Maledetta produttività

Il Governo Monti dopo le contro-riforme repressive, che hanno ridotto drasticamente i diritti dei lavoratori rendendoli una massa omogenea di precariato che mai raggiungerà l’età pensionabile (fra le più alte in Europa), si appresta a varare l’ennesima “riforma” per rilanciare l’economia dell’Italia: il collegamento fra salari e produttività.

Utilizzando come al solito la propaganda populista di additare modelli “funzionanti” in altre nazioni i ministri Fornero e Passera stanno lavorando su di un piano di “incentivazione” per incrementare la produttività.Non possiamo come Partito che esprimere che dubbi su questa ennesima iniziativa di “risanamento” dell’economia italiana giacché sussistono condizioni che rischiano di causare una degenerazione oppressiva della riforma:

  • La classe imprenditoriale-capitalistica in Italia ha finora dimostrato la sua incapacità a condurre le aziende, mantenerle competitive sul mercato da un punto di vista di qualità dei prodotti e di capacità innovativa: i casi Alcoa, FIAT e ILVA sono emblematici di un’imprenditoria in grado solo di spremere profitti senza mai prendere in considerazione l’opportunità di investire nell’aggiornamento di macchinari, di tecnologia e di conoscenza dei lavoratori
  • Abbiamo in Italia un Governo che è assolutamente inetto nell’affrontare questioni che vadano oltre la finanza e l’orientamento borsistico: le titubanze della Fornero e di Passera nei confronti delle dichiarazioni di Marchionne o la lentezza nel voler risolvere la questione Alcoa dimostrano quanto chi governa non sappia affrontare le difficoltà dell’economia reale, non vediamo pertanto come questi individui possano delineare un piano a favore della classe lavoratrice.
  • La sempiterna crisi nazionale e congiunturale ovviamente continuerà a rappresentare un vincolo capestro che richiamerà le solite parole d’ordine di questo Governo “sacrifici”, “rigore”, “austerità”. Parole d’ordine che si trasformano in una scarsità di investimenti la cui quasi totalità, è da ipotizzare, sarà indirizzata verso le imprese, verso il capitale che, come ogni volta, ringrazierà.
  • L’Europa non è una comunità ma un mercato in cui ogni nazione continua con azioni di dumping fiscale o reddittuale per incentivare le aziende ad investire nel proprio territorio, pertanto da anni si assiste a politiche di sgravi fiscali o di riduzione di salari/diritti in quegli Stati carenti di una loro propria industria.

Date queste premesse assume un’importanza fondamentale il significato del termine produttività: temiamo che tutto si esplichi in un maggiore impiego della forza lavoro per “produrre di più”, si creerà una situazione per cui in Italia si realizzeranno le condizioni per un maggiore aggravio degli orari lavorativi; l’aggravio sulle ore lavorate infatti, seppur retribuito, non può essere valutato solo economicamente ma anche da un punto di vista sociale: non si può infatti ignorare che un lavoratore forzato a restare sul posto di lavoro una o due ore di più (sperando di non trovarci presto nella situazione greca) soffrirà di una maggiore alienazione, verrà sottratto del suo diritto al tempo libero e al riposo, tornerà, come all’inizio del XX secolo, ad essere una macchina fra le macchine.

La strada per incrementare la produttività non passa solo per la solita trita e fallimentare dicotomia ore lavorate – salario ma soprattutto attraverso una nuova visione del lavoro che è imprescindibile da due punti fondamentali:

  • Incrementare l’occupazione – la ricetta vincente deve essere “lavorare tutti lavorare di meno“, la produttività si incrementa soprattutto incrementando il numero della forza lavoro come persone e non come ore/uomo, concetto prettamente matematico e disumanizzante.
  • Rivedere in modelli organizzativi
  • Incentivare, come Stato, la riconversione industriale e influenzando positivamente con la propria presenza un’industria di produzione e non di profitto.
Annunci

5 thoughts on “Maledetta produttività

  1. Pingback: Proteste ed inedia di classe | Rifondazione Comunista di Marino

    • Gustavo, la questione che te poni è molto importante e diremo anche fondamentale per lo sviluppo del Paese, il legame delle Università con il territorio è un aspetto che in questi anni è stato sicuramente sottovalutato e non valorizzato dalla classe politica.
      Nonostante questo confondi il concetto di legame con la produzione alla produttività, intesa nel senso capitalistico del termine: per essere produttivi noi propendiamo ad una più seria pianificazione e conduzione dei piani industriali o formativi in modo da individuare una progettualità futura. Come potrebbe l’aumento di ore lavorative risolvere le problematiche da te esposte? Come potrebbe questo tuo attacco ai lavoratori (siano essi di aziende o del settore pubblico) risolvere la questione?
      Il lavoratore ad oggi non è padrone delle scelte “aziendali”, è relegato al ruolo di mero esecutore, in molti casi sottopagato, e troppo spesso paga il dazio (come glielo vorresti far pagare anche te) di scelte sbagliate a livello dirigenziale.
      Non è nel populismo delle dichiarazioni di cacciare i “fannulloni” che si imposta una nuova strategia di sviluppo economico ma nella revisione di meccanismi decisionali che oggi hanno dimostrato la loro inadeguatezza.

  2. Pingback: Ricatto ai lavoratori | Rifondazione Comunista di Marino

  3. Pingback: Mille firme per le primarie dei lavoratori | Rifondazione Comunista di Marino

Contribuisci con la tua opinione

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...