Nevi e criticità perenni

In questi giorni di criticità dovuta ad una penuria sconcertante di mezzi e alla incapacità di alcuni amministratori locali vorremo concertrarci sugli effetti “benefici” che hanno avuto le liberalizzazioni nel trasformare le vecchie Ferrovie dello Stato in Trenitalia.

Partiamo con la riflessione utilizzando una lettera molto bella che un compagno ferroviere ha voluto condividere con i compagni di indymedia e che riportiamo per intero.

PERENNE CRITICITA’!
D’inverno c’è la neve, d’estate c’è l’incendio, d’autunno l’alluvione….
…..dov’è finito il diritto alla mobilità?

Un ricordo personale. Nel 1980, novello assunto nel personale viaggiante di Roma Termini, spesso mi recavo in servizio da Roma a Pescara, transitando, tra l’altro, sulla tratta limitrofa a Sulmona, a ben 1050 metri di altezza. E’ ovvio che d’inverno su questa ( bellissima! ) tratta c’era spesso la neve, e tanta. I treni sembravano dei bob a quattro tra due muri di neve alta fino al metro, MA CAMMINAVANO, camminavano! E sapete perchè, perchè il locomotore, davanti al suo “muso”, aveta una sorta di spaccaneve, il “rostro”, che gli permetteva di aprirsi un varco nel ghiaccio e nella neve. Oggi, nel 2012, di “rostri” nemmeno l’ombra, ed itrani rimangono per giorni a Carsoli, sulla stessa linea per Pescara, e ad un’altitudine minore.

Quando, sempre nei primi anni ’80, un locomotore chideva riserva e doveva essere trainato, l’operazione durava al massimo 2 ore, e quasi mai era necessario alcun trasbordo dei viaggiatori ( allora si chiamavano cosi’, prima di diventari clienti! ). Ciò era possibile perchè la locomotiva di riserva, cioè qualla che doveva effettuare il rimorchio del locomotore in panne, era dotata di un GANCIO adeguato alla bisogna, adatto al traino.
Oggi, quel gancio non può essere usato per i treni a materiale ETR 450460480500, perchè tecnicamente i respingenti dei treni ad A.V. non corrispondono all’altezza ed alla fattura complessiva del gancio di traino. Da qui, la obbligatoria necessità di approntare diverse opzioni di soccorso, con aggravio del tempo necessario e della condizione di cambio treno per i clienti.
Al posto del gancio, il trasbordo. Al posto di un paio d’ore, una ventina d’ore!

Quando il sistema di autoriscaldamento ( che negli anni ’80 era molto meno presente di oggi ) degli scambi andava in tilt, c’era l’omino ferroviere che li riscaldava a mano, personalmente, permettendo la ripresa della marcia del treno, altrimenti impossibile. Oggi, di omini ferrovieri sulle linee ce ne sono sempre di meno, e sempre di piu’ sono i “disguidi” tecnici altrimenti risolvibili in breve tempo.

Però, però, volete mettere….
nel terzo millennio abbiamo meno rostri, ganci e ferrovieri,ma abbiamo i freccia-club, i freccia-desk, i treni a.v. exucutive di sola prima classe, carrozze con sala riunione, carrozze del silenzio…etc, etc. Per il resto della “gentile clientela”, cui viene costantemente negato il costituzionale diritto alla mobilità, c’e’ sempre pronto uno speaker poliglotta a scusarsi per l’ennesimo ” disguido”.

Anche il segretario di Rifondazione Comunista Paolo Ferrero si chiede come sia possibile continuare a pensare di privatizzare il principale sistema di trasporti nazionale e noi con lui.
E’ nelle emergenze che si vede l’importanza di un servizio totalmente statalizzato ma non solo, non possiamo permettere che il profitto di impresa determini la necessità o meno di alcune linee che ad oggi risultano sicuramente poco proficue ma fondamentali ogni giorno per lo spostamento di milioni di italiani.
Non si può considerare sempre e solo l’opportunità economica di un servizio, un Governo anzi non la dovrebbe quasi mai prendere in considerazione, soprattutto quando questa opportunità gioca con le nostre vite e contro i nostri interessi.

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