Verso la democrazia bancaria

Se dovessimo sintetizzare in poche parole l’esito l’incontro fra Monti e la Merkel potremmo dire nulla di fatto.

Al di là delle classiche, ed oramai abusate, parole di elogio della cancelliera alle riforme italiane (riforme che per ora sono solo sulla carta visto che il Governo dei professori dei 169 provvedimenti attuativi previsti dai primi decreti è riuscito a farne adottare solo 34 e per ben 52 dei restanti 135 il tempo assegnato dal legislatore è ormai scaduto ) la situazione europea non si è smossa di una virgola: la Germania continua ad opporsi a qualsiasi soluzione in grado di intervenire per alleviare la speculazione finanziaria contro gli stati europei; esprime un fermo no alla licenza bancaria del nuovo fondo “salva stati” e a qualsiasi ingerenza della BCE nella finanza anteponendo il beneficio temporaneo del suo paese alla catastrofe immanente che sta coinvolgendo tutta l’Europa.D’altro canto le misure prese dal consiglio europeo nello scorso giugno, e che valsero a Monti da parte della stampa e dai suoi sostenitori politici (PD, UDC e PDL) ovazioni e trionfi di stampo tardo-cesareo, sono ancora bloccate e non crediamo che riusciranno a vedere la luce tanto presto.
Di questo si sono accorti gli speculatori che hanno ripreso l’assalto verso Italia e Spagna riportando gli spread a valori quantomeno preoccupanti e di questo si è reso come anche Mario Draghi che in un’intervista al periodico tedesco “Die Ziet” fornisce la soluzione finale ai problemi dell’Europa.

In tutta Europa è in corso un dibattito fondamentale sul futuro dell’euro. Molti cittadini sono preoccupati per la direzione che sta prendendo l’Europa, ma le soluzioni proposte appaiono insoddisfacenti; la ragione è che queste soluzioni offrono solo scelte aut/aut: o torniamo al passato o avanziamo verso la costruzione degli Stati Uniti d’Europa. [….]
La mia risposta è: per avere un euro stabile non è necessario scegliere fra due soluzioni estreme. La ragione di questo dibattito non è l’euro in quanto valuta
.[….]
La ragione di questo dibattito sta nel fatto che la zona euro non ha avuto pieno successo in quanto polis. [….] come i recenti avvenimenti hanno dimostrato, il quadro istituzionale ha lasciato la zona euro senza gli strumenti necessari per garantire politiche economiche valide e una gestione efficace delle crisi. [….] È per questo che la via d’uscita non può essere un ritorno allo status quo ante. La crisi ha chiaramente messo in evidenza i gravi problemi legati al fatto di avere un’unica politica monetaria da un lato e politiche di bilancio, politiche economiche e politiche finanziarie scarsamente coordinate dall’altro. [….] Tutto questo lo può garantire solo un’unione economica e monetaria più forte. Ma non è necessario costruire l’unione politica per poter realizzare questa nuova architettura.

Il cardine ancora una volta non è un’unità politica di intenti, un’estensione sociale dell’Europa ma una subordinazione degli Stati nazionali alla politica monetaria continentale: non è bastata la crisi attuale per comprendere come il modello centrato solo sugli interessi monetari sia un modello fallace e destinato all’annientamente, bisogna rafforzare questo modello per renderlo sovra-strutturale ad ogni politica nazionale.

Il modello economico e politico proposto da Draghi è una garbata dittatura delle banche nei confronti della democrazia popolare, è un modello politico a cui ci si deve opporre con tutte le forze: l’affermazione di Syriza in Grecia (il cui successo è stato scongiurato solo tramite un terrorismo mediatico sconcertante), la vittoria delle sinistre in Francia e il probabile futuro successo del Partito Socialista nei Paesi Bassi delineano per fortuna un diverso scenario.

E la sitazione in Italia? Se da un lato la condizione economica ed industriale si fa sempre più preoccupante (i dati parlano per il 2012 di una recessione del 2%) la situazione politica è quantomeno disarmante: la spinta centralista del Partito Democratico, che naviga ormai verso un accordo post-elettorale già sancito con Casini, apre scenari di immobilismo decisionale ed un percorso in perfetta continuità con il Governo Monti.

Non sarebbe ora di costruire un modello diverso di sviluppo e di crescita economica? Un modello che non sia subordinato agli interessi finanziari e capitalistici ma espressione del benessere del popolo?

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One thought on “Verso la democrazia bancaria

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