La speculazione appoggia Monti

Dopo le parole del presidente del Consiglio Monti a Rimini e la replica fotocopia del ministro-banchiere Passera (da cui aspettiamo anche il tanto famigerato piano di rilancio dell’economia) anche le società di rating, che negli scorsi mesi si sono prodigate per accentuare la crisi del nostro Paese e di tutta l’Europa, si sono sbrigate a supportare la favolistica visione di un’Italia in cui la crisi sia in fase conclusiva.

Sarebbe però un errore di valutazione gravissimo considerare con entusiasmo le esternazioni di Moody’s e Fitch perché non sono una conferma della fine della crisi ma un semplice appoggio delle due società di rating, aziende private in mano ai maggiori speculatori finanziari, alle manovre liberiste di Monti e un diktat autoritario su come dovrà continuare ad orientarsi la politica italiana nei prossimi anni.
Non può sfuggire infatti come Fitch abbia sottolineato che l’Italia ha per ora attuato le giuste riforme, quelle che hanno azzerato anni di diritti dei lavoratori e quelle che si apprestano a privatizzare importanti settori industriali e di pubblica utilità (come scuola e sanità), e che il rischio per la stabilità dello Stato deriva dalla fine del Governo Monti e di un ritorno alle urne che potrebbe invertire la rotta sinora qui intrapresa.

Il messaggio delle agenzie di rating e del capitalismo è pertanto chiaro ed inequivocabile: L’Italia non può modificare l’impostazione prettamente liberista e borghese che i tecnici al Governo, dipendenti diretti delle banche e della speculazione, stanno cementando a colpi di leggi anti-sociali con l’avallo delle forze centriste che ad oggi siedono in Parlamento (PdL, PD e UDC).
Le agenzie di rating potranno facilitare l’allententamento della morsa speculativa sull’Italia a patto che si continui a perseguire la strada di “riforme” in favore del capitalismo, in caso contrario la crisi potrebbe aggravarsi ancora di più. D’altronde solo con questo appoggio si potrà scongiurare un autunno bollente di proteste visto che finora le “misure” europee sbandierate dalla BCE o dallo stesso Monti non sono ancora effettive e, probabimente, mai lo saranno.

Come fu per il caso della Grecia anche in Italia si sta iniziando a sviluppare una propaganda, palese ed occulta, sempre più rivolta a scongiurare la vittoria o l’affermazione di forze che finora si sono opposte al modello fallimentare del capitalismo, del modello che ha causato la crisi e che ad oggi continua a governare la politica mondiale.

Anche nelle proposte sulla nuova legge elettorale portate avanti dalla maggioranza opportunistica e filo borghese si possono ravvisare i prodromi di un’intesa “a priori” per facilitare il ritorno di Monti (o di un suo degno emulo) e tagliando fuori qualsiasi altra forza di opposizione sistemica.
Forse non siamo di fronte alla fine della crisi ma ci troviamo di fronte ad un ennesimo attacco al sistema democratico del mondo: unica soluzione che evidentimente il capitalismo ha trovato per scongiurare la sua sconfitta.

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