Il progetto liberal-capitalista

stato socialeAppare ormai chiaro come la nuova legge di stabilità (ex legge finanziaria) del Governo Monti sia l’ennesima manovra repressiva nei confronti delle classi lavoratrici.

Ventilata come una scelta per incrementare le possibilità di acquisto delle persone e per rilanciare pertanto la domanda si dimostra nei suoi intenti una nuova mannaia taglia-redditi e innesca nuove tasse e spese per gli italiani.
Se infatti c’è stato il famigerato “taglio delle tasse” con la riduzione di un punto IRPEF per le prime due aliquote l’aumento di un punto di IVA per le aliquote del 10% e del 21% comporterà, secondo le previsioni di ogni economista ed ogni centro di ricerca, un aumento della spesa per ogni singolo italiano con un accuirsi della sua perdita di potere di acquisto (tornato ormai a livelli degli anni Cinquanta del secolo scorso!!).

Le ulteriori misure prevedono un drastico taglio alle detrazioni (come al solito in maniera retroattiva divenendo efficaci già per questo anno in corso) che si dimezzano del tutto ed un taglio alle detrazioni comporta necessariamente una riduzione della possibilità di risparmio/spesa per il contribuente: i nuovi balzelli pesare sulle nostre famigerate “tasche” per oltre 200 euro nei prossimi anni.

Le scelte del Governo, se verranno approvate dal Parlamento (e qui sarà interessante valutare il comportamento soprattutto del PD che gioca a fare “la sinistra” davanti agli schermi ed agisce da destra dietro agli scranni!!), ci portano ad alcune riflessioni:

  1. Continuiamo a denucnciare una totale carenza di equità nelle scelte del Governo; alla riduzione dell’IRPEF (di cui beneficiano anche le classi agiate) avrebbe dovuto corrispondere un incremento della stessa per le fasce di reddito più elevate. L’aumento dell’IVA è, ancora una volta, una misura trasversale che ovviamente colpisce maggiormente chi dispone di meno ricchezza: una patrimoniale sui redditi e sui patrimoni avrebbe probabilmente bilanciato la riduzione dell’IRPEF ma evidentemente colpire ricchezza e privilegio non rientra nei piani del Governo, del Parlamento (il PD parla da mesi di patrimoniale ma non abbiamo ancora visto una sua reale proposta in merito) e delle banche.
  2. Dai dati pubblicati da Banca d’Italia veniamo a “scoprire” che siamo una nazione in cui aumenta la disoccupazione, si riduco i redditi e le spese correnti: ma non sembra essere un problema del Governo.
    Invece di rilanciare l’economia investendo denaro pubblico per lo sviluppo avvengono ulteriori tagli alla sanità, all’istruzione e allo stato sociale (modifica della legge di assistenza e tassazione del TFR); invece di ridurre le vere inefficienze (corruzione, spese inutili, evasioni fiscali) che ogni anno ci costano quasi 200 miliardi di euro si preferisce “investire” in caccia bombordieri (16 miliardi di spesa!!), si preferisce pubblicare un “libro bianco” con una ricerca su quanto siamo corrotti e poco corretti, si preferisce tagliare i seggi politici (ai Comuni, alle Regioni e al Parlamento) rappresentazione della democraticità di una nazione piuttosto che intervenire sugli emulmenti percepiti dalla classe politica, reale privilegio inaccettabile.
  3. In tutto questo vediamo una progettualità politica piuttosto che “tecnica”. Se il “compito” di Monti e degli altri ministri evocati da Napolitano (e mai eletti nè scelti da alcun cittadino) era quello di salvare l’Italia dalla bancarotta ci sembra che tale compito, vendendo estendersi sempre di più la povertà reale, stia fallendo miseramente. Forse si sta realizzando però il reale progetto del Governo, scritto e determinato non dal popolo ma dal capitalismo mondiale, avviare e completare un processo di thatcherizzazione dell’Italia, disgregando sempre di più lo stato sociale fino a farlo finire del tutto, costringendo i cittadini a provvedere da soli al proprio mantenimento assistenziale, portando (come ne Regno Unito) ad un netto divario, tipico della società ottocentesca e capitalista, fra le classi agiate e tutto il resto del mondo, classe media compresa.
  4. A questo progetto non vediamo in Italia crearsi un fronte di opposizione reale: le primarie del PD (o del centro-sinistra) stanno trasformando la futura coalizione in uno schieramento liberal-centrista che sicuramente attenuerà le misure repressive ma non favorirà il superamento del sistema capitalista che ci ha condotto alla crisi. Una scelta politica di mansueto contrasto al sistema finanziario mondiale che non contrasti il Fiscal Compact e l’ingerenza del “mercato” nelle scelte politiche non può portare ad alcun risultato, basti vedere come la social-democrazia in altre parti di Europa non riesca a districarsi dalle pastoie dei tagli assistenziali (Hollande in Francia è il caso più emblematico), se non a quello di impoverire ancora di più la nostra esistenza.
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4 thoughts on “Il progetto liberal-capitalista

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