Abolire lo stato sociale per abbassare le tasse

Con il decreto legge sulla spending review il Governo Monti prosegue lungo la strada, indicata in maniera sempre più ferma dall’establishment internazionale, di depauperazione dello stato sociale.

In nessun altro modo possono essere letti i nuovi tagli alla spesa pubblica che vanno a colpire in seguenza la sanità (con un cospicuo taglio dei posti letto negli ospedali), l’istruzione (aumento delle tasse universitarie) e ricerca.

Lo Stato Italiano pertanto continua ad autodistruggersi, a rinunciare alla salvaguardia culturale e fisica dei suoi cittadini per cedere questo onere ai privati che già si sfregano le mani consci del profitto che riusciranno a coglierne.In questi giorni abbiamo anche assistito a livello di informazione alla solita, ed oramai frusta, carrellata di economisti chiamati a spiegarci le necessità di tali misure repressive ed anti-sociali.
La particolarità dell’informazione nazionale è che tende a chiamare e ad esporre un’opinione assolumente mono-teorica: gli economisti (fatte rare eccezioni) infatti tendono tutti ad appartenere alla scuola liberale distinguendosi solo fra liberal puri (i maggiori fautori del taglio del welfare e lieti di portare il popolo italiano ai livelli degli USA di Reagan o del Regno Unito di tachteriana memoria) ed i liberal di sinistra (anch’essi soddisfatti dei tagli ai quali pongono garbati distinguo opportunistici).

Scomparse quasi del tutto le scuole economiche marxiste (e su questo non ci pioveva) ma anche si stampo keynesiano, troppo distanti dalle manovre governative e ree di proporre un’alternativa al modello rigorista e recessivo che si sta imponendo in maniera autoritaria.

Modello rigorista che si sta cercando di attuare “concedendo” di tanto in tanto qualche piccola pillola di zucchero ai cittadini.
In questo caso il tormentone giustificativo ai tagli è la riduzione delle imposte, da sempre cruccio del nostro Paese (soprattutto degli evasori) e bandierina populista che chiunque ha provato a sventolare per sedare il malcontento e dirottare l’attenzione pubblica dai temi più scottanti.

Anche su questa misura, se mai verrà adottata, è da vedersi in una chiave prettamente liberista; per la riduzione delle tasse esistono infatti due possibili strade:

  1. La prima prevede la riduzione delle imposte nei confronti delle aziende, dirottando pertanto soldi pubblici e tagli allo stato sociale verso le tasche degli industriali e dei capitalisti in virtù della possibilità di “creare lavoro”, lavoro ormai servile e depauperato da ogni diritto grazie alla contro-riforma Fornero
  2. La seconda ipotesi potrebbe condurre alla riduzione delle tasse ai contribuenti, ma su questo punto solleviamo un interrogativo: considerando l’ingente numero di contribuenti in Italia la riduzione degli oneri fiscali si stabilizzerebbe intorno a cifre molto basse (intorno ai 100€), vale la pena rinunciare a curarsi gratuitamente per avere un obolo in cambio? Noi riteniamo di no, crediamo che lo stato sociale non vada cambiato e che sia necessario rompere questa folle alleanza di sostegno a Monti per salvare l’Italia dalle mire liberiste del capitalismo.
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2 thoughts on “Abolire lo stato sociale per abbassare le tasse

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