Chi rovina il lavoro

Marchionne Fabbrica Italia

La FIAT dimostra, ancora una volta di più, la sua natura capitalistico-speculativa: dopo aver costretto i lavoratori alla stipula di un contratto capestro per rilanciare il progetto automobilistico in Italia, in nome di una maggiore produttività, adesso cambia repentinamente idea e sottointende la scelta di fare fagotto ed abbandonare la nazione che per anni, con denaro pubblico, ha sovvenzionato l’industria torinese ed i lauti stipendi dei suoi dirigenti.

Marchionne annuncia che le condizioni del mercato automobilistico italiano sono mutate, che il progetto “Fabbrica Italia” oggi potrebbe avere una difficile applicazione e realizzazione.

Lavoratori FIATTutte chiacchere al vento: Marchionne parla di un piano di investimento promesso due anni e mai avviato, con buona pace dei sindacati conniventi (CISL e UIL fra tutti) che spinsero opportunisticamente alla firma dell’accordo separato destabilizzando l’unione sindacale, causando la cacciata dei delegati FIOM dalle fabbriche e dando il via ad una serie di attacchi ai diritti del lavoratore che hanno portato in questi anni alla legge Sacconi e alla contro-riforma Fornero sullo Statuto dei Lavoratori.
Oggi la FIAT dimostra che un progetto di investimento in Italia non era mai stato strutturato realmente, che un piano “Fabbrica Italia” non è mai esistito se non nella volontà di balcanizzare la classe lavoratrice.

Oggi i sindacati firmatari dell’accordo capestro si arrogano ipocritamente il diritto di esprimere allarme, forse ritrovarsi con un pugno di mosche in mano e dover andare a riferire ai propri iscritti del fallimento della strategia asservilista sin qui adottata sta agitando i sonnacchiosi delegati di CISL e UIL che vedono tremare la loro poltrona.

Oggi i partiti che due anni fa preferirono il silenzio ossequioso agli arrembaggi capitalisti di Marchionne richiedono l’intervento del Governo non comprendendo come la loro politica opportunistica non può proseguire e non ha mai funzionato; il velleitario appello verso chi ostenta il silenzio (come la Fornero) o attacca direttamente lo Statuto dei Lavoratori (in pieno spirito liberista che neanche il più becero Berlusconi si era permesso di tentare) fa comprendere come il PD non abbia più ben chiara la strada della lotta.

La linea della FIAT smentisce una volta di più le menzogne liberiste: non è nei diritti legittimi dei lavoratori che risiede il problema di questa nazione, non è in condizioni di lavoro degradate che si ritrova la produttività ma nella lotta al capitalismo imprenditoriale che non si fa scrupoli a speculare sulle miserie, nella lotta alle divisioni fra i lavoratori precari, nella lotta per un lavoro dignitoso, sicuro e equamente retribuito.

Lotte che si fa a fianco dei lavoratori, giorno per giorno: lotte che Rifondazione Comunista in questi anni ha svolto in FIAT o in altre realtà italiane.

Rifondazione Comunista

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One thought on “Chi rovina il lavoro

  1. Pingback: Ricatto ai lavoratori | Rifondazione Comunista di Marino

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