Le elezioni e il vento del cambiamento

In Francia Hollande diventa presidente e l’affermazione della sinistra di Melenchon (che arriva all’11%) al primo turno fanno crollare l’asse Merkel-Sarkozy, l’asse del rigorismo, dello spazio al mercato e della lotta alle politiche sociali.

In Grecia i due principali partiti di governo, la Nuova Democrazia (di centro-destra) ed il PASOK (il partito socialista di centro-sinistra) perdono voti: il popolo penalizza Nuova Democrazia (che dimezza i voti rispetto al 2009) e condanna il PASOK (passato dal 43% ad un misero 14%) rei di aver assencondato ogni singolo intervento stillicida da parte della Troika (FMI-BCE-UE) che ha portato la Grecia sull’orlo del fallimento e con tassi di disoccupazione elevatissimi. Sulle macerie dello stato ellenico il popolo si è unito sotto i simboli della sinistra radicale, anti-capitalista e anti-rigore, di Syriza (che fa parte con Rifondazione Comunista, la Linke e il Fronte de Gauche della Sinistra Europea) che giunge ad essere il secondo partito e del KKE (il partito comunista greco) che ottiene l’8,5% dei voti (per un totale congiunto del 25% delle preferenze). Segnali di una volontà di cambiamento, di un popolo che dice di NO al mercantilismo liberista dell’Europa e che agogna ad una diversa visione politico-economica.In secondo piano, ma non marginale, l’ennesima probabile sconfitta della Merkel, nel land dello Schleswig-Holstein, che causerebbe la perdita per la cancelleria della maggioranza di uno dei rami del Parlamento; la politica rigorista cede il passo anche a casa sua.

Infine segnaliamo il ritorno del Partito Laburista in Gran Bretagna che con Ed Miliband ha finalmente dato un taglio netto alle politiche liberal-democratiche dell’opportunistico Blair, mito veltroniano per anni di una sinistra schiavaamica del capitalismo e della finanza senza freni, ed è tornato a riallineare il Labour in un’ottica di opposizione ai tagli sullo stato sociale e la caduta del governo liberale dei Paesi Bassi, vittima dei tagli e dell’eccessiva tassazione.

Da un’altra parte abbiamo la situazione italiana e spagnola in cui il “cambiamento” è avvenuto prima dell’accuirsi della crisi e la transazione è avvenuta in maniera soft verso due coalizioni che hanno, sin qui, attuato, senza alcuna remora, il piano di pareggio di bilancio suggerito dalla BCE arrivando al traguardo straordinario di far entrare in recessione le due nazioni.

In realtà in Italia la situazione è leggeremente differente e paga anche la volontà dei principali partiti in Parlamento (PdL, PD e UDC) di non ricorrere allo strumento democratico delle elezioni preferendo appoggiare un Governo di tecnici (ossia di impiegati della BCE e della finanza capitalistica mondiale) presieduto da Monti. In pochi mesi abbiamo visto come le premesse di equità si siano disciolte come la neve, come l’onere di una crisi finanziaria e bancaria sia solo sulle spalle dei cittadini, come i potentati e le caste professionali non abbiano recesso neanche di un passo sui loro privilegi al contrario della stabilità dei contratti di lavoro dei dipendenti; il tutto mentre il tanto famigerato spread continua ad aggirarsi su cifre “preoccupanti”: lontano dalle promesse iniziali e indipendente dall’attuale situazione nostrana.

Allora qual è la lezione che oggi possiamo trarre dai risultati delle altre nazioni?

Che è iniziato il vento del cambiamento e che questo cambiamento proviene da sinistra: proviene principalmente dalla volontà della popolazione di prendere una nuova strada, che non passi necessariamente attraverso le forche caudine del rigore o nell’idolatria e l’immolazione nei confronti di un mercato finanziario che non rappresenta più l’economia reale.
La vittoria, o l’avanzata, della sinistra in questi paesi rappresenta la politica che riparte dall’economia reale, dalle necessità delle persone e dei cittadini che vengono valorizzati per quello che sono realmente: lavoratori, forze produttive e dinamiche e soprattutto essere umani e non numeri da confrontare con gli indici di redditività dei titoli azionari.

Ma la sinistra è rinata in Europa perché ha saputo correggere i suoi errori, ha saputo tornare a parlare con le persone e ad ascoltare il loro disperato grido di aiuto e di paura, ha saputo dare una risposta forte e coerente alla crisi disegnando un’alternativa, quell’alternativa che la stampa e la politica asservite al capitalismo non hanno voluto mostrare o di cui non hanno voluto parlare, l’alternativa del socialismo, dello Stato come garante dei cittadini e della loro salvaguardia contro la speculazione.
Infine la sinistra, quella lontana dalla social-democrazia sempre più liberal democratica, quella lontana dal PASOK che si è inchinato alla Troijka, distante dal PSOE del pareggio di bilancio e un domani lontana dal PD subdolo complice delle manovre di Monti ha saputo vincere perché ha ritrovato una sua unità costituente, ha saputo anteporre alle sue storiche differenze i punti di unione basati sull’ideologia social-comunista, ha saputo riportare la visione anti-capitalista del mondo davanti agli occhi delle persone, ricreando quella coscienza di classe necessaria all’emancipazione delle nazioni dal dominio di un mercato basato sul profitto, consolidando una visione europeista che riparte dal popolo.

Anche in Italia, se vogliamo che si ricrei un sentimento comune di opposizione al sistema, dobbiamo ricercare quell’unione così fondamentale: abbandonando i personalismi che hanno solo portato divisioni inutili e dannose, lasciando indietro principi populisti che rischiano di sfociare verso una deriva ancora più populista ed in chiave anti-politica.

Crediamo che la manifestazione nazionale promossa il 12 maggio a Roma dalla Federazione della Sinistra, di cui Rifondazione Comunista fa parte, possa essere il punto di partenza per una vera opposizione al regime capitalistico che sempre più sta stringendo le nazioni in una morsa recessionista.

E’ il momento di prendere posizione e di dichiarare la morte del sistema capitalistico, di ricostruire un nuovo mondo fondato su principi di equità, di comunità e di socialismo, è il momento di promuovere una nuova lotta di classe che liberi finalmente l’Europa, e dall’Europa tutto il mondo, dal veleno del profitto e dello sfruttamento più bieco.

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3 thoughts on “Le elezioni e il vento del cambiamento

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