Manifesta insussistenza di una riforma

Tutto cambia affinché tutto resti come prima! Con le parole del Gattopardo potremmo rappresentare le modifiche del Governo Monti sui rapporti di lavoro infatti, il re-integro per i lavoratori licenziati per “motivazioni economiche” viene di nuovo introdotto ma solo per i casi di manifesta insussistenza e non, come aveva detto il ministro Fornero, per “manifesta infondatezza”.

PRC lavoroPoiché le parole sono importanti analiziamo il diverso significato:

  • L’infondatezza implica una mancanza di motivi validi, di ragioni fondate, di solide basi logiche
  • L’insussistenza invece rappresenta una non esistenza del caso

Una bella differenza fra una realtà soggettiva lasciata all’interpretazione del giudice ed una realtà oggettiva dimostrabile in maniera inconfutabile!!

In poche parole, dell’Art. 18 nella sua funzione di tutela effettiva rimane poco meno che una pallida immagine. Sugli ammortizzatori sociali c’è qualche euro in più ma il segno rimane quello dell’Aspi e scontenta quindi le piccole e medie imprese, in tutto questo però i padroni ottengono un bel successo visto che viene abbassato il tetto massimo dei risarcimenti che passa da 27 a 24.

Sull’Art. 18, se da una parte il Governo ha fatto una quasi impercettibile manovra di arretramento, dall’altra ne è uscito fuori un “mostro giuridico” di farraginosa applicazione. Nei casi di “motivazione oggettiva”, ovvero di licenziamento economico il giudice potrà decidere la reintegrazione solo quando c’è la “manifesta infondatezza”, come specifica il ministro del Lavoro. E quindi con una formulazione della sentenza molto particolare, che quasi non esiste nella letteratura giurisprudenziale, al traguardo dei 50 anni di storia. In tutti gli altri casi si va direttamente all’indennizzo.

Non comprendiamo da cosa derivi l’entusiasmo del Partito Democratico per queste modifiche minimali se anche il ministro Fornero alla fine è costretta ad ammettere che questa riforma aumenta il rischio di licenziamento.

Finalmente, a fronte dell’accordo della maggioranza in Parlamento e l’inchino (o Ichino) del PD che tradisce i lavoratori per schierarsi dalla parte dei padroni (d’altronde personaggi come Calearo li hanno fatti eleggere loro), il Governo scopre le carte e il vero senso della riforma: costruire una nazione di servi.

Il Prc esprime fortemente il suo dissenso verso la manomissione dell’articolo 18 e la perdita del diritto al reintegro certo in caso di licenziamento illegittimo.
Riteniamo che sia gravissimo questo attacco feroce che ha come unico scopo la distruzione dei diritti dei lavoratori.

Se si vuole ridare competitività all’Italia crediamo che le strade siano altre e passano tutte inesorabilmente per la lotta all’evasione, la fine della corruzione, l’abbattimento di privilegi di alcune classi sociali e di alcuni settori finanziario-industriali (che in questi anni si sono arricchiti alle spalle della classe lavoratrice), la sconfitta delle mafie.

Questi sono i punti da cui ripartire, non da una riforma che lavoratori, precari e disoccupati non vogliono e non vorranno mai.

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9 thoughts on “Manifesta insussistenza di una riforma

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