Dalla prima lettera di Berlusconi agli Europei

“Fratelli, nel momento critico che ci sta stringendo il cappio al collo veniamo in aiuto del nostro paese con delle manovre che aiuteranno la ripresa economica”

  1. Età pensionabile a 67 anni
  2. Svendita dei beni e dei servizi statali
  3. Licenziamenti facili

Ecco in pochi termini le “proposte” che il Presidente del Consiglio ha portato nella riunione della UE ieri sera, proposte fra l’altro non approvate da nessun Consiglio dei Ministri nè da alcun ramo del Parlamento, rendendole non riforme (come ci aveva chiesto l’Europa) ma semplici punti programmatici e non realizzabili. Alcune riflessioni in merito:Continua la politica miope e scellerata del Governo che non ritiene utile effettuare tagli sugli sprechi dello Stato (e principalmente sulla politica), nè crede che la lotta all’evasione possa portare dei benefici alle nostre casse (eppure ci sono 140 miliardi di evaso in Italia ogni anno!!); le lacrime e il sangue sono unidirezionali, sono rivolte alla classe lavoratrice e produttiva dell’Italia, all’estensione della classe dei precari che grazie ai licenziamenti facilitati andrà ad ingrossarsi e a ridurre sul lastrico le casse nazionali grazie alla volontà di ricorrere alla cassa integrazione come forme di “sovvenzione” alla disoccupazione.

Il Governo dovrebbe spiegare agli Italiani come ritiene che il licenziamento, il ritardare l’ingresso al lavoro dei giovani (30% il tasso di disoccupazione fra loro) grazie al tardo pensionamento dei loro padri e madri, possa rilanciare il Paese. Ancora una volta ribadiamo che la crisi e le fratture dell’Italia non si sanano con proclami e servilizzazione delle forze lavoratrici, è necessaria una politica che faccia leva sul lavoro ma lo renda sicuro, ben retribuito e stabile per tutti. Solo così, affiancando tale processo con una reale lotta agli sprechi, agli abusi e alle evasioni riusciremo a risollevarci.

Ma oltre alle critiche al Presidente del Consiglio vorremmo sottolineare altri due fattori importanti che dovrebbero aprirci gli occhi sul contesto socio-politico che affrontiamo in questo periodo:

Il primo aspetto riguarda la UE che si è detta soddisfatta degli intenti del Governo, facendo emergere pienamente la sua sudditanza alla BCE e alle sue politiche capitalistiche e garantiste degli speculatori:come per la Grecia si riprepare il teatrino in cui si applaude per i licenziamenti onde poi vedere l’impossibilità di una ripresa economica e sociale, sembrerebbe a tutti paradossale e immotivato ma noi compagnie e compagni non miriamo a rastrellare le briciole rimaste dalle ceneri della Grecia o quelle che si apprestano a rimanere dalle rovine dell’Italia.

Una seconda riflessione è, ormai immancabilmente, rivolta verso il Partito Democratico che non coglie occasione per far emergere le sue discrepanze e le sue contraddizioni; Renzi e Ichino hanno già dichiarato che la difesa del lavoro è una politica antica e inutile, che le riforme liberali sono necessarie e saranno fonte di progresso. Vi chiediamo compagnie e compagni ed elettori del centro-sinistra una riflessione profonda: come potete dare in mano a questi personaggi il futuro vostro e dei vostri figli? Vogliamo veramente adeguarci ad un ritorno al servilismo da metà Ottocento?

Noi di Rifondazione Comunista diciamo NO a tali espropri da parte del capitale, proponiamo un ritorno alla lotta delle classi lavoratrici e a una loro aggregazione per riportare in auge i diritti insidacabili del lavoro e con il lavoro superare la crisi.

Contro le politiche del capitale, contro le derive liberiste, contro la privatizzazione dello Stato, contro le finte social-democrazie.

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