Le primarie del centro-sinistra sono una cosa seria

Questa sera su Sky ci sarà il primo confronto fra i partecipanti del centro-sinistra: la formula accettata da tutti i partecipanti prevede delle domande a cui bisognerà dare una risposta di un minuti e mezzo con conto alla rovescia annesso, ci è per ora ignoto il premio finale e se sarà possibile il raddoppio o l’aiuto a casa.Questa scelta da mondo del tele-quiz svilisce quel poco di serietà che questa campagna surreale ha fin qui espresso, forse vuole favorire il candidato della destra liberale Renzi che rispetto agli altri ha già un’esperienza del genere alla ruota della fortuna e può contare sull’aiuto di Gori (ex-Mediaset).
Ma al di là dell’ironia e della deriva spettacolaristica, che ha ormai preso il dominio sulla politica italiana “di governo”, come possiamo anche vedere dalla ridicola immagine oggi riportata dal sito del Partito Democratico, queste primarie si stanno caratterizzando per un’assenza sconcertante di un programma di uscita dalla crisi che sta colpendo la popolazione italiana.

Bersani, Puppato, Vendola, Renzi, TabacciCome si può pensare di dipanare i problemi endemici della nostra nazione e di tutto un sistema di produzione, quello capitalistico, in piena crisi in soli 90 secondi? Semplicemente non si può perché il dibattito non deve essere politico ma di slogan, di reclame pubblicitari che devono più o meno attirare l’elettore verso uno dei cinque prodotti pubblicizzati stasera.

Ma fate attenzione che c’è la fregatura: i cinque non esistono, c’è solo la carta d’intenti che hanno sottoscritto e che farà agire tutti nello stesso modo.

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6 thoughts on “Le primarie del centro-sinistra sono una cosa seria

  1. E’ anche vero che se in pochi secondi un pretendente dice “occore mantenere la fedeltà a Monti e alle sue scelte”, ed un altro dice all’opposto “Monti va dimenticato e la sua cura ribaltata”. Saranno pure slogan, ma ad ogni ascoltatore potrebbe dare la possibilità di comprendere chi sta con chi, a difesa di che, per cambiare cosa. Per quanto alla spettacolarizzazione, è vero, l’ho approfondito in vari articoli in questi giorni su tastorosso, che se le “primarie” ed i confronti per costruire un programma a favore dei deboli per far pagare la crisi ai forti e non ai lavoratori o ai disoccupati o de-pensionati, sono solo pochi confronti tv e nessuna partecipazione delle persone in carne ed ossa che si incontrano per valutare e decidere, allora non c’è delega che tenga: resta tutto in superficie e non incide. Nella realtà, seppure smuove qualcosa del voto! Allora l’impegno è in mano ai comunisti che – come è capitato in altre epoche storiche – invece che ribadire “semplicemente” la propria giusta ideologia, si sono fatti carico di creare, insieme al mantenimento della propria identità, una realtà di riferimento più vasta mediata dalle lotte, dalle scelte di programmi, e dalla partecipazione a competizioni elettorali anche unitarie.

    • Il tuo ragionamento caro Maurizio sarebbe assolutamente corretto se non fosse per un particolare determinato dalla carta d’intenti “Italia Bene Comune” sottoscritta dai concorrenti (mai termine ci parve più adeguato) http://www.partitodemocratico.it/doc/244830/carta-dintenti.htm e di cui si chiederà sottoscrizione anche ai cittadini che vorranno scegliere il loro candidato.
      Non si può prescindere da questo punto di partenza per una corretta analisi di una chiamata al voto di un movimento che sarà pure “social-democratico” ma che rompe totalmente con la storia della lotta di classe arrivando, nel punto concernente il lavoro, ad archiviare più di centocinquanta anni di lotte in favore di un accordo fra lavoratore e padrone contro una fantomatica finanziarizzazione del capitale, quando è chiaro che tale deriva è stata causata dai capitalisti stessi per arginare il calo del saggio di profitto.
      Inoltre non ravvisiamo in questo programma alcun punto di rottura con il governo di Monti ma di semplice attenuazione quando invece la soluzione è proprio nel rompere i legami con il sistema produttivo attuale e rivedere totalmente l’economia italiana e mondiale in chiave anti-capitalista.
      Tutto questo non emerge dal programma di nessun candidato alle primarie, e non potrebbe essere altrimenti visto che non è presente sulla carta d’intenti, nessuno dirà “Monti va dimenticato e la sua cura ribaltata” e se lo dirà andrà contro quanto ha sottoscritto e sottoscriveranno i suoi simpatizzanti, questo deve essere chiaro a tutti ma stranamente nessuno lo ha esplicitato per non darsi la zappa sui piedi.
      Non a caso nel programma non si parla di abolizione delle riforme di Sacconi o di quelle della Fornero, il PD mai potrebbe cancellare delle leggi che esso stesso ha votato, pena la frattura e la sua fine: per questo non solo non ci sentiamo di esprimere il nostro appoggio ad alcun candidato ma ribadiamo che nessun candidato, per come è stata posta la questione, stasera, domani o ad aprile potrà rappresentare i lavoratori o i disoccupati o i de-pensionati ma è da questi, a cui in questi giorni noi comunisti stiamo chiedendo le firme per i referendum abrogativi, che va costruita la vera alternativa, che imprescindibilmente non può che passare per la lotta di classe dei lavoratori contro i padroni.

  2. Ora il Governatore pugliese ha preso subito di mira il modello culturale di Matteo Renzi, che a suo parere deve essere rottamato, e l’ha attaccato anche sulle spese per la campagna delle primarie. Ha annunciato che la sua campagna si avvicinerà al costo di zero euro, in quanto si regge sul volontariato, e sulla moralizzazione della politica a partire dalla riduzione degli emolumenti. Ha ricordato che quest’anno si è ridotto il suo stipendio di altri 50mila euro perché chi fa politica deve sentire il dolore del Paese. Poi ha lanciato un “messaggio di pace” ai suoi due principali rivali: «Tanto Bersani quanto Renzi oggi sono miei competitori – ha detto Vendola -, ma spero che la competizione non scalfisca i rapporti umani e non precipiti nella violenza verbale».

    • Lodevole da parte sua ma non risolve il problema di un programma che parla di attenuare le misure di rigore e non di superarle totalmente con un cambio di politica che vada oltre il modello capitalista.
      La questione degli stipendi e della spesa dei partiti è importante ma non deve distogliere dal dato importante: l’Italia è un paese in recessione che le politiche sin qui adottate da Monti hanno aggravato ulteriormente, vediamo chiaramente che il punto finale di questa politica è il “modello Grecia” e nessuno dei candidati sta dando risposte adeguate per impedire questa deriva.

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