L’economia che vogliamo

Noi comunisti non vogliamo essere tacciati di teorismo, non siamo filosofi sofisti che deliberano teorie complesse e aporie illusorie. Il sistema economico del Paese e di tutto il mondo è in stallo e questo a causa del capitalismo e della sua crisi prima della morte.

La manovra iniqua di Monti è la prova tangibile che gli economisti educati e cresciuti a pane e speculazione non sono in grado di dare una risposta che possa migliorare le condizioni delle classi sociali disagiate; il comunismo ha invece la risposta alla crisi, la Federazione della Sinistra (Rifondazione Comunista e Comunisti Italiani) ha un programma che diffonderà nei prossimi mesi ai cittadini per fargli aprire gli occhi, per farvi rendere conto che non è tutto obbligatoriamente deciso, non è tutto prefissato, che la classe dei lavoratori, quella dei pensionati, quella dei precari e dei disoccupati unite possono cambiare la bieca società capitalista e neo-liberista

Le 10 proposte, concrete e praticabili da subito, avanzate dalla Federazione della Sinistra per uscire dalla crisi del capitalismo:

1 La patrimoniale

Occorre una tassa sui patrimoni al di sopra del milione di euro; paghi chi non ha mai pagato. In Italia l’1% degli ultraricchi possiede una quota di ricchezza pari a quella del 60% della popolazione meno abbiente. Ci vuole subito una patrimoniale consistente (non ci basta una piccola mancia!) sulle grandi ricchezze.

2. Paghino gli evasori

Lotta vera all’evasione fiscale (oltre 100 miliardi di evasione l’anno!), che è stata invece favorita finora dal Governo (con i condoni, la depenalizzazione del falso in bilancio, etc.). Occorre anche con una tassa sui capitali dei grandi evasori che hanno usato lo “scudo fiscale” di Berlusconi-Tremonti; costoro, i rei-confessi di esportazione illecita di capitali, hanno pagato una tassa ridicola del 5%; si tassino invece questi capitali almeno quanto sono tassati i redditi da lavoro.

 

3. Combattere la speculazione finanziaria

La Banca Centrale Europea – unico caso al mondo! – non acquista i titoli del debito pubblico direttamente dagli Stati membri; invece presta soldi (al tasso dell’1,5%) alle Banche private che a loro volta li usano per speculare contro gli Stati lucrando sul differenziale degli interessi. Si decida che la stessa BCE acquisti al tasso di interesse ufficiale dell’1,5% i titoli degli Stati sottoposti ad attacchi speculativi. Inoltre si proibiscano  le “vendite  allo  scoperto” fonte di speculazione finanziaria. La Germania lo ha fatto, perché  l’Italia  non  lo  fa?

4. Tassare le rendite finanziarie

Le rendite finanziarie (che pagavano solo il 12%!) devono essere tassate di più, perché consentono di arricchirsi senza muovere un dito e senza creare un solo posto di lavoro. I movimenti speculativi del capitale finanziario debbono esere tassati (la cosiddetta “Tobin tax” dello 0,05 sulle transazioni finanziarie); quest’ultimo provvedimento permetterebbe da solo di recuperare 40 miliardi di euro all’anno, da usare per redistribuire reddito ai lavoratori e ai pensionati e istituire il reddito sociale per i disoccupati, rilanciando la domanda interna.

5. Basta con le privatizzazioni

Basta con le privatizzazioni che vogliono ancora regalare pezzi di patrimonio pubblico ai privati. Occorre difendere, e anzi estendere, i “beni comuni” (a cominciare dall’acqua, come ha deciso il referendum popolare); l’AMA e l’ACEA devono essere pubbliche, per garantire la gestione razionale dei rifiuti e la diffusione massiccia delle energie alternative. ATAC e COTRAL, che Alemanno e Polverini vogliono privatizzare colpendo sia i lavoratori che gli utenti, debbono invece essere difese e rilanciate, per riqualificare il trasporto pubblico, che significa risparmio per la collettività e miglioramento della qualità della vita dei cittadini.

6. Basta coi privilegi delle caste

Dimezzare subito gli stipendi dei parlamentari (non i parlamentari e la democrazia!) e abolire tutti i privilegi delle caste. Occorre mettere un tetto agli stipendi dei manager (ora Guargaglini di Finmeccanica prende 4.712.000 euro, Scaroni dell’ENI 4.272.000 euro, Conti dell’ENEL 2.620.000 euro; Passera, di Banca Intesa, ha fatto nel 2010 5.000 “esuberi” ma si mette in tasca 3.811.000 euro, etc.). Deve finire la vergogna delle “pensioni d’oro” dei grandi dirigenti pagate attualmente dall’INPS, cioè coi soldi dei lavoratori. I lavoratorihanno già pagato coi loro contributi la loro pensione, e l’aumento dell’età pensionabile, oltre a derubarli di un diritto acquisito, toglierebbe altri posti di lavoro ai giovani. Si usino invece i fondi recuperati dalla lotta ai privilegi per aumentare le pensioni minime

7. Basta con le spese per la guerra

Dimezzare le spese militari e smettere subito tutte le guerre (solo quella in Afghanistan ci costa – oltre a molte morti assurde – 5 miliardi l’anno); no all’acquisto dei cacciabombardieri F35 (che ci costano 13 miliardi). Con questi soldi si devono finanziare scuola, università, ricerca e innovazione, e riassumere o stabilizzare tutti i precari che il governo Berlusconi ha licenziato.

8. Basta con le “grandi opere” inutili e devastanti

Occorre farla finita con le grandi opere ambientalmente devastanti. Basterebbe rinunciare alla Tav Torino-Lione e al Ponte sullo Stretto per recuperare 30 miliardi di euro. Si investano questi soldi per creare nuovi  posti  di  lavoro nel risparmio  energetico,  nelle energie alternative, nelle fonti  rinnovabili, in un grande piano per la messa in sicurezza idro-geologica del territorio (quanti disastri come Genova si vogliono ancora?).

9. I padroni che scappano restituiscano il maltolto

Vanno contrastate le delocalizzazioni delle imprese, obbligando quelle che minacciano di spostare le produzioni all’estero (come la FIAT di Marchionne) restituire gli ingenti finanziamenti pubblici che hanno ricevuto negli anni. Non è permettendo ai padroni di ricattare e di licenziare che si esce dalla crisi!

10. Difendere dalle Banche usuraie la povera gente indebitata

L’Italia deve “ristrutturare” il debito, garantendo per intero i piccoli risparmiatori strozzati dalla Banche; ciò significa allungare unilateralmente i tempi di restituzione e ridurre le cifre da restituire alle Banche e alle grandi finanziarie usuraie, cioè agli speculatori. Anche se nessuno ne parla, l’Islanda lo ha fatto con ottimi risultati. Si può e si deve fare anche in Italia. In Italia si devono rinazionalizzare le banche privatizzate negli anni 90.

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8 thoughts on “L’economia che vogliamo

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  3. ma di comunista in queste proposte cosa c’e, sembra un bell’attacco al capitalismo, anzi ai capitalisti ma di comunismo niente, ma lo conoscete il comunismo come teoria economica?

    • Direi che conosciamo abbastanza bene i concetti economici del comunismo casarossa ed è appunto partendo dall’attacco ai modelli del capitalismo e proponendo delle soluzioni che si basano su “parole d’ordine” più vicine attualmente alle esigenze delle persone che si possono gettare le basi per un ritorno ad una coscienza di classe più radicata e di un processo di socialistizzazione (con conseguente passaggio al comunismo).

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