Proteste ed inedia di classe

Mentre in questi giorni la protesta sociale in Spagna, Portogallo e Grecia sta conducendo ad una rivolta della popolazione verso le imposizioni capitalistiche della troika che affamano le nazioni, reprimono i principi democratici e arricchiscono gli speculatori in Italia si assiste ad un sopore letargico in cui gli unici assembramenti sono costituiti dai tecno-adepti dell’iPhone5.

E’ alquanto curioso notare che in un Paese in crisi nera la scollatura di classe si esprima in maniera così netta mostrando un nutrito gruppo di persone spendere ore ed ore della loro vita per accaparrarsi uno strumento tecnologico simbolo del capitalista “lib-dem” più osannato nel mondo: l’icona di Steve Jobs ha sicuramente contribuito alla disgregazione sociologica del concetto di classe in questi anni grazie ai miti del successo personale e dell’identitarismo auto-celebrativo.

Se a questa figura di bieco capitalista “democratico” ci affianchiamo il fatto che la fabbrica di produzione dell’iPhone è la rappresentazione del nuovo modello di produttività a cui vogliono farci tendere  ne emerge un quadro in cui determinate classi sociali vengono spinte solo dal fenomeno consumistico depersonalizzante.

Ma il caso “iPhone 5” non è che un pretesto per approfondire una situazione ben più preoccupante, in cui anche le fasce più colpite della popolazione trovano grande difficoltà ad aggregarsi, in cui le proteste (dai casi industriali di FIAT, Alcoa, ILVA o Carbonsulcis fino ai comitati locali) non riescono ad unificare gli sforzi verso un solo grande moto di protesta sociale che insieme all’inedia di molte persone costituisce uno scenario sconfortante del nostro Paese, refrattario al dolore sociale di molti lavoratori e disoccupati, indifferente alle morse privatistiche e all’assalto predatorio del capitalismo.

Causa di questa vegetismo va sicuramente ricercata nella classe dei piccoli e medi borghesi, che benchè maggiormente penalizzati dalla crisi, stentano a tradire gli interessi dell’alta borghesia capitalistica da cui sono stati estromessi nella spartizione del benessere, ma anche dalle manovre più leggere che hanno colpito l’Italia rispetto agli altri paesi e l’effetto ancora non palesatosi di contro-riforme come quella del lavoro e delle pensioni ma non è solo in questo il problema dell’Italia.

Uno studio congiunto dell’Istituto universitario europeo di Firenze, con il coordinamento della London School of Economics, ci svela oggi che in Italia questa inedia è causata da una mancaza di un’opposizione di sinistra: l’assenza di un forte movimento sociale, trainatore delle folle.

Il popolo italiano schiacciato da un “Governo Tecnico” supportato in maniera tri-partisan da centro, destra e il partito opportunista di finta social-democrazia (il PD di Bersani per intenderci) ha perso le coordinate politiche di protesta e senza una guida non può creare le condizioni di aggregazione necessarie alle proteste, non riesce ad esprimersi con pienezza come classe!

E’ abbastanza curioso che una notizia del genere esca sulla Repubblica (il giornale più filo-governativo e liberale d’Italia) soprattutto dopo che quasi tutta la stampa “libera” ha ignorato per giorni le proteste nell’Europa mediterranea e considerando che sono anni che su questo giornale e su tutta la “libera informazione” italiana sono anni che Rifondazione Comunista è stata totalmente estromessa da qualsiasi dibattito politico.

A favore del lavoroC’è bisogno di partiti che abbiano il coraggio di evidenziare quanto c’è di sbagliato nel sistema capitalista e nelle manovre repressive che si stanno effettuando durante questa crisi, c’è bisogno di proporre un modello diverso a questa macelleria sociale. c’è bisogno di tornare ad aggregare movimenti, sindacati non servilistici, partiti sociali e socialisti verso un solo movimento che sappia essere rappresentativo della classe degli sfruttati.

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One thought on “Proteste ed inedia di classe

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