A Marino la democrazia non è più di casa

Comunicato congiunto di Idv, Sel, PRC, PdCI, Lista Onorati Marino.

presidente consiglio comunale marinoAi cittadini di Marino è toccata questa sventura. Di avere per presidente del Consiglio comunale una persona ignorante nel merito di cose fondamentali per l’esercizio del ruolo di guida armoniosa della assemblea cittadina eletta.
E di avere, nel contempo, forse a conseguenza dell’ignoranza, un atteggiamento arrogante, spesso più nei fatti che nei modi ma i cui risultati, immancabilmente, ricadono sull’esercizio della democrazia sia essa verso gli eletti, verso le forme organizzate di cittadini o verso i singoli cittadini.

Il riferimento è alle dichiarazioni, messe a scusa “ignorantemente” dal sig. Stefano Cecchi, che vorrebbe spacciare come valida la tesi che egli nell’esercizio del suo ruolo “ho il dovere di garantire la privacy di tutti i consiglieri comunali presenti in aula.” Semplicemente folle!Gli eletti pubblici, non a casa loro, ma nel luogo deputato a svolgere il ruolo pubblico che hanno chiesto ai cittadini di esercitare, nel momento più solenne in cui questo ruolo si esplica, cioè il consiglio comunale, costoro, secondo il neofondatore di una nuova e superiore visione democratica del Mondo, proprio in quegli istanti, hanno diritto di appellarsi alla privacy! Ma che siamo su scherzi a parte?
Ma chi hanno messo a dirigere il Consiglio comunale di Marino, il primo sprovveduto che passava per strada? In aggiunta, questo signore, in riferimento al fatto che censurò pesantemente un cittadino, organizzato per riportare notizie su un quotidiano on-line, si arroga il “diritto” di dover ricevere, egli presidente, la richiesta preventiva per valutare se far svolgere riprese o meno!
E’ pazzesco! In nessuna istituzione democratica funziona così!

Il sig. Cecchi infatti, che in assenza di regolamento di accesso pensa che valga la restrizione, fa un atto di abuso. In quanto in assenza di regolamento vale ciò che correntemente, consuetudinariamente viene fatto: cioè il libero accesso.
Inoltre, il regolamento è uno strumento che è nato non per impedire, ma, da applicare nei casi in cui sia nutrita, folta, la presenza di giornalisti, e di operatori di riprese a servizio di “service” o “free lance” o testate, rischiando di non consentire un “normale e sereno” svolgimento della seduta.

Tutto qua. Quindi il regolamento che ora manca, non pensi l’ignorante Cecchi, avrà valore di potere assoluto nelle sue mani e che quindi potrà a suo piacimento far entrare a svolgere riprese quelli con chioma fluente e capelli biondi e gli altri via! L’azione politico-ammnistrativa del Consiglio comunale marinese è stata, per questi assurdi fatti, anche oggetto di interrogazione al Ministro dell’Interno (Alla luce di quanto sopra esposto si chiede al Ministro dell’Interno di conoscere:

– se è a conoscenza di quanto riportato in premessa e se non intenda intervenire immediatamente presso l’amministrazione comunale di Marino affinché non si ripetano in futuro atti contrari al principio costituzionale della libertà di informazione e della trasparenza della vita istituzionale;

– se non intenda urgentemente verificare se il presidente del consiglio comunale di Marino, attraverso il suo comportamento, non abbia violato specifiche disposizioni di legge. (si sono interrogati i Senatori Ferrante e Della Seta: vi comunicheremo la risposta).

Purtroppo, molti sono i problemi della nostra città e le distorsioni e il malgoverno (dai rifiuti, alla gestione del Bilancio, dalle vicende della sanità e dall’andazzo sui lavori pubblici alle questioni urbanistiche che nascondo l’assalto al territorio) che la giunta di destra a guida Palozzi (quello della casta da doppio incarico!) sta perpetrando, che non pensavamo davvero di dover perfino essere impegnati in lezioni gratuite di esercizio della democrazia da impartire all’ignorante di turno!

Venuti a conoscenza di una forte protesta degli operatori dell’informazione su una questione analoga nel comune di Frascati, abbiamo deciso di cogliere questa occasione “marinese” per denunciare coerentemente, ovunque accada, che il lavoro degli eletti non sia controllabile, anche sotto le lenti dell’informazione e dei singoli cittadini. Fatta salva la funzionalità delle istituzioni.

Per questo solidarizziamo senza remora alcuna con gli operatori dell’ informazione.

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