Silenzi di regime

Il ritorno in campo per Berlusconi, da imputare senza alcun dubbio alla sentenza di condanna ricevuta dalla procura di Milano per frode fiscale, è la rappresentazione del declino del “caimano”, evidenzia la sua incapacità di adeguarsi al nuovo percorso politico  che l’amalgama centrista ha intrapreso in questo anno grazie a Monti.

La sua fine dovrebbe rappresentare la fine anche del capitalismo “irresponsabile” e cialtrone, specchio di un’Italia sull’orlo del baratro.

Eppure gli ultimi colpi di coda di un personaggio oramai inutile sono stati utilizzati in maniera speculativa proprio dal nuovo che avanza, da quella classe tecnico-politico che ci governa senza il nostro consenso che dovrebbe rappresentare il capitalismo “pulito” e “responsabile”.Mandati in onda su tutti i telegiornali, con ampio spazio su ogni giornale affiliato al Governo di regime tecnocratico le esternazioni di Berlusconi hanno avuto il merito di coprire due fatti molto importanti per il futuro del nostro Paese.

In primo luogo è stata oscurata la manifestazione “No Monti Day” di sabato a Roma in cui 100 mila persone sono scese per mostrare che in Italia c’è chi non si piega alle politiche liberiste, capitaliste ma soprattutto oppressive che il PD, UDC e PDL continuano a votare senza alcun rimorso.
Un corteo pacifico e numeroso reo di non aver ceduto alle lusinghe della facile violenza e delle provocazione e che evidentemente non ha riscosso successo fra i giornali che lo hanno totalmente ignorato.

Ignorato ovviamente anche il messaggio politico che Ferrero e gli altri organizzatori hanno ribadito: fine delle politiche repressive, cancellazione del fiscal compact, il ritorno dei diritti pensionisti e dei lavoratori, un nuovo modello di concezione dell’Europa: modello sociale e solidale.

Ignorato da un punto di vista di critica politico-economica anche la proposta di Mario Draghi, presidente della BCE, di creazione di un super-commissario UE che possa porre il veto ai bilanci nazionali per quegli stati in cui devono ancora essere portare avanti le “riforme”.

Non bastava il Fiscal Compact a rendere inutile qualsiasi iniziativa degli Stati dell’Europa, adesso compare anche un commissario (probabilmente proposto dalla BCE visto che sembra una strana abitudine in via di estinzione eleggere i propri rappresentanti) che imporrà ancora più il controllo della tecnocrazia sui governi che non accellerano sull’austerity.
Ai Paesi che temono di perdere la loro sovranità, il presidente Bce ha ricordato che «alcuni Paesi non hanno capito di aver già perso la sovranità da molto tempo perché sono pesantemente indebitati e questo li rende dipendenti dal buon volere dei mercati». 

Anche su questo denunciamo il silenzio delle forze politiche, prima fra tutte il Partito Democratico che si guarda bene da contestare questa accelerazione in chiave UE a dimostrare come tutte le parole spese per le primarie di equità e giustizia sociale sono un falso ideologico ed una presa in giro nei confronti degli elettori.

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