A loro i soldi a noi tasse, precariato e recessione

In questi giorni si sta chiudendo il cerchio intorno ai piani liberal-capitalistici delle forze finanziarie che stanno causando la crisi e governando nel mondo.

La BCE, che per accordi internazionali, che anche la classe politica liberista e quella riformista in Italia (leggasi PdL e PD) ha avallato, non può prestare soldi agli Stati per aiutarli ha erogato invece una serie di prestiti avvantaggiati alle banche (a tassi intorno all’ 1%) per un importo di circa 500 miliardi.

Come preannunciato dal Segretario Paolo Ferrero lunedì a Porta a Porta da Vespa le banche potranno scegliere due diverse strade per utilizzare il denaro gentilmente regalato dalla BCE: 

  1. Investire nell’economia reale, nel lavoro e nella produzione riaprendo i famosi “rubinetti” del credito per consentire ai lavoratori di esprimere il loro potenziale e produrre di nuovo ricchezza reale e tangibile: prodotti e servizi che possano essere ad usufrutto di tutti.
  2. Speculare di nuovo nella finanza andando a comprare in massa i titoli di Stato dei paesi in crisi (fra cui l’Italia) che ad oggi danno tassi d’interesse interessanti (circa il 6%) incrementando così la possibilità di insolvibilità del Paese che ricadrà immancabilmente l’anno dopo sulle spalle di chi verrà chiamato di nuovo ai sacrifici: la classe lavoratrice

Vedremo quale sarà la decisione delle banche anche se noi compagne e compagni una mezza idea già ce la siamo fatta: chi è avvezzo a misurare il mondo solo con gli strumenti del capitalismo e del liberismo, recitando in continuazione il mantra del profitto, non si preoccuperà dei danni delle sue azioni, della miseria che potrà creare ma solo della ricchezza che garantirà alle tasche di sè e dei suoi compari!!

Considerando che molti economisti sono convinti che se nell’aprile di quest’anno l’Europa avesse “prestato” 100 miliardi alla Grecia tutta questa crisi sarebbe potuta essere evitabile e che non è con il rigore imposto dalla Germania e dalla Merkel che si salverà la moneta unica ma con una politica di investimenti sulla crescita e sul lavoro ci chiediamo compagni e compagne:

  • Perché invece di regalare i soldi alle banche la politica non interviene e fa in modo di porre la BCE sotto l’egida di un Governo Europeo  (come tutte le banche centrali del mondo) che autorizzi i prestiti DIRETTI ai singoli Stati?
  • Perché si continua questa strada dell’austerity e del rigore che porteranno verso il baratro della recessione più nera e della depressione economica e non si studiano politiche economiche di intervento statale sulla crescita?

In tutto questo porcaio giustamente il nostro Governo non fa altro che avallare e godere di tali scelte visto che potrà continuare ad emettere titoli di Stato che le banche compreranno liete e festose, consci di rimandare il problema di qua ad un anno o due ed intanto prosegue la sua lotta in favore del liberismo!!

A favore del lavoroAbbiamo assistito in questi giorni all’ennesimo attacco diretto verso i diritti dei lavoratori da parte della non più commossa ministra Fornero che ha parlato di cancellazione dell’articolo 18 e abbandono dei tabù da anni settanta: minaccia subito appoggiata dalla bieca Confindustria e dalle forze politiche amiche solo di affaristi ed evasori dell’ICI (leggasi PdL e UDC). Fortunatamente l’unione dei sindacati, il pronto appoggio di forze social-comuniste come la Federazione della Sinistra ed il destarsi di alcune parti del Partito Democratico e di altri partiti in Parlamento hanno costretto il ministro, che visto il suo accanimento sui lavoratori ci chiediamo se non sia parente di Sacconi, ad un rapido e indignitoso dietro front sul tema.

Ministro Fornero in un Paese come il nostro dove gli stipendi sono fermi da 10 anni e in cui la retribuzione media di un lavoratore, di una persona che contribuisce attivamente alla produzione dell’Italia, alla sua ricchezza e alla sua tenuta (visto che è l’unica categoria che paga le tasse) è inferiore di 2000€ rispetto alla Francia, di 5000 rispetto alla Germania e di 1500 rispetto anche alla Spagna, come si può chiedere di rinunciare ad un diritto fondamentale che, ad oggi, è l’unica ancora di salvezza per molti lavoratori? Come può la cancellazione dell’articolo 18 portare ad un incremento dell’efficienza e a dei nuovi posti di lavoro? Il lavoro si crea investendo nella produzione, facilitando forme di produttività innovative non cancellando diritti

Giovani e precari, il futuro che le menzogne del liberismo vi dipinge non dovrà mai realizzarsi, non sono i diritti (parliamo di diritti e non di privilegi) della classe lavoratrice a impedirvi l’ingresso tutelato nel mondo del lavoro, non è la lotta fra “poveri” che consentirà alle nuove generazioni un futuro migliore.

Solo una ripresa della lotta di classe condurrà ad un futuro fatto di diritti, di lavoro e di stabilità: precari, pensionati e lavoratori appartengono tutti alla stessa classe ed uniti dobbiamo abbattere chi ci sottomette e ci riduce in miseria: i maiali del capitalismo, i pidocchi di una politica vicina solo agli interessi di caste e affaristi, l’arrivismo e l’ingordigia della finanza, lo strapotere del denaro sulla giustizia sociale.

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One thought on “A loro i soldi a noi tasse, precariato e recessione

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