Ricatto ai lavoratori

governo capitalismoIl nuovo accordo sulla produttività è stato sottoscritto dalla compagine padronale al gran completo (ABI, Federcasse, Confindustria,…) e dagli oramai immancabili sindacati padronali (CISL, UIL e UGL) che hanno abbandonato da anni la lotta per i diritti dei lavoratori e preferiscono condurre una politica sindacale di mendicanti delle briciole che i capitalisti vogliono lasciare ai loro dipendenti.

Il nuovo accordo si può sintetizzare in una minima concessione salariale (tassazione al 10% dei premi produzione) a fronte di una serie destrutturazione del contratto nazionale di categoria, concedendo deroghe su ogni punto del CCNL a livello territoriale (ovvero un ritorno alle gabbie salariali e allo sfruttamento di un territorio vessato dalla disoccupazione) e alla contrattazione aziendale con la remissione totale di qualsiasi diritto.Con questo accordo si applica il modello “FIAT” a tutta l’Italia motivandone la necessità per un rilancio dell’economia italiana e della capacità produttiva: ritorniamo al solito e vetusto argomento, lavorare di più per produrre di più!

Certo i dati ISTAT parlano di una perdita di produttività del settore industriale italiano, peccato però che l’ente di ricerca intende la produttività come direttamente legata agli investimenti, specie in ricerca e sviluppo. I dati Istat descrivono una produttività del capitale (intesa come rapporto tra il valore aggiunto e l’input di capitale) in costante diminuzione tra il 1992 ed il 2011: in media l’Italia perde in questo senso uno 0,6% annuo. Nello stesso periodo, “l’intensità del capitale, misurata come rapporto tra input di capitale e ore lavorate, è aumentata in media d’anno dell’1,6%”.

Allora, come sempre da un anno a questa parte fa questo Governo, la cura che si sta proponendo non guarisce dal male: perché proseguire con un percorso in cui sono messi in discussione solo i diritti dei lavoratori? Perché legare i loro aumenti salariali alle condizioni economiche delle loro aziende, dell’economia nazionale ed internazionale? Perché renderli responsabili di risultati causati da scelte aziendali non fatte da loro?

Movimento per i padroniLa risposta è chiara: il padronato italiano ha rinunciato da molto tempo ad essere competitivo sulla tipologia e sulla qualità del prodotto, e punta tutto sul basso costo del lavoro. In questi termini, la competizione le industrie italiane la fanno con i Paesi meno sviluppati dal punto di vista industriale o emergenti e con maggiore sfruttamento del lavoro. Per competere con questi Paesi non si devono avere lavoratori ma servi, alla faccia di dichiarazioni da parte di partiti di centro-sinistra per cui “il fulcro di quel conflitto non è più solo l’antagonismo classico tra impresa e operai, ma il mondo complesso dei produttori, cioè delle persone che pensano, lavorano e fanno impresa”

Peccato però che i padroni questo fronte di conflitto ancora lo concepiscono e fanno di tutto per unirsi e schiacciare chi sta dall’altra parte grazie anche a collaborazioni ideologiche deviate come queste e con la connivenza di sindacati asserviti.
Come si può giudicare altrimenti Bonanni che sostiene senza alcuna remora la nuova lista di Montezemolo (una lista di capitalisti, industriali e banchiere) dichiarando esplicitamente con chi si schiera nella lotta fra lavoratore e padrone.

lotta di classePer ora la CGIL si è opposta all’accordo ma non basta: è il momento per il sindacato recuperare la lotta di classe, di indire una serie di azioni di protesta concrete, mobilitazioni e scioperi in tutto il territorio.
Il sindacato guidato dalla Camusso ha già visto picconati l’articolo 18, le pensioni e la rappresentanza sindacale senza che abbia mosso un dito, crediamo che sia giunto il momento anche per esso di fare una scelta: fra i lavoratori ed i padroni.

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One thought on “Ricatto ai lavoratori

  1. Pingback: La lotteria del lavoro | Rifondazione Comunista di Marino

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