La Storia contro il revisionismo

Grottaferrata, sabato 4 febbraio: Incontro con Sandi Volk(*)

ore 17.00 – teatro “Sacro Cuore” – via Garibaldi 19
PER NON DIMENTICARE LE VITTIME DEL RAZZISMO, DEL NAZIONALISMO,

DEL COLONIALISMO FASCISTA

DALL’OCCUPAZIONE NAZIFASCISTA DEI BALCANI AL REVISIONISMO STORICO NEL TERZO MILLENNIO”

Mostra fotografica “Testa per dente” e videoproiezioni

foibe grottaferrataNel 1924, dopo la fine della prima guerra mondiale, i trattati di pace inclusero all’interno del confine italiano circa 500.000 tra sloveni e croati.

Il governo fascista cominciò una politica di italianizzazione forzata che raggiunse il suo culmine nel 1942, quando fu nominato comandante della seconda armata italiana e massima autorità militare jugoslava Mario Roatta. Era al comando delle operazioni di guerra contro la popolazione slava, che da anni subiva le imposizioni razziste e la brutale repressione da parte del regime fascista. Roatta si è reso inoltre responsabile della costruzione di campi di internamento per migliaia di jugoslavi e della stesura di leggi che permettevano di giustiziare ostaggi, deportare famiglie e incendiare case. Dall’aprile del 1941 al settembre del 1943 interi villaggi furono distrutti in Croazia e Slovenia come rappresaglia alle azioni partigiane e con l’intento di spingere la popolazione locale ad abbandonare i posti in cui viveva.

Nel solo territorio della provincia di Lubiana 9.000 persone furono eliminate e 800 paesi distrutti.

Il piano di pulizia etnica ad opera dei fascisti e dei nazisti, con la complicità degli ustascia croati e di altri collaborazionisti, venne portato avanti con ogni mezzo: rastrellamenti, fucilazioni e divieti di ogni tipo.

Vennero costruiti molti campi di concentramento per civili slavi e oppositori politici, sia nei territori allora conquistati che nel resto della penisola italiana: il più esteso si trovava sull’isola di Rab (Croazia) e conteneva circa 15.000 slavi. Almeno 6.000, tra cui 2.000 bambini, finirono rinchiusi a Gonars e altri 3.000 a Visco (entrambi in provincia di Udine), senza contare la vicina “Risiera di San Sabba” dove agli slavi si sommarono gli oppositori politici italiani (25.000 internati complessivamente, di cui 3.000-5.000 uccisi nei forni crematori, per fucilazione o con colpi di mazza alla nuca).

L’elenco è lungo e comprende numerosi campi dove migliaia di slavi venivano condotti tra cui: Trieste, Padova, Treviso, Alghero, Manfredonia, Isernia, Lanciano, Ariano Irpino, Fabriano, Ancona, Arezzo.

In un clima così teso e oppressivo fu forte la collaborazione tra perseguitati politici italiani e partigiani slavi.

A testimonianza vi è l’episodio del 1943 della fuga dal campo di Renicci (in provincia di Arezzo, 4.000 civili jugoslavi) e la successiva confluenza dei prigionieri nelle brigate partigiane più vicine.

Viviamo in un periodo in cui il revisionismo storico è diventato una potente arma nelle mani di chi ci governa. Con lo scopo di creare false coscienze a tutto vantaggio della “costruzione del consenso” alle attuali guerre “umanitarie” e alle occupazioni coloniali a cui partecipa attivamente l’Italia.

Attraverso la falsificazione e l’omissione delle vergognose vicende storiche legate al ventennio fascista, la quasi totalità delle compagini politiche ha portato avanti negli ultimi anni il tentativo di equiparazione tra chi oppresso impugnò le armi per conquistare la Libertà e chi invece scelse di servire Hitler e Mussolini.
E’ necessario ricordare questi giorni non come le violenze di un popolo sull’altro, perché così non fu, ma come legittima resistenza di slavi e italiani uniti contro la pesante oppressione degli eserciti nazifascisti.

La storia va sempre raccontata tutta, dall’inizio alla fine, perché essa è utile solo se serve a comprendere meglio il presente e, nel caso in questione, a non uccidere due volte tutte quelle persone che subirono le violenze di una guerra coloniale che all’epoca dei fatti fu culturalmente motivata su basi razziste ampiamente documentate.

ASSEMBLEA ANTIFASCISTA CASTELLI ROMANI castelli.antifa@inventati.org

*Sandi Volk è uno storico, si è laureato in Storia Contemporanea all’Università di Trieste e ha conseguito il master e il Dottorato in Storia Contemporanea presso il Dipartimento di Storia della Facoltà di Filosofia dell’Università di Lubiana.
Si occupa di storia contemporanea della Venezia Giulia, in particolare di Trieste e della storia degli sloveni della regione.
Pubblica saggi in Italia e in Slovenia e collabora con Istituti e Centri di ricerca. E’ membro della commissione consultiva del Comune di Trieste per il Civico Museo della Risiera di San Sabba-Monumento nazionale.

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