Lavoro sommerso

Le strutture sociologiche ed il comune sentire di una popolazione si modificano molto lentamente nel corso di decenni ed il pensiero liberista ha ben lavorato per creare le condizioni che hanno portato alla stratificazione di un’idea malsana ed ideologicamente falsa nella percezione popolare: l’idea che il successo di un’impresa dipenda solo ed esclusivamente dall’abilità e dalle capacità del gruppo dirigenziale.Questo concetto ha causato negli anni l’inesorabile degrado della condizione del lavoratore, relegato sempre più spesso ad un ruolo marginale ed infruttifero; un ruolo che ne ha visto la trasformazione sociologica ed economica da risorsa fondamentale per la produzione a costo da tagliare per il benessere profittevole dell’impresa.

Della mendacità di tale concetto vediamo oggi i risultati in tutto il mondo capitalista e soprattutto in Italia dove vent’anni di politiche neo-liberiste hanno condotto le aziende verso l’orlo del fallimento: incapaci infatti di evolvere la loro strategia i capitalisti che possiedono le aziende in Italia si sono arroccati su linee di interventi repressive, di riduzione di costi e personale che, se da un lato hanno permesso al capitalismo di poter continuare a lucrare dall’altro hanno ridotto a zero qualsiasi possibilità di innovazione e di sviluppo.

Le proteste che in questi giorni la classe lavoratrice sarda sta organizzando riportano in primo piano il valore ed il contributo fondamentale che il lavoratore può fornire a beneficio dell’impresa non solo come forza produttiva ma anche come spinta innovatrice e di sviluppo: non è un caso infatti che i lavoratori della Carbonsulcis o dell’ALCOA siano in protesta per salvare un indotto di 10.000 posti di lavoro.
La protesta dei 40 minatori che hanno scelto di scendere a 400 metri sotto terra non è solo una protesta per scongiurare la perdita del lavoro ma anche una manifestazione per scuotere il Governo in vista dell’incontro che venerdì prossimo, 31 agosto, la Regione insieme ai sindacati e il governo faranno con alcune importanti aziende che operano in Sardegna (Alcoa, Eurallumina, Portovesme srl e Carbosulcis).

Gli operai vogliono che le loro aziende non chiudano e portano un progetto di sviluppo per il polo minerario: chiedono una decisione definitiva al governo sul finanziamento del progetto integrato, che varrebbe 200 milioni di euro e l’impegno dell’Enel, unico cliente della Carbosulcis per la centrale di Portovesme, ad impegnarsi definitivamente nella produzione di energia per le aziende del Sulcis,
energia pulita che potrebbe ridurre le difficoltà energetiche italiane e la nostra sempre più preoccupante sudditanza a fonte energetiche esterne.
Un piano industriale che per anni è stato rimandato perché per anni in Italia non si è voluto costruire un progetto industriale da parte dei Governi che si sono succeduti, lasciando solo alla “libera impresa” il compito di evolvere l’assetto produttivo.

Similmente anche i lavoratori dell’ALCOA stanno da giorni portando avanti la loro protesta perché la fabbrica in cui lavorano torni ad essere, come in anni passati, un punto di eccellenza nella produzione e lavorazione dell’alluminio.

Riteniamo sia necessario un intervento serio e propositivo da parte dello Stato; servono investimenti ed una progettualità che riparta soprattutto coinvolgendo la classe lavoratrice: la strada non deve essere quella della “libera impresa”, incapace di progettare il futuro a causa del vincolo impellente del profitto a breve termine che lega la visione capitalista, ma neanche quella del passato con lo Stato che eroga denaro pubblico senza dettare alcuna condizione alle imprese,  che negli anni ha portato al collasso di tutte le principali aziende italiane e che ha causato un’occupazione scarsa e precaria e la fuga dei capitalisti (Marchionne docet) dopo aver devastato il territorio e realizzato notevoli guadagni e speculazioni.

C’è bisogno di un’altra filosofia, di un nuovo modo di affrontare le attività produttive che riparta dalla valorizzazione della forza lavoro: i casi sardi e quello pugliese dell’ILVA devono andare a costruire un nuovo modello di impresa, sostenibile da un punto di vista ambientale e dei diritti della classe lavoratrice, un’impresa che sotto il controllo dello Stato possa portare benefici al territorio in cui si trova e a tutta la nazione.

Annunci

2 thoughts on “Lavoro sommerso

  1. La Fabbrica Putilov , per esempio, conta 12.000 addetti nel 1900, e, secondo Trotsky, 36.000 nel mese di luglio 1917. La teoria della rivoluzione permanente ritiene che la massa di contadini nel suo complesso non può assumere un ruolo guida, perché è dispersa in piccole aziende in tutto il paese e forma un gruppo eterogeneo, tra cui i contadini ricchi che occupano lavoratori rurali e aspirano a latifondismo così come i contadini poveri che aspirano a possedere più terra. Trotsky afferma: “Tutti gli antecedenti storici … dimostrano che i contadini sono assolutamente incapaci di prendere un ruolo politico indipendente.” I trotskisti discutono su quanto questo sia vero oggi, ma anche i più ortodossi tendono a riconoscere nella fine del XX secolo un nuovo sviluppo nelle rivolte dei poveri delle campagne, l’auto-organizzazione delle lotte dei senza-terra, e molte altre lotte che in qualche modo hanno hanno organizzato le lotte della classe operaia non portano i segni delle divisioni di classe. Tuttavia, trotskisti ortodossi ancora oggi sostengono che alla città e alla lotta di classe operaia spetta il compito di una rivoluzione socialista, legandosi alle lotte dei poveri delle campagne. Essi sostengono che la classe operaia prende coscienza della necessità di condurre una lotta collettiva, per esempio nei sindacati, derivante dalle sue condizioni sociali nelle fabbriche e luoghi di lavoro, e che tale coscienza collettiva è un ingrediente essenziale della ricostruzione socialista della società.

  2. Pingback: Proteste ed inedia di classe | Rifondazione Comunista di Marino

Contribuisci con la tua opinione

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...