Il lavoro: parola d’ordine della coscienza di classe

Completiamo compagni e compagne la nostra lunga dissertazione sull’importanza che per ogni cittadino è rappresentata dal lavoro e soprattutto dal lavoro sicuro, garantito e retribuito con equità. Dopo aver esplorato l’aspetto politico e quello economico di una deriva liberista del “mercato del lavoro” approfondiremo il contesto più importante: quello sociale in cui si evolve ognuno di noi.

Il primo articolo della Costituzione Italiana recita “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro e non a caso. La nazione uscita dalla seconda guerra mondiale e dal ventennio di dittatura fascista aveva la necessità di ricreare fra la popolazione una coesione sociale che venne trovata principalmente nel lavoro.

Perchè il lavoro? Perchè il lavoro venne visto come un momento di emancipazione del popolo, le influenze social-comuniste giocarono un ruolo fondamentale

nel riconoscimento di questo concetto e proprio dalle fabbriche, dalle terre e dalle aziende, dall’impegno di tanti sindacalisti si iniziò a sviluppare nella classe lavoratrice quella coscienza così importante per portare a compimento così tante vittorie sul capitalismo e sullo sfruttamento con il culmine raggiunto con lo statuto dei lavoratori che sin dalla sua intestazione, recuperando la lezione della Costituzione, recita “Norme sulla tutela della libertà e dignità dei lavoratori“.

Ecco le due parole chiave del lavoro e della classe lavoratrice: tutela e dignità, parole che oggi vengono calpestate dalla precarizzazione, dai soprusi dei padroni e dall’incertezza della classe lavoratrice che ha perso la sua coscienza di classe.

Per ridare valore a queste parole il Partito della Rifondazione Comunista si batte, è vicino ai lavoratori in sciopero o in protesta nelle fabbriche e nelle aziende, è contro questo abominio che ci vogliono spacciare per riforma del lavoro quando non sarà altro che un passo ulteriore verso una moderna e ovattata schiavitù.
Con la precarizzazione del lavoratore viene a mancare il collante sociale che permise negli anni Cinquanta e Sessanta di creare nei luoghi di lavoro quel necessario fermento fatto di condivisione, solidarietà, istruzione alla lotta politica e sindacale contro il padronato: con il contesto attuale e futuro invece il lavoratore sarà lasciato isolato, incapace di qualsiasi possibilità di aggregazione sociale con i suoi colleghi/compagni perché ad eterno rischio di licenziamento.
L’impiegato e l’operaio saranno modellati e plasmati dalla paura a far in continuazione emergere la sua figura a discapito degli altri, indotti a calpestare il loro vicino per evitare essi stesso di venire calpestati.

Lo scenario attuale e quello futuro ci fanno intravedere una lotta fra lavoratori ed un luogo “sociale” e “socializzante” come quello del lavoro trasformato in una macchina di produzione che non tiene conto delle interazioni umane, dove ci saranno solo dei servi pronti ad ubbidire.

Il partito della Rifondazione Comunista con la campagna di estensione dell’articolo 18 vuole invece che il lavoro non torni solo a essere il luogo della dignità e della tutela del lavoratore ma anche quel mondo in cui si possano evolvere le coscienze dei lavoratori e possano crescere per formare la cittadinanza attiva e proficua del paese, per questo
chiediamo ai sindacati, a partire dalla CGIL, di abbandonare il tavolo delle trattative e riportare la lotta sulla piazza, con scioperi generali e proteste sull’esempio dello sciopero della FIOM del 9 marzo, basta con i compromessi con i padroni e con i potentati imperialistici che strangolano l’Europa, i sindacati tornino dalla loro base, dai lavoratori, dai precari, dai disoccupati e diano voce alle loro rivendicazioni.

Saremo sempre pronti a supportare il sindacato ed i lavoratori in questo tipo di lotta perché ne riconosciamo il profondo valore e l’importanza politica.

Parafrasando Trotsky anche noi crediamo che oggi ci sia sul lavoro e sui diritti una lotta che il lavoratore non può e non deve perdere perché “se vuole evitare la propria disgregazione, la classe lavoratrice non può tollerare la trasformazione di una parte crescente dei lavoratori in disoccupati cronici, in miserabili nutriti dalle briciole di una società in decomposizione. Il diritto al lavoro è il solo diritto serio che rimanga in una società basata sullo sfruttamento. Ma questo diritto gli è strappato ad ogni istante. I sindacati e le altre organizzazioni di massa devono unire coloro che hanno lavoro e coloro che non lo hanno in un impegno di reciproca solidarietà.”



Annunci

5 thoughts on “Il lavoro: parola d’ordine della coscienza di classe

  1. Pingback: Pareggio di bilancio – sconfitta di popolo | Rifondazione Comunista di Marino

  2. Pingback: Gridiamoglielo in piazza | Rifondazione Comunista di Marino

  3. Pingback: Controriforma del lavoro – Facciamo il punto | Rifondazione Comunista di Marino

  4. Pingback: Le primarie dell’opportunismo | Rifondazione Comunista di Marino

  5. Pingback: Quello che la CGIL non ha voluto ascoltare | Rifondazione Comunista di Marino

Contribuisci con la tua opinione

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...