Donne contro donne

Riflettendo sulla donna, dobbiamo fare noi stesse uno sforzo di sincerità e criticare dall’interno un’abitudine all’auto-imposizione di alcuni modelli innaturali e contrari alla completa liberazione del mondo femminile.

Spesso accade che alcuni modelli, retaggio di società maschiliste, vengano imposte alle donne più giovani dalle donne più anziane. Questo accade in svariati ambiti sociali in tutto il mondo.
Iniziamo ad affrontare il discorso da una prospettiva più vicina all’occidente. In molte modernissime famiglie occidentali, permangono stili di comportamento casalingo che tendono a costringere la donna nel solito ruolo di cura familiare. E’ ancora di larghissimo uso l’abitudine di regalare alle ragazze un pezzo di corredo ad ogni festa comandata (compleanni inclusi), chiara vestigia di un ruolo muliebre e casalingo imposto a forza fin dalla prima adolescenza. Chi regala alla ragazza lenzuola e tovagliati? Mamme e zie, non certo gli uomini. La donna più anziana insegna alla donna più giovane qual è il suo ruolo nella vita adulta. Potrebbe sembrare una piccolezza, ma non lo è.

Proseguiamo: vi è mai capitato di passare davanti a qualche studio televisivo durante un qualche provino? Non solo le ragazze sono accompagnate immancabilmente dalle madri o dalle zie, non solo tutte, figlie, madri e zie, sono agghindate come bambole di plastica, ma inoltre moltissime madri consigliano alle figlie come essere più “appetibili” per i produttori (…maschi!) e si mostrano molto espansive con i membri della commissione che giudica, per spianare la strada alla ragazza.

Bambine oggettoOttimo, stessa dicotomia di sempre: o moglie o oggetto di intrattenimento. Donne contro donne.
Ancora più palese è l’atteggiamento delle mamme (soprattutto americane) nell’ambito delle competizioni di bellezza per le bambine. Le passerelle sono un susseguirsi di pre-adolescenti truccate e vestite da adulte con mamme impazzite al seguito (illuminante in tal senso è il film “Little Miss Sunshine”, 2006 diretto da Jonathan Dayton e Valerie Faris o il nostrano “Bellissima“, 1951 diretto da Luchino Visconti).

Anche la recente cronaca italiana offre un esempio negativamente esemplare: nell’ormai tristemente famoso “caso Ruby”, la minorenne Karima El Marhoug, all’uscita dalla Questura, viene consegnata nelle sapienti mani di una donna più grande di lei…a scanso di qualunque eventuale ripensamento da parte della ragazza sul ruolo che le veniva proposto.

Quello che non riesce a fare la moderna società occidentale dell’apparenza e della mercificazione, riescono a fare più drammaticamente le religioni e la povertà.

Forse fu all’ora Terza, forse alla Nona
cucito qualche giglio sul vestitino alla buona
forse fu per bisogno o, peggio, per buon esempio
presero i tuoi tre anni e li portarono al Tempio
” (F. De Andrè)

La “purezza” della donna è un tema ricorrente in molte culture in tutto il mondo, non sempre le religioni dettano esplicitamente dettami in tal senso, ma spesso tollerano pratiche e imposizioni derivanti da tradizioni in cui cultura e religione si intersecano, si mischiano fino a rendere difficoltosa la distinzione fra l’una e l’altra.
La più violenta e grave tra le pratiche inflitte alla donna, è l’infibulazione: menomazione genitale che può andare dall’asportazione del clitoride, alla sutura, parziale o totale della vagina. La pratica è largamente diffusa (si parla di percentuali tra l’85 e il 95 %) in Egitto, Sudan, Somalia, Eritrea, Nigeria, Senegal, Burkina Faso, Guinea e Indonesia, sebbene la legislazione di alcuni Paesi formalmente la vieta.
In realtà il Corano non fa menzione dell’infibulazione, ma è fortemente radicata in molti Paesi islamici. Comunque è presente anche in alcuni Paesi del Corno D’Africa di religione Copta Ortodossa o Cattolica. Di fatto, spesso questa pratica è appannaggio delle donne più anziane.

Allo stesso modo sono le madri e le zie che combinano i matrimoni alla ragazze in India, per preservare e conservare l’onorabilità della casta alla quale appartiene la famiglia (su questo, di grande valore narrativo è “Sorella del mio cuore” dell’autrice Chitra Banerjee Divakaruni, Einaudi).
Stessa dinamica per l’educazione sessuale e sentimentale e la preparazione delle donne marocchine al matrimonio, con le varie visite ginecologiche, pratiche di bellezza, bagni rituali imposti alla giovane che subisce l’evento senza avere dominio di sé e del suo corpo ( “La Mandorla” Nedjma, Einaudi).

In conclusione: la violenza esercitata dalla sovrastruttura sociale sulla donna si esplicita in una doppia sopraffazione, ovvero quella più palese e immediata che costringe la vittima a sottostare a stilemi di comportamento o pratiche culturali vessatorie, svilenti, umilianti o addirittura violente e quella più sottesa ma ugualmente disumana delle donne più anziane che, avendo subito la sopraffazione, la impongono. Che lo facciano per la mera e superficiale convenienza, per la paura della ritorsione degli altri membri della comunità o perché è talmente tanto radicato nell’inconscio collettivo da essere accettato come “normale” e incontrastabile, il risultato finale è la perpetrazione dello strapotere fallocentrico che pervade la società. Perciò la lotta femminista deve, sì, essere condotta in opposizione alla mentalità maschilista, ma anche come coscienza e sensibilizzazione delle donne verso loro stesse.

 

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