Stato, espressione dei cittadini, fa.
        Speriamo di aver risposto alle tue domande.

        Saluti rossi

      • Sì, grazie, avete risposto. Mi fa piacere trovarmi concorde su alcuni punti con voi. Saluti.

  2. Pingback: Per | Rifondazione Comunista di Marino

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