La dignità dei lavoratori non si contratta

Compagne e compagni in questi ultimi giorni si sta imponendo, in maniera sempre più marcata, la discussione sulla riforma del “mercato del lavoro“.
Questo termine tanto caro ai giornali ma sopratutto a Confindustria e al Governo maleodora della folle e distorta visione capitalistica e mercantilistica in cui anche le persone vengono considerate merce da valutare e far rientrare nella legge della domanda e dell’offerta.
Noi lavoratori non siamo una merce che si può selezionare a piacimento, una cassetta di frutta da tastare per valutarne la maturità. Mai come in questo periodo deve essere chiaro a tutti i lavoratori come si stia riproponendo uno scontro di classe, nel senso marxista del termine: da un lato ci sono i capitalisti che continuano a vessare i lavoratori; dall’altra parte della barricata ci siamo noi, i lavoratori, quelli che rendono produttive le fabbriche e le aziende dove ogni giorno andiamo a lavorare!
lotta di classeE’ qui, per noi di Rifondazione Comunista, che si fonda tutta la parodossalità di questo sistema capitalistico che ci ha condotto alla crisi grazie alle speculazioni finanziarie e che il Governo Monti vorrebbe ulteriormente favorire con la riforma del lavoro: ormai si è capito che il caposaldo della riforma promossa dalla ministra Fornero si basa sulla soppressione dell’articolo 18 in favore di una maggiore stabilità per il lavoratore e la produttività dell’azienda, vediamo come questa teoria sia una menzogna vergognosa!!

L’asserzione che una minore stabilità del lavoratore porterà ad una minore precarizzazione farebbe rivoltare nella tomba ogni sillogista degno di rispetto; il lavoro non può essere somministrato in condizioni sfavorevoli al lavoratore, addirittura le politiche opportunistiche socialdemocratiche vedono la classe lavoratrice come parte la debole del rapporto e pertanto l’elemento che necessita maggiore protezione!!
Su questi principi lo statuto dei lavoratori venne scritto e da queste basi oggi è nostro compito ripartire per portare il lavoratore ad essere la parte forte del rapporto di lavoro!!
In che modo? Applicando i principi del comunismo: la forza lavoratrice è l’artefice della produzione e pertanto della ricchezza dell’azienda così come della nazione, il capitalista è solo un parassita che finanzia la produzione che non dipende assolutamente da lui; solo il lavoratore, con il suo impegno e la sua esperienza è il fautore della produzione.
Riteniamo che il lavoratore debba avere ogni garanzia, l’articolo 18 non andrebbe soppresso, sospeso o congelato ma esteso a tutti i lavoratori in Italia.

Perché ci opponiamo con forza a queste nuove riforme? Ne parleremo nei prossimi articoli affrontando le problematiche da vari punti di vista: sociale, politico ed economico, per adesso vogliamo semplicemente evidenziare come le leggi di flessibilità del lavoro degli ultimi quindici anni (dalla legge Treu a quella Biagi) abbiamo solo creato schiavi, stipendi da miseria, la morte della solidarietà fra lavoratori, 3 milioni di giovani senza lavoro e senza speranza di trovarlo; con la riforma Fornero iniziamo a costruire la strada per un ulteriore aumento dei disoccupati, dei precari e ad una delocalizzazione verso le altre nazioni.
E’ ora di mettere un freno alle politiche liberistiche che da vent’anni hanno devastato il nostro paese: la “flessibilità” ha già fallito una volta, non è il caso di replicare il modello chiamandolo con un nuovo nome, è giunto il momento di scelte differenti e anti-capitaliste, è ora di scelte comuniste.

Dobbiamo evitare che in futuro si verifichino i casi della Sigma-Tau di Pomezia o della Omsa di Faenza e con loro altri migliaia e migliaia di posti di lavoro persi per la logica del profitto dei capitalisti che con le esternalizzazioni e il precariato continuano a vessare i lavoratori, chiudono aziende in attivo per ottenere ancora più profitto in Paesi in cui i diritti sindacali sono assenti e le paghe un terzo di quelle italiane.
Rifondazione Comunista e la Federazione della Sinistra tutta ritiene sbagliato questo modello economico, politico e sociale; i lavoratori devono sapere che esistono altre soluzioni e che passano per il loro impegno e la loro coesione: solo in questo modo si favorisce la produttività, in questo modo non solo si darà speranza alla classe lavoratrice ma le si restituirà un futuro: quel futuro che chi ha contribuito col suo sudore e il suo ingegno a far riemergere dalla guerra l’Italia sognava per i suoi figli ed i suoi nipoti!!

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3 thoughts on “La dignità dei lavoratori non si contratta

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