La fine della crisi?

E’ partito come ogni anno il raduno/convegno di Comunione e Liberazione, a Rimini.

Rimini CLIl meeting annuale del noto gruppo di potere lobbistico di matrice cattolico-borghese fondato da Luigi Giussani, è da anni utilizzato come vetrina o passarella politica (opportunisticamente anche da esponenti del centro-sinistra italiano di radici laiche) per accaparrarsi il ceto medio cattolico alla propria causa offrendo come merce di scambio al voto quei programmi di non-intervento sui finanziamenti che le istituzioni cattoliche continuano a ricevere copiosamente e perorando le necessità del “liberismo bianco” che tanto piace ai politizzati cattolici: un misto di libera impresa che possa avere un occhio compassionevole e caritatevole nei confronti dei derellitti.

In questa “agape” mediatica a cui ogni anno viene dato risalto dai mezzi di comunicazione (a dimostrazione del reale valore politico che detiene CL che va oltre all’elezione di un presidente di Regione) ospite inaugurale è stato il presidente del Consiglio Monti che ha per l’ennesima volta ripetuto la favoletta della crisi conclusa.

Crisi conclusa e, per lui, ormai alle spalle ma che per questo autunno porterà un aggravio nelle tasche degli italiani di 2.300 euro fra aumenti di imposte, bollette e generi alimentari.

Crisi conclusa ma che continua a mietere inesorabilmente “vittime” fra i lavoratori che perdono il loro posto senza ritrovarne un altro, fra i giovani che hanno addirittura smesso di cercarlo: una crisi che è finita ma che continua a far aumentare ogni giorno il tasso di disoccupazione.

Crisi conclusa sicuramente per le persone che si sono suicidate nei mesi scorsi e che continuano a farlo in questi giorni, disperati lasciati soli da uno Stato che non vuole ascoltare le grida di dolore del Paese ma preferisce rifuggiarsi nei paradisi dorati e salottieri della borghesia bianca.

Come il suo precedessore il presidente del consiglio Monti racconta solo favole, facendoci passare dalla non esistenza della crisi alla sua fine: in mezzo però ci sono le contro-riforme del lavoro, uno spread che non è mai tornato a livelli accettabili, un indebitamento che non cenna a diminuire, una crescita inesistente e una lotta all’evasione che, dopo tanti strombazzamenti, solo adesso parte timidamente per cercare di recuparare 15 miliardi di evaso su più di 200 (una goccia nel mare).
Sarebbe il caso di confrontarsi con la società reale del Paese e ammettere la realtà di uno Stato che non riesce a ripartire, di una classe politica inetta e preoccupata solo dei suoi interessi, di un Governo pilotato dalle banche e dagli affaristi interessato solo a svendere quanto c’è di valore (aziende statali, sanità, edifici di pregio) ad un sistema economico, quello capitalistico, che sta dichiarando fallimento come il progetto di un’Europa mercantilistica e non fondata su una progettualità politica sociale.

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One thought on “La fine della crisi?

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