I tagli allo stato sociale

Di ritorno dal vertice UE della scorsa settimana Monti ha giustamente pensato di sfruttare immediatamente la parvenza di successo ottenuto (che oggi già scricchiola grazie ai Paesi Bassi e la Finlandia e che presto i tanto temuti mercati smentiranno totalmente) per lanciare l’ennesimo attacco allo stato sociale del nostro Paese dando un’accellerata alla spending review.

Monti e BondiPosto che con revisione della spesa pubblicasi intende “quel processo diretto a migliorare l’efficienza e l’efficacia della macchina statale nella gestione della spesa pubblica attraverso la sistematica analisi e valutazione delle strutture organizzative [..] Analizza più il come che il quanto. Significa che i capitoli di spesa di uno o più ministeri vengono passati al vaglio per vedere cosa può essere tagliato, per scoprire se ci sono sprechi o casi di inefficienza. La revisione della spesa pubblica investe anche gli acquisti delle amministrazioni. Principio dell’operazione dovrebbe essere quello di identificare spese che non contribuiscono a raggiungere gli obiettivi che sono stati affidati alle diverse amministrazioni o che li raggiungono solo in maniera inefficiente, a fronte di spese molto più alte del necessario” non comprendiamo come in Italia, grazie ai nostri ministri-tecnici e ai tecnici-tecnici (ricordiamo infatti la necessità di far intervenire anche Enrico Bondi), si sia trasformato un processo di ottimizzazione organizzativo in una escalation di tagli orizzontali allo stato sociale degli italiani.

La dinamica del Governo è ormai tristemente collaudata e procede, come sinora ha fatto, tramite una serie di minacce per meglio far accettare la lama del boia: appellandosi per l’ennesima volta alla crisi globale e al possibile aumento dell’imposta IVA (fino al 23%) si vuole forzare la mano sulla sanità pubblica raccontando a tutti di voler ridurre gli sprechi ma in realtà tagliando ben 4 miliardi di euro di finanziamento (a cui si aggiungono i 17 miliardi degli anni precedenti) ed impedendo la possibilità per molti ospedali di risollevarsi dai debiti e costringendoli alla chiusura rendendo intere regioni italiane carenti di servizi di assistenza sanitaria (ad eccezione ovviamente delle cliniche private), il tutto in una nazione in cui gli aumenti delle tasse e le sforbiciate indiscriminate causano l’impossibilità effettiva di poter accedere alle cure di base.

A questa scure si unisce anche il colpo di coda contro i dipendenti statali; benché il numero in Italia (percentualmente) sia in media con il resto di Europa si vogliono ulteriormente ridurre di 100.000 unità fra esodati (che speriamo non facciano la fine dei loro emuli) e veri e propri licenziamenti andando ad accrescere il già cospicuo numero di disoccupati in Italia.

Eppure le vie per ridurre la spesa pubblica ci sono e non passano per i tagli ai servizi dei cittadini (a meno che dietro non ci sia l’intenzione di vendere ai privati l’Italia) e sono (come anche indicate dal Manifesto):

  1. Riduzione drastica delle consulenze esterne, troppo spesso veicolo di clientelismo e di favori personali e che non portano alcun beneficio tangibile alle amministrazioni;
  2. Taglio ai sussidi alla scuola privata, si risparmierebbero 700 milioni che potrebbero rafforzare la scuola pubblica (che invece ha conosciuto solo tagli): un ente privato non deve essere sovvenzionato dallo Stato soprattutto quando lo Stato taglia il suo corrispettivo pubblico;
  3. Riduzione delle sovvenzioni con la sanità privata: questa regalia ha causato ad esempio nel Lazio il deficit sanitario che ancora paghiamo;Non si tratta ovviamente di ridurre i servizi a favore dei cittadini, ma di rendere più congrue (e meno lucrative) le tariffe rimborsate (i DRG) ai privati e porre un freno agli abusi per far cassa.
  4. No alle grandi opere soprattutto se devono ancora partire, ci sarebbe un risparmio di 1,5 miliardi da impiegare nella messa in sicurezza di un Paese che fra alluvioni e terremoto ogni volta deve fare un’impietosa conta dei morti
  5. Abbattimento delle spese militari, fra riduzione dei comandi, degli armamenti e delle inutili missioni di pace lo Stato risparmierebbe quasi 4 miliardi di euro e le vite di qualche militare.

I sindacati ed il Partito Democratico sembrano essere scesi sul piede di guerra in questo frangente ma se la loro opposizione sarà a livello di quella fatta per l’articolo 18 e il DDL Fornero sul lavoro possiamo star sicuri che diremo addio anche alla sanità.

 

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3 thoughts on “I tagli allo stato sociale

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