Controriforma del lavoro – Facciamo il punto

PRC lavoroIl Senato ha approvato in prima lettura il disegno di “Legge di Riforma del Mercato del Lavoro”, che passa ora alla Camera.
La compatta e servilistica maggioranza Pdl-Pd-Terzo Polo ha mantenuto la sua linea di integerrima sudditanza al governo Monti. Il testo, diviso in quattro emendamenti per evitare un unico e troppo corposo maxi emendamento, ha superato quattro voti di fiducia prima del voto finale. Hanno votato a favore 231 senatori, contro 33, 9 gli astenuti.
La ministra Fornero almeno ha avuto il buon gusto di togliersi la maschera della piangente addolorata rivelando tutta la sua soddisfazione con un sorriso alla faccia di tutti i lavoratori.
Non volendo rientrare  in un’analisi su quella che potremmo definire la “reazione” del lavoro (visto che ci riporta indietro di quarant’anni) e di cui abbiamo già ampiamente discusso su queste pagine vogliamo concentrare l’attenzione su alcuni “attori” e sul ruolo che hanno giocato (e che continueranno a giocare nei prossimi tempi) sul tavolo della politica e non.

  1. Di tutti i partiti che appoggiano questo governo reazionario e amico delle banche il Partito Democratico è sicuramente il caso più emblematico. Vorremo chiedere alla Finocchiaro, che dimostra soddisfazione nella riforma appena votata, dove sono finite le modifiche che il PD riteneva necessario apportare a questa legge iniqua!
    Faranno finta di presentarle alla Camera per poi votare compatti una fiducia blindata?
    In questi mesi il Partito Democratico ha fatto emergere il contrasto fra la sua propaganda verso l’elettorato e la sua reale propensione nei luoghi di potere. Mentre per parlare al popolo e prendersi i suoi voti si traveste ancora da partito di “sinistra” e di indirizzi socialisti nella realtà effettiva delle sue visioni politiche si dimostra una forza liberal-democratica a tutti gli effetti: realizza così la truffa elettorale perfetta facendosi votare come difensore degli interessi delle fasce più oppresse e pugnalandoli successivamente nelle aule parlamentari.
    Con l’avvento del Governo Monti si è compiuta in pieno la trasformazione che dal 1989 i membri della nuova dirigenza dell’ex PCI (i vari Veltroni e D’Alema, con la benedizione di Napolitano, non a caso artefice dell’insediamento di Monti) volevano attuare: un avvicinamento della sinistra alla classe imprenditoriale e capitalistica, un ingresso nei salotti buoni e borghesi dell’affarismo italiano; avvicinamento che ha corrotto ideologicamente gli ex-compagni del Partito Democratico e di cui la popolazione deve avere coscienza nelle prossime elezioni per comprendere a chi sta dando la sua fiducia: i rapporti amicali che il gruppo dirigente del PD ha stretto con i capitalisti italiani non sono la rappresentazione di un’industria che parla la lingua della sinistra ma di una “sinistra” che si muta in opportunismo e che vende se stesse e la classe lavoratrice all’industria.
  2. Chiediamo ai compagni lavoratori della CGIL e alla segretaria Camusso se sia ancora il caso di continuare le “garbate” proteste che si stanno oggi mettendo in campo, se si deve ancora fare appello a fantomatiche forze politiche “amiche” presenti in Parlamento o è il caso di iniziare sin da subito una decisa lotta, fatta con gli scioperi e le mobilitazioni, per ribadire ancora una volta, come nel 2002, che i diritti dei lavoratori non si toccano?
    3 milioni di lavoratoriDieci anni fa 3 milioni di lavoratori dimostrarono la forza che la classe lavoratrice aveva, oggi il sindacato che promosse quelle lotte non si può arrendere alla volontà di una politica anti-sociale.
  3. Ai partiti che, in Parlamento e fuori da esso, vogliono fare ancora opposizione di sinistra e, soprattutto, vogliono costruire per questo paese un’alternativa di sinistra questo è il momento per sciogliere ogni vincolo con le forze amiche del capitalismo, con chi si proclama liberale a piè sospinto.
    E’ inutile continuare a lanciare mezzi ultimatum al Partito Democratico per poi lasciargli l’iniziativa di un programma che non potrà essere che anti-sociale e destabilizzante per le fasce più povere.
    Come possono credere Vendola e Di Pietro che il Partito Democratico di qui ad un anno abiurerà tutto ciò che sta facendo in Parlamento per costruire un nuovo programma che riporti in primo piano le classi sociali più bisognose?
    Nell’imperativo su “Che FareSEL e IdV hanno due possibilità: sfruttare l’opportunità politica di creare come in Grecia, Francia e Germania un fronte di alternativa al sistema che sta distruggendo i diritti sociali dell’Europa o sottostare all’opportunismo politico di andare al governo con il Partito Democratico e dispensare la classica “elemosina” borghese (mitigazioni ai licenziamenti, un assegno di disoccupazione leggermente più alto e via dicendo) nei confronti della classe lavoratrice.

La Federazione della Sinistra e Rifondazione Comunista continueranno nella loro lotta in difesa degli interessi di tutti: continueremo la promozione del referendum per abrogare questa legge padronale e per mantenere quei diritti, costati lotte e privazioni, sofferenze e sacrifici, che noi comunisti riteniamo inalienabili

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6 thoughts on “Controriforma del lavoro – Facciamo il punto

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